Quando al “tavolone” di una trattoria si fa la storia di una squadra e di una città

Giorgio Barbieri parla con Arnaldo, titolare con la moglie Marta e la figlia Laura della trattoria Alba che ha deciso di chiudere "per ragioni anagrafiche" dopo 48 anni di attività.

Chiude un pezzo di storia di Cremona. Dopo quasi 48 anni (era stata inaugurata il primo ottobre 1972 dai fratelli Ernesto e Arnaldo Nolli) ha calato la saracinesca per sempre la trattoria Alba, simbolo di buona cucina nostrana e seconda sede della Cremonese calcio. “Non abbiamo deciso di chiudere per il virus che ha fermato molte attività – spiega Arnaldo, titolare della trattoria con la moglie Marta Bindi e la figlia Laura – ma per questioni anagrafiche. Ormai per noi era arrivato il tempo di abbandonare pentole e fornelli, siamo già oltre il limite naturale della pensione. La scelta era quella di arrivare al 31 dicembre di quest’anno, diciamo che la pandemia ha solo accelerato i tempi. Sarebbe stato infatti inutile riaprire per due o tre mesi dovendoci adeguare alle norme previste per la tutela della salute dei clienti”.

Per chi mastica un po’ di storia grigiorossa l’Alba ha rappresentato la tavola di casa della Cremonese. Qui sono passate intere generazioni di giocatori, dirigenti, allenatori, arbitri e giornalisti. Qui si sono firmati contratti, venduti e acquistati giocatori, decise le strategie societarie. Su quel tavolone rotondo davanti al bancone il presidente Domenico Luzzara ha chiuso l’accordo per la cessione di Vialli alla Sampdoria per la cifra di due miliardi. Dall’altra parte del tavolo Paolo Mantovani, presidente della società blucerchiata, che poi ha portato la squadra a giocare allo Zini le partite di Champions. Ma a quel tavolo, riservato a Luzzara, Miglioli e Favalli, si sono seduti un po’ tutti i dirigenti del calcio italiano. Davanti ad un buon piatto di maccheroni alla Norma, ad un secondo di lumache fumanti o ad una bella bistecca alla griglia si è scritta la storia della Cremonese della leggenda, quella che dalla Quarta Serie è arrivata in serie A.

“Noi ricordiamo tutti quelli che sono venuti da noi – ci dice Arnaldo mostrandoci le foto appese alle pareti – Il primo è stato Titta Rota, allenatore della Cremonese, ospite fisso con moglie e figli. Per arrivare a Gigi Simoni, che è stato qui l’anno scorso insieme all’arbitro Longhi e al presidente degli allenatori italiani Ulivieri. I giocatori? Tutti quelli che hanno vestito la maglia grigiorossa, c’è chi mangiava da noi sia a pranzo che a cena. Vialli mi ha regalato tutte le maglie delle squadre in cui ha giocato – e ce le fa vedere in bella mostra sopra il bancone – lo abbiamo visto crescere. E sebbene abitasse a Cremona spesso era da noi a mangiare. E a ottobre scorso la grande rimpatriata dei giocatori delle squadre di Mazzia a cui Gianluca nonostante il periodo che stava attraversando ha voluto partecipare. E poi Ugo Tognazzi, che veniva in cucina e si improvvisava cuoco prima di entrare in sala e raccontare qualche barzelletta. Tanti ricordi, mi piange il cuore. Ma il tempo passa e la scelta, seppur dolorosa, andava fatta. Adesso il locale è in vendita. Speriamo che ci sia qualcuno che si senta di portare avanti il nostro lavoro”.

Una volta appresa la notizia hanno voluto in qualche modo ricordare l’Alba i dirigenti Beppe Carletti, Vittorio Berago, Giacomo Randazzo e i giocatori Loris Boni, Bruno Minini, Mario Montorfano, Pierangelo Avanzi, Marco Giandebiaggi, Ettore Ferraroni, Marco Nicoletti, Claudio Bencina, Roberto Galletti e molti altri.

La rimpatriata grigiorossa con Vialli ad ottobre

 

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