Quest’anno per Natale chiedo il dono del tempo…

Gli auguri del Sindaco Gianluca Galimberti pubblicati sul quotidiano La Provincia di Cremona.

È Natale. È periodo di regali e allora ne approfitto. Quest’anno vorrei chiedere un dono per me, per noi tutti, per le nostre famiglie, per la nostra Cremona. Chiedo il dono del tempo.

Chiedo un tempo dilatato. Ho visto figlie e figli tenere tra le dita quelle dei loro genitori anziani nelle case di cura della nostra città. Madri portare in braccio i loro bambini e padri tenerli per mano accompagnandoli a scuola. La nostra città si fonda su infiniti istanti di tempo in cui ci si prende cura degli altri, semplici e normali, silenziosi e intensi. Ho bisogno di dilatare dentro di me questo tempo fatto di istanti, perché voglio rendermi conto della loro bellezza e raccontarla, cercando di viverli intensamente senza perderne alcuno. Sono preziosissimi e unici.

Chiedo un tempo di silenzio. Penso che tutti abbiamo bisogno di un po’ più di silenzio. La voce alzata, le parole non pesate, gli strepiti di zuffe, le polemiche di scontri soffocano il tempo del silenzio. E impediscono così di ascoltare sé stessi e gli altri. Nel silenzio gli incontri fatti rivelano la loro forza, ciò che conta davvero acquista il giusto peso, ciò che non vale nulla appare per quello che è. Per scegliere, scegliere bene, dare il giusto peso alle cose, nella vita, in politica, sul lavoro, a scuola e in famiglia, è importante imparare il silenzio.

Chiedo un tempo di pensiero. Quante sfide abbiamo davanti a noi. Anche come città. Bellissime, difficili, problematiche, cariche di opportunità. Tutte le sfide e tutte le azioni che realizziamo hanno bisogno di pensiero, elaborato e elaborato insieme. Possiamo avere opinioni differenti e differenti approcci. Ma è un dovere impegnarsi per elaborare un pensiero comune sulla città, sul nostro futuro, perché tutti ne abbiamo bisogno. Pensiero, non slogan, non luoghi comuni. Il pensiero richiede studio, passione, equilibrio e coraggio. Il coraggio di accettare che spesso non esistono soluzioni semplici e a volte neppure immediate. Il coraggio di capire che per risolvere i problemi occorre agire oggi avendo una prospettiva nei prossimi anni. Il coraggio di sapere che non ha ragione chi fa la polemica più forte (in moltissimi siamo anche stufi che quasi tutto si trasformi in polemica), ma ha ragione chi, riflettendo, cerca la soluzione non per sé, ma per gli altri e per il domani.

Chiedo un tempo di attesa. Una persona anziana mi ha parlato di un problema da risolvere. Poi ha aggiunto: ma vedo che altre cose funzionano e comunque so che non è facile, a volte bisogna avere la giusta pazienza. Beh, vorrei chiederle se fosse disponibile a dare lezioni a me e a molti. L’impazienza legittima si trasforma spesso in pretesa urlata. La critica corretta diventa spesso emotiva maleducazione. La richiesta comprensibile si trasforma in un’esagerata litania di negatività irrealistica e irragionevole. L’affermazione di un diritto tracima nell’emotiva imposizione del proprio interesse sopra tutti gli altri. Confesso che ancora non riesco ad abituarmi a questi atteggiamenti. Occorre recuperare il tempo di attesa non come rinuncia alla conquista di risultati, ma come realistica e intelligente costruzione dei giusti percorsi, con sensibilità al bene comune, attenzione alle sorti di tutti e sguardo aperto al futuro.

Chiedo un tempo dello stare. Mi sono commosso nel contemplare mogli tenere la mano del marito sofferente in un letto. E stare, inutilmente stare accanto con la gratuità di chi ama. Lo stare della madre accanto al bambino nella culla. Lo stare dei genitori e dei nonni accanto ai figli e ai nipoti che crescono. E essere grati per tutti quelli che stanno accanto agli altri con gratuità infinita. Ma anche lo stare nelle situazioni, in tutte quelle che ci sono date da vivere, assumendo la fatica e cercando le opportunità, capendo le difficoltà e affrontando le responsabilità.

Questo tempo costruisce la città. La politica nuova è fatta di tempo nuovo ed è fatta da tutti quelli che decidono di vivere un tempo così.

Che tempo è quello che stiamo vivendo? Il tempo che noi sceglieremo di vivere. Per me e per molti è tempo di speranza. Poiché noi siamo responsabili del tempo che stiamo vivendo, di quel tempo donato che ci è dato da vivere con desiderio di bene.

A tutti voi, alle vostre famiglie, auguro un sereno Natale, fatto di tempo.

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