Candela alla libreria aperta di notte, inseguendo una “vittoria intellettuale”

Gilberto Bazoli si è "intrufolato" alla Libreria Ponchielli di piazza sant'Antonio Maria Zaccaria che per le feste ha aperto fino alle 22 e oltre per "viandanti e cercatori serali di storie e pensieri".

Che ci fa, cos’è, qual è il significato di quella candela che arde sul tavolino con due sedie davanti alle vetrine? I passanti impegnati nei preparativi per l’attesa del nuovo anno lanciavano un veloce sguardo e se lo chiedevano incuriositi. Mistero natalizio svelato: era il cero che, in occasione delle feste, la storica libreria Ponchielli di piazza sant’Antonio Maria Zaccaria ha acceso alle 20, quando le serrande dei negozi vengono abbassate, il centro si svuota e la notte cremonese avanza. “Il nostro è un piccolo gesto d’amore, una piccola luce nella città”, spiegano i gestori, Franca Dall’Acqua e il figlio, Olmo Nicoletti.
La libreria venne inaugurata 53 anni fa da Amilcare Ponchielli (omonimo del grande compositore). “La candela è anche un modo per celebrare l’anniversario – spiega Franca -. Il signor Amilcare era un ambulante. La prima Santa Lucia dopo la Seconda guerra mondiale, insieme con la moglie Giuseppina, andò in giro per le campagne a portare i libri ai bambini che vivevano nelle cascine intorno a Pizzighettone. Poi Giuseppina si ammalò ai polmoni e il marito fu costretto a cambiare lavoro. E’ così che mise in piedi la libreria”. “Una coppia raffinata, sempre disponibile e gentile – ricorda un’allora giovane cliente -. Amilcare, alto e magro, stava spesso in ufficio, che era sul retro del negozio; Giuseppina, minuta, si muoveva tra gli scaffali. Da loro ho acquistato a rate un’enciclopedia che non ho mai smesso di consultare”. 
A metà degli anni Sessanta è subentrata Franca, conosciuta da tutti per la sua passione e la sua competenza, che ha poi allargato la libreria, ed è ora affiancata da Olmo. E’ stato lui ad avere l’idea della candela. Ne parlano entrambi con un certo pudore, quasi sorpresi per le domande, come se quel lume che indica il cammino verso il loro porto lontano dai rumori fastidiosi delle banalità di moda fosse la cosa più naturale del mondo.
“La proposta nasce come momento di apertura da parte di una realtà differente. Una realtà culturale che ha offerto l’opportunità di uno spazio serale a chi voleva cercare in mezzo ai libri”, dice Olmo. “Se la notte era troppo gelida e oscura, qui le persone – sottolinea Franca – sapevano di poter trovare ospitalità”. E cosi’ per molti è stato, sino alle 22 e oltre.
Una fiammella che rischiara un angolo del deserto intorno, un avviso per i naviganti che riporta inevitabilmente ad altre luci, quelle dei negozi in crisi, che invece si spengono. “Una piccola libreria – dice ancora Nicoletti – può essere anche vista come uno spazio che si scontra con le realtà abnormi del commercio e degli ipermercati inseguendo la sua vittoria, una vittoria più che altro intellettuale”. I due librai hanno scritto: “Quando la piazza si rabbuia, accendiamo una candela e attenderemo che si spenga, rimanendo ad accogliere, con la nostra stufa e la calma della notte flaneur, viandanti e cercatori serali di storie e pensieri”. Con un nota bene: “Per i più fiscali riportiamo che la scatola delle candele garantisce un minimo di due ore di fuoco, ma noi speriamo che duri più a lungo ogni sera. Molto dipende però dal vento e dal freddo. E da quanto la notte è buia”.
Trascorso il Capodanno, la candela non illumina più ma i “viandanti” conoscono ugualmente la strada.

La candela accesa davanti alla libreria Ponchielli.
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