“Vedere il peggio per apprezzare il poco”. La testimonianza di Minuti, storico gestore del Bar Dragone in grigiorosso

"Oggi quando sento che c'è chi nega l'esistenza del virus vado fuori di matto. Vorrei che capissero cosa si prova a lottare contro questo terribile nemico". Giorgio Barbieri ha raccolto le parole di Pierangelo Minuti, malato e guarito dal covid.

“Vedere il peggio per apprezzare il poco”. Con questa frase Pierangelo Minuti, 62 anni, storico gestore del Bar Dragone in viale Po dal 1978 al 2003, ha salutato il ritorno a casa dopo un mese di lotta contro il covid 19. “Ho cominciato a sentirmi poco bene il 9 marzo. Tosse, mal di gola, qualche linea di febbre. Pensavo ad un’influenza ma mia moglie Donata, che mi vedeva peggiorare giorno dopo giorno, il 19 ha chiamato la Guardia Medica che mi ha immediatamente mandato un’ambulanza a casa. Al Pronto Soccorso il medico mi visita e mi dice che devo essere ricoverato subito. Vengo portato al reparto infettivi dell’Ospedale Maggiore e messo in una stanza con un altro paziente. Comiciano le cure a base di prelievi, iniezioni e flebo, mascherina di ossigeno su naso e bocca. Peggioro e due giorni dopo vengo trasferito nel reparto di Chirugia adibito al covid. Qui incontro medici e infermieri bravissimi che fanno di tutto per farmi sentire a mio agio. Mascherina d’ossigeno, prelievi, il famoso emogas. Divento un esperto di saturazione, di litri erogati e delle valvole di diversi colori che mi venivano collegate, ai farmaci dai nomi impronunciabili. Il 29 marzo mi tolgono la mascherina dell’ossigeno e mi sembra di rinascere quando torno a respirare autonomamente. Il tampone però è positivo, mi aggiudico altri 15 giorni di quarantena. Qui conosco un ragazzo che ha rischiato di essere intubato, si chiama Manuel Lazzarini. Insieme ci facciamo coraggio. Lui poi viene trasferito nel reparto gestito dagli americani prima di tornare a casa. E qui ritrovo anche l’amico di scuola Beppe Franzosi, titolare della trattoria bar Sport di Costa sant’Abramo, e scherziamo su quella che lui definisce ‘la classe degli inteligentoon’. Il primo aprile vengo mandato in clinica, alle Figlie di San Camillo. Qui ricomincio a mangiare (prima non sentivo alcun sapore) e a fare qualche passeggiata attorno al letto insieme al mio compagno di stanza Pierantonio. Mercoledì 15 aprile mi fanno il tampone e il giorno dopo mi sono messo a piangere quando la dottoressa Chiara mi ha detto che era risultato negativo. Venerdì secondo tampone, ancora negativo. Torno a casa dalla mia Donata con un’auto dell’Auser, associazione che quando serve è sempre pronta a dare una mano. Oggi quando sento che c’è chi nega l’esistenza del virus vado fuori di matto. Vorrei che capissero cosa si prova a lottare contro questo terribile nemico”.
Pierangelo e la sua famiglia (papà Mario e mamma Milena) hanno sempre gestito locali in provincia di Cremona: dal 1961 al 1969 la trattoria con alloggio Giovane Italia a Robecco d’Oglio, dal 1969 al 1978 il mitico bar Boni’s di via Palestro e dal 1978 al 2003 il bar Dragone. Bar importante perché qui è nato il club grigiorosso ‘Dragone’, uno dei primi in città.
“Grazie a Mantovani, Chiodelli, Onofri, Frittoli e molti altri il bar diventò un punto di riferimento per i tifosi grigiorossi, fra i quali c’ero anch’io. Non solo si vendevano i biglietti per le partite allo stadio Zini ma si organizzavano pullman (strapieni) per seguire la squadra in trasferta. Quella è stata certamente la parentesi più bella della mia vita lavorativa”.

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