Battezzato Davide Persico come il sindaco che ha aiutato i genitori arrivati dal Camerun

"Sentire il proprio nome e cognome attribuiti a un bambino è stata un'emozione indescrivibile, una grande soddisfazione personale e il massimo come amministratore".

E’ stato battezzato il giorno prima dell’Epifania: si chiama Davide Persico, come il sindaco che gli ha fatto da padrino. Non solo lo stesso nome, ma anche il suo cognome. Così i genitori immigrati di un bambino nato in Italia e che ora ha 9 mesi hanno voluto ringraziare chi li ha aiutati. E’ un esempio di integrazione possibile quello andato in scena tra le province di Cremona e Varese, san Daniele e Busto Arsizio.
In riva al Po Martel Talefo Pepabou è arrivato, con la moglie Irene e la primogenita, nel 2016. Provenivano dal Camerun e hanno attraversato il Mediterraneo su un barcone, dopo essere passati dalla Libia. “Quando e’ stato qui, ospite con la famiglia di una cooperativa, Martel ha dovuto affrontare le questioni legali per ottenere l’asilo politico – ricorda il sindaco di san Daniele -. Dava una mano ai cantonieri, seguiva alcuni corsi, era a diretto contatto con la gente del posto. Sua figlia ha frequentato le nostre scuole. Tutti lo rispettavano: è un persona intraprendente, motivata, seria. Si vedeva che il paese gli stava stretto”. E così l’immigrato ha chiesto a Persico di dargli una mano a compilare il curriculum da inviare alle aziende. La domanda è stata accolta: Martel, da un paio d’anni, si è trasferito a Busto Arsizio, dove lavora stabilmente, anche facendo i turni di notte, presso una grande ditta che distribuisce pane precotto.
“Per un anno non ci siamo più sentiti. Poi, un giorno del 2019, mi ha chiamato dicendo che aveva una sorpresa per me – riprende Persico -. Ho pensato: sua moglie sarà incinta”. Non era così, e le sorprese erano due. “Mi ha mandato le immagini del figlio, nato la festa di San Valentino, nella culla in ospedale e del bracciale di riconoscimento con il mio nome e cognome. Martel mi ha spiegato che, con quel gesto, intendeva esprimere affetto e riconoscenza a me e a tutto il Comune per l’aiuto che gli abbiamo dato. Gli ho risposto che quello che ho fatto per lui l’ho fatto anche per per gli altri e che, comunque, il mio contributo è stato piccolo: una semplice lettera di presentazione. Il resto è opera sua. La solidarietà umana agli immigrati viene prima di tutto: sono persone che hanno bisogno”.
Domenica scorsa il sindaco di san Daniele si è recato a Busto Arsizio, per il battesimo del bimbo, a cui ha fatto da padrino. “Papà, mamma e i due figli vivono in una comunità religiosa autonoma dal punto di vista gestionale e formata da altri extracomunitari che abitano in case con un bel parco. E’ stata una cerimonia toccante, c’era anche il vicario del vescovo. Sentire il proprio nome e cognome attribuiti a un bambino è stata un’emozione indescrivibile, un regalo meraviglioso, una grande soddisfazione personale e il massimo come amministratore. A questa famiglia tengo molto e la seguirò. Purtroppo il Camerun è martoriato dalla guerra civile tra anglofoni e francofoni, un conflitto inspiegabile visto da fuori e che credo possa essere compreso solo dall’interno. Il villaggio della madre del mio amico è stato distrutto, raso al suolo. Lei, per fortuna, si è salvata e lui ha intenzione di tornare temporaneamente in patria per accertarsi delle sue condizioni di salute e trasferirla in un luogo sicuro”.
Al battesimo ci sono stati preghiere, musica, canti. E la fotografia in chiesa: Davide Persico junior con i genitori e in braccio a Davide Persico senior.

La foto del battesimo: Martel Talefo, la moglie Irene, Davide Persico e Davide Persico junior.
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