“Vaghe te che te seet l’unic boon de parlaa”. Dalla curva Nord della Cremo a giornalista di Mediaset

Il cremonese Gianni Balzarini, 57 anni, racconta a Giorgio Barbieri come è iniziata la sua avventura nel mondo dei media nazionali.

Dalla curva Nord della Cremonese ad apprezzato giornalista di Mediaset. Il cremonese Gianni Balzarini, 57 anni, ci racconta come è iniziata la sua avventura nel mondo dei media nazionali. Lui, figlio di Gianluigi, uno dei più famosi avvocati cremonesi, destinato a seguire le orme del padre, con la passione della Cremonese sin da ragazzo. “Ho cominciato a frequentare la curva sin da giovane – ci racconta – e sono stato fra i fondatori del gruppo ‘Red Grey’. Allora di gruppi organizzati c’era solo i Boys di Ranelli. Ricordo ancora quella sera quando dovevamo scegliere il nome del nostro gruppo appena nato. Io ho suggerito quello di Red Grey, rosso grigio in inglese. Abbiamo messo ai voti la mia proposta ed è passata. Una sera la televisione locale Video Onda Nord invitò uno di noi in trasmissione. E i ragazzi del gruppo mandarono me. “Vaghe te che te seet l’unic boon de parlaa’, mi dissero. Allora frequentavo Giurisprudenza all’Università di Milano, volevo diventare un avvocato come mio padre. A quella trasmissione del lunedì, condotta da Carlo Contardi, partecipavano sempre come ospiti Marino Bartoletti e Maurizio Mosca. Quella sera me la cavai e alla fine i due giornalisti sportivi mi fecero i complimenti. Contardi mi chiamò spesso in trasmissione e io a malincuore fui costretto ad abbandonare la curva per seguire le partite della Cremonese dalla tribuna. A fine anno Video Onda Nord si sciolse e mi arrivò la chiamata da Telecolor. Ho fatto un anno di presenza nella trasmissione sportiva del lunedì, poi sono passato a Radio Onda Verde di Michelangelo Gazzoni e a Video Idea. Nella stagione in cui l’allenatore grigiorosso era Tarcisio Burgnich fui di nuovo chiamato da Telecolor per analizzare le partite della Cremonese. Trasmissione che seguiva (ma non lo sapevo) il giornalista Paolo Ziliani, appena arrivato alla Fininvest, Italia Uno, dove era direttore Marino Bartoletti. Fu proprio lui a chiamarmi per sapere se
ero disponibile a lavorare per loro”.
A quel punto Università o televisione? “Fu una scelta sofferta, io ero ancora dell’idea di diventare avvocato. Mio padre mi disse chiaramente che se me la sentivo di fare il grande salto dovevo farlo. Se invece volevo restare a Cremona era meglio finire gli studi e lavorare in tivù per hobby. Decisi per il grande salto. Era il 1991. All’inizio mi fecero il contratto da collaboratore e mi mandarono sui campi della serie B. La mia prima partita fu proprio quella della Cremonese allo Zini, inviato della trasmissione ‘Pressing’. Dopo due anni di B il nuovo direttore Massimo De Luca mi fece esordire in A e mi fece seguire la Juventus, la squadra per cui ho sempre tifato. Ricordo che allora c’era concorrenza per fare le interviste ed io alla Juve partii avvantaggiato perchè Gianluca Vialli, con cui ero cresciuto a Cristo Re e che era stato mio compagno di classe alla media Virgilio, mi rilasciava sempre dichiarazioni esclusive. A proposito, mi sono laureato in Giurisprudenza con qualche anno di ritardo, non farò mai l’avvocato ma era una promessa che avevo fatto ai miei genitori”.
La stagione più esaltante? “Tutte, ma ricordo con piacere è stato il campionato di serie B della Juventus. In ogni città quando arrivava la squadra sembrava di essere ad un concerto di Michael Jackson. Migliaia di persone ad attendere il pullman della squadra, richieste di foto e autografi. Una follia. Su quei campi probabilmente la Juve non sarebbe più tornata a giocare”.
Le ultime partite che hai visto dal vivo? “Juventus- Sampdoria il giorno dello scudetto e Juventus-Lione il giorno dell’eliminazione dei bianconeri dalla Champions”.
Il calcio di oggi? “Non è più calcio, è un affare imprenditoriale con ramo calcistico. Molte società sono quotate in borsa, altre muovono capitali elevatissimi. E i diritti tivù hanno cambiato tutto. Prima potevi intervistare il primo giocatore che usciva dagli spogliatoi, oggi gli uffici stampa decidono loro quali giocatori devono parlare, gli stessi per tutte le emittenti ed i giornali. L’allenatore e il giocatore passano prima da Sky, poi da Dazn, poi dalla Rai e infine anche da noi. Il calcio a porte chiuse, senza la passione dei tifosi, si vive come in un mondo parallelo in cui sembra che tutto viaggi al rallentatore”.

Balzarini con Del Piero e Totti
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