Un grande artista ospite a Cremona Solidale, raccontato anche dal Washington Post: i mille ricordi di Fulvio

I mille ricordi di Fulvio Signori, 88 anni, cremonese doc, sono contenuti nell'album fotografico custodito gelosamente nel suo armadietto in una stanza al pianoterra della palazzina di Cremona solidale, dove il grande artista è ospite da 5 anni.

Ha trascorso la maggior parte della sua vita sulle navi da crociera cantando, suonando e ballando. Ha conosciuto personaggi famosi come Jacqueline Kennedy, Frank Sinatra, Abby Lane, Mina, Ugo Tognazzi, Carlo Dapporto e molti altri. I mille ricordi di Fulvio Signori, 88 anni, cremonese doc, sono contenuti nell’album fotografico custodito gelosamente nel suo armadietto in una stanza al pianoterra della palazzina di Cremona solidale, dove il grande artista è ospite da 5 anni.
E’ cortese e lucidissimo, con una memoria di ferro. “La mia carriera è cominciata da bambino, all’età di 6 anni, sotto la guida del maestro Umberto Sterzati: mi veniva a prendere a scuola, la Realdo Colombo, per insegnarmi la musica e il solfeggio. Io avevo bisogno di mangiare e lui mi dava un panino con la mortadella”. Il bimbo prodigio, che già cantava l’Ave Maria in chiesa, sale sul palco del Cittanova e vince il concorso Voci nuove, una specie di Zecchino d’oro. “Il diploma mi è stato consegnato da Roberto Farinacci e Aldo Protti”. Poco dopo un’altra prestigiosa selezione, stavolta alla Rai di Roma. E ancora una vittoria. A 10 anni, bruciando le tappe, il primo disco, con il nome Armandino. “Mi hanno ribattezzato così perché ero piccolo e magroletto”. Ma la vera svolta arriva due anni dopo. “Sterzati mi propone di far parte della sua rivista. E’ da lì che inizia la mia vita canora”.

Fulvio ha ereditato dal padre, violinista, e dallo zio Nicola, mandolinista, la passione per la musica. La sua squillante voce da tenore leggero gli apre tutte le porte. “Un altro maestro. Luigi Negri, cercava un’orchestrina per le navi da crociera. Chiedo alla mia famiglia: posso andarci? E loro: sì. Eravamo un quintetto: oltre a cantare, suonavo, non certo alla perfezione, la chitarra e, decisamente meglio, il basso elettrico”. Da allora non si è più fermato: 40 anni e più da professionista delle note, dello spettacolo e dell’intrattenimento trascorsi su bastimenti stranieri e italiani. Nomi leggendari come l’Arcadia e l’Hamburg, l’Aurelia e la Olso Fiord, la Raffaello e la Michelangelo. “Facevamo le serate per i turisti e una volta alla settimana per gli emigranti emozionandoli con brani come ‘Santa Lucia’ e ‘O suldato nnammurato’. Con la sola Raffaello ho compiuto 17 volte il giro del mondo”. Sbarcando in tantissimi porti, New York e Los Angeles, Boston e Panama, Buenos Aires e Rio de Janeiro, solo.per citarne alcuni. A ogni latitudine e in ogni stagione. Durante il suo infinito peregrinare per i mari e gli oceani, anche un naufragio, al largo del Polo Nord. “Sulla nostra nave, che poi affondò, si era sviluppato un incendio. Fummo evacuati con le scialuppe e salvati da un’altra imbarcazione. Saliti a bordo, riprendemmo a suonare”.

Per 15 giorni Signori ha collaborato con il mitico Xavier Cugat all’isola di Aruba e per un anno è stato scritturato nei casinò e nei teatri di Las Vegas, ricevendo i complimenti e una bottiglia di champagne, accompagnata da una banconota di cento dollari, da uno spettatore speciale: Frank Sinatra. “Sono andato al suo tavolo, è stato gentilissimo e mi ha detto: ragazzo, sei davvero bravo”. Silvio parla benissimo l’inglese. “Ho dovuto imparare a memoria l’intero West Side Story per poi poterlo interpretare”. Un mese sulle navi e un mese negli hotel Hilton sparsi nei diversi continenti: è stata questa la sua spola. Tra un viaggio e l’altro, innumerevoli le esibizioni in Italia. “Ho incontrato a Trigolo Mina, reduce dalla partecipazione, con le ‘Mille bolle blu’,  al Festival di Sanremo, e cantato con Ugo Tognazzi nel giardino della sua abitazione milanese. Ho salutato nel suo camerino al Ponchielli Claudio Villa, che mi ha regalato la sua cintura. Ce l’ho ancora a casa. Ho intonato l’Ave Maria al matrimonio di Antonio Cabrini, nella cascina della sua famiglia. Insomma, ho cantato tutti i giorni, senza smettere mai”. Sceso definitivamente dalle navi e rientrato a Cremona a metà degli anni Settanta, si è esibito alle Feste dell’Unità e su vari altri palcoscenici.

Ha continuato a farlo anche ai tempi del Covid, nella casa di riposo di via Brescia. Come ha scritto il Washington Post, che lo ha intervistato (leggi l’articolo), “il suo pubblico, il suo gruppo di sostenitori consisteva in un elettricista, un impiegato di banca e un autista di autobus, tutti in pensione”. Ma nel giro di un mese sono morti. Ora Silvio non canta più. Preferisce ascoltare la sua voce meravigliosa incisa nelle chiavette del computer che collega alla televisione. La moglie del suo compagno di stanza, molto malato, e altri ospiti di Cremona solidale ascoltano volentieri quei brani e, commossi, lo ringraziano per il regalo di qualche momento di serenità che li riporta indietro nel tempo.

Il successo lo ha baciato. Dice di “essere stato benedetto perché ho avuto mille soddisfazioni”, ma forse gli è mancato l’ultimo miglio per sfondare e diventare veramente famoso. “La ragione è semplice: cantavo le canzoni di Claudio Villa, ma di Villa ce n’era uno solo. E poi non ho avuto la fortuna di imbattermi nella persona giusta che mi potesse lanciare”. Ora, però, il suo vero tarlo è un altro: “Ho avuto un milione di amici, ma nessuno mi viene a trovare. Mi hanno dimenticato tutti, io che ho fatto divertire il mondo”. Poi parte l’incisione della sua struggente versione di ‘Memory’, cavallo di battaglia anche dei Tre Tenori, e la tristezza svanisce d’incanto.

 

 

Fulvio Signori a Cremona Solidale
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