Volpi, presidente Allenatori e titolare del negozio Olimpiadi 2000: “C’è delusione, ma anche tanta determinazione”

Giorgio Barbieri è andato a trovarlo nel suo negozio, rigorosamente con le serrande chiuse. "Rispetto le regole ma la mia vita è qui dentro. Sono in negozio per mettere a posto gli scaffali, sistemare le fotografie, prepararmi per quando potrò riaprire".

Dal 1988 Giancarlo Volpi è presidente della Associazione Allenatori cremonesi e nel 1988 ha anche aperto il suo negozio di trofei e articoli sportivi ‘Olimpiadi 2000’, prima in via Tonani e da 19 anni in via Maffi al Cascinetto.
Lo troviamo nel suo negozio, rigorosamente con le serrande chiuse. “Rispetto le regole ma la mia vita è qui dentro. Sono in negozio per mettere a posto gli scaffali, sistemare le fotografie, prepararmi per quando potrò riaprire”.
Volpi non nasconde di essere in difficoltà per questa nuova chiusura, ma sa che queste misure restrittive sono necessarie per preservare la salute della gente. “Per la verità sono doppiamente penalizzato. Adesso perché sono chiuso e più avanti perché so già che quando riaprirò venderò poco o nulla. Perché, essendo stati fermi i campionati di calcio e le attività sportive, nessuno avrà trofei da farmi fare. Ma io parto dal presupposto che la ruota gira sempre, se oggi ho preso 5 fra un anno prenderò 50. Ecco perché non mollo di un centimetro, non penso a chiudere. La passione di una vita è tutta qui dentro. E mi dispiace che in molti esercenti prevalga in questi giorni una sorta di cieco egoismo”.
I suoi allenatori cosa dicono di questo stop allo sport dei dilettanti? “C’è scoramento, sfiducia, delusione. Agli allenatori di calcio manca il pane quotidiano che è il lavoro sul campo con i loro ragazzi. E’ un mondo che crolla improvvisamente sotto i piedi. Ma devo anche dire, visto che li sento spesso, che c’è anche tanta determinazione e voglia di superare questa situazione. Capiscono che è un sacrificio necessario”.
Per i ragazzini che giocano a calcio invece? “Ai più giovani manca un po’ la visione complessiva della realtà, per loro trovarsi ogni pomeriggio su un campo di calcio è tutto. So che si lamentano, ma so anche che i loro genitori, gli allenatori e i dirigenti delle società stanno facendo un grosso sforzo per farli rimanere tranquilli. E poi molti di loro, anche se non direttamente, conoscono il problema. Molti amici hanno avuto parenti che hanno pagato dazio alla malattia”.
Il premio nazionale ‘Il Torrazzo’ che lei ha organizzato per tanti anni tornerà a riempire Piazza del Comune come quando venne premiato Leonardo? “Siamo stati gli unici in Italia ad organizzare una manifestazione del genere, ci stiamo pensando. Ho ancora negli occhi le 1.500 persone presenti quella sera, rimane una delle cose che non dimenticherò mai. Spero che si possa ripetere. Anche perché tutto è sempre stato fatto per beneficenza, per aiutare i più deboli”.

Con Luciano Spalletti
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