“Un padre intenso e un architetto alla ricerca del giusto”: il ricordo di Riccardo, figlio di Massimo Terzi

Venerdì 30 settembre alle 18 in Comune è in programma un momento di parole e musica durante il quale amici e colleghi ricorderanno, a poco più di due anni dalla scomparsa, l'architetto Massimo Terzi, assessore all'Urbanistica dal 1995 al 1999 e dal 2015 presidente della commissione Paesaggio.

Si è preso cura di Cremona e ora Cremona si prepara a ringraziarlo. Promosso dalla famiglia e dall’amministrazione municipale, venerdì 30 settembre alle 18, nella Sala Quadri di Palazzo comunale, è in programma un momento di parole e musica durante il quale amici e colleghi ricorderanno, a poco più di due anni dalla scomparsa, l’architetto Massimo Terzi, assessore all’Urbanistica dal 1995 al 1999 e dal 2015 presidente della commissione Paesaggio. Sarà presentata una targa in sua memoria che verrà collocata presso gli ex monasteri di via Bissolati. Oltre agli studenti del Conservatorio Monteverdi, venerdì ci saranno il sindaco Gianluca Galimberti, il vicesindaco Andrea Virgilio, Paolo Bodini, Rodolfo Bona, Gigi Rotelli, Gianluigi Rossi. E il figlio di Massimo, Riccardo, 43 anni, casa a Milano, manager di Google. Con lui abbiamo parlato del Terzi più privato, meno conosciuto.

Com’è nata l’idea di questo tributo?

“Non ho avuto l’opportunità di salutare papà, portato via dal Covid il 10 aprile 2020, sparito anche lui nella botola di quei giorni terribili quando non si potevano fare i funerali. E’ poi seguito un altro anno difficile. Nel marzo 2021, ho pensato di proporre questa iniziativa al Comune e al sindaco, che sono stati molti ricettivi. Ma poco dopo se n’è andata anche la mamma (Rossana Loffi, stimata insegnante di lettere, ndr) e così si è arrivati ad oggi”.

Che uomo era suo padre?

“Un uomo che non si fermava mai, che non riusciva a distinguere l’aspetto privato da quello pubblico. In lui era tutto fuso. Ricordo quando tornava a casa dallo studio: continuava a lavorare, senza distrarsi, fosse un hobby o altro”.

Che padre è stato?

“Un padre con cui ho avuto un rapporto intensissimo, fatto anche di conflitti. Ma era anche bello litigare. Non ha mai capito al cento per cento le mie scelte, ma voleva farlo. Era un padre che si autoaccusava di essere stato poco presente. In realtà non ho mai avuto questa sensazione e non gliel’ho mai detto abbastanza. Nei momenti importanti, anche in quelli difficili e di crisi, c’è sempre stato. Era molto più affettuoso di quanto potesse sembrare. Mi scriveva tanto, mail o lettere. Venerdì ne leggerò una. Dava l’impressione di essere rigido, della vecchia guardia. Con me, invece, era amorevole”.

Cosa le ha insegnato?

“Il culto del bello, dell’estetica. La passione per l’arte e dell’andare per musei: tutto questo mi arriva da lui”.

E che marito è stato?

“Lui, mia madre e le cagnoline: sembravano una caricatura. Modello vecchio stampo. Al centro della coppia non poteva non esserci un personaggio carismatico come papà, mamma era il fedele satellite che ha portato avanti la famiglia. Faceva da cuscinetto, da ammorbidente, per così dire: non sono stupito che si sia lasciata un po’ andare dopo aver perso il suo scoglio”.

Il nome di suo padre è legato al recupero degli ex monasteri, dove oggi ha sede l’Università Cattolica e dove arriverà il Politecnico. Ma allora lui era una voce nel deserto…

“Difendeva i valori che non sembravano trovare consenso. Gli ex monasteri sono il simbolo assoluto di una visione che ha impiegato decenni a prendere piede in città. Dietro quel progetto c’è il tentativo di portare fuori dal passato qualcosa che fosse la base del futuro. Papà ha sempre creduto in una Cremona che poteva diventare internazionale grazie alla forza trascinante della liuteria e della musica. Un altro suo pallino è che Cremona non fosse isolata dal punto di vista delle infrastrutture. Posso sembrare presuntuoso a parlare di lui come un visionario, ma tutti lo definiscono in questo modo”.

Qual è l’eredità che lascia come amministratore pubblico e come professionista?

“Penso che sia la sua grande, costante ossessiva ricerca di un equilibrio tra lo sviluppo urbanistico-architettonico e l’ambiente. Un altro aspetto della sua personalità è che non poteva vedere le case vuote, sfitte e continuava a pensare a proposte per attrarre i giovani”.

La famiglia Terzi ha donato il patrimonio librario di suo padre alla Biblioteca Statale di Cremona. Cosa c’è su quegli scaffali?

“Un’infinità di documenti e progetti tecnici, un migliaio di volumi su Cremona. Papà era nato a Reggio Emilia ma era appassionatissimo della storia cremonese. Mi ha sempre colpito questo amore per una città che non era la sua”.

Era un intellettuale?

“Un intellettuale ma anche un artista. Tutti i ricordi che ne ho sono di lui con vicino un libro o un foglio su cui c’erano uno schizzo, un disegno. Era anche un fumettista e un acquerellista. Il ritratto che compare, sotto il titolo ‘Massimo Terzi architetto in Cremona’, sulla locandina dell’incontro in Comune è, ovviamente, opera sua”.

Un suo collega, Michele de Crecchio, ha scritto di lui: “Cercava il giusto in urbanistica e il bello in architettura”. E’ d’accordo?

“Non sapevo di queste parole. Sì, mi ritrovo in questa immagine. Il termine ‘giusto’ è il più calzante per descrivere quella forza etica che mio padre metteva nel suo lavoro. Gli piaceva un’idea di urbanistica che aiutasse ogni ceto a vivere meglio. Ha costruito le case popolari, ristrutturato il Dopolavoro ferroviario e altro ancora: non è mai riuscito a scindere la parte sociale dall’architettura”.

Da assessore, ha avuto tanti sostenitori ma non sono mancati gli avversari…
“Si sentiva un po’ un eroe romantico, molto più incompreso che compreso, ma questo rientrava nel suo personaggio. Amava le cause perse, una specie di don Chisciotte. A fine giornata era più insoddisfatto che soddisfatto. In questi mesi mi ha molto aiutato la solidarietà e la vicinanza da parte dei suoi amici ma anche di chi non era d’accordo con lui. Come se si avvertisse la mancanza di un avversario leale e con un profondo senso morale in tutto quello che faceva”.
Massimo Terzi con il figlio Riccardo
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