Un sindaco che scrive, e anche bene

Gilberto Bazoli, nella prima puntata dell'Intruso per il laboratorio politico, si "intrufola" nelle pagine del libro scritto nel 2008 dal Sindaco Galimberti e recentemente stampato per beneficenza.

“L’hai saputo?”, chiede la vulcanica amica entrata in libreria. “Cosa?'”. “Galimberti ha pubblicato un volumetto. Abbiamo un sindaco che scrive, e anche bene. Ecco una copia”.
Sono le sessantun pagine di ‘Incontri’, 15 brevi testi autobiografici, il primo è del 2008, tutti concepiti (di mese in mese, la sera, la domenica pomeriggio e negli altri ritagli di tempo) quando Galimberti non si era ancora messo in politica.
“Mi è sempre piaciuto scrivere – dice -. Ricordo che alle medie ho raccontato la storia di un pezzo di legno dalla pianta a quando diventa mobile. Ho pure vinto un premio. Sempre da ragazzino ho ricostruito il viaggio nel corpo umano”.
Il libro ruota intorno a Chiara, la figlia minore di Galimberti affetta dalla sindrome di down, è lei la protagonista di alcuni capitoli mentre negli altri resta sullo sfondo, ma sempre ben visibile. I luoghi degli ‘Incontri’ sono una chiesa, la sala d’aspetto di una terapia intensiva ma anche una spiaggia a fine giornata. “Là dove sei obbligato a ripensare a te stesso, devi solo attendere – continua Galimberti – e vieni sbattuto davanti all’essenzialità della vita di cui, a volte, non ci si accorge nella nostra corsa quotidiana dimenticando che noi siamo fragilità, noi siamo debolezza”.
E’ in una stanza di ospedale che l’autore ha sentito parlare, da un frate francescano, della madre di Esmeralda: “Aveva cinque anni e da quattro lottava o conviveva con la leucemia. Sapemmo che Esmeralda, innocente, morì il giorno dopo; accanto era la madre, mite e per questo coraggiosa e forte”. E’, invece, in un day hospital pediatrico che Galimberti ha conosciuto una coppia di origine romena: “Portavano in braccio una piccola bimba, come si porta un fuscello leggero di un legno fragile e tenero, come si tiene, dentro un recipiente, acqua di sottile purezza che in ogni momento può tracimare e per questo richiede cura e tensione”. Ed è al mare che Galimberti è rimasto folgorato da Giacomo, il ragazzo disabile che sulla terra si muoveva a fatica su un triciclo ma nell’acqua “si staccava dal padre e poi tornava a lui con ritmo di misteriosa armonia. In quel continuo ritorno consegnavano la propria esistenza uno nelle braccia aperte dell’altro”.
Un capitolo è dedicato alla ‘Lettera ai futuri educatori di Chiara’, una lettera firmata anche dalla moglie di Galimberti, Anna (“La mia co-autrice perché molti di questi episodi li ho vissuti con lei”). “A volte – scrivono i genitori di Chiara – occorrerà aiutarla a imparare il silenzio, altre a ponderare le cose che dice, altre ancora ritroverete perle preziose tra le parole che userà”.
Le pagine finali, “le mie preferite”, che si intrecciano con tutte le altre, si intitolano ‘Una rosa normale e bellissima’, vale a dire di nuovo lei, Chiara. “Occorre – queste le ultime righe – ascoltare le rose, perché ogni rosa fa nuovo il mondo, generando speranza, raccontando la normale e durissima bellezza del vivere”.
“All’inizio – spiega Galimberti – abbiamo stampato poche copie del libro per familiari e amici, poi qualche decina in più per una raccolta fondi”. I proventi vanno a favore dell’associazione Futura.
Il Galimberti-scrittore è animato dal fuoco della fede, sprigiona la stessa passione contagiosa del Galimberti-sindaco. L’uno e l’altra prendono la forma della ricerca di una prosa mai banale e sciatta ma così alta e originale da essere capace di commuovere.
“Se sto pensando a un altro libro? Non ne ho il tempo, un po’, però, me ne sta tornando la voglia. In questo momento mi spetta di più fare interventi orali. Mi sto concentrando per riuscirci al meglio perché sono consapevole della grande responsabilità che c’è nelle parole che usiamo”. Scritte o dette.

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