Un gol che vale uno scudetto. Mia mamma sconfigge il virus

Bruna, classe 1926, ha vinto la battaglia grazie alle cure di Cremona Solidale. Lo racconta il figlio Giorgio Barbieri.

La vittoria contro il virus è come un gol che vale uno scudetto. Ho pensato a questo quando sono andato a prendere mia mamma Bruna (classe 1926) e l’ho riportata a casa dopo due mesi e mezzo di ricovero nel reparto di cure intermedie di Cremona Solidale. Era entrata il 28 febbraio per sostenere tre settimane riabilitative e fisioterapiche. Doveva essere dimessa il 20 marzo. Invece, dopo qualche giorno dal ricovero, è scoppiata la pandemia e i responsabili di Cremona Solidale hanno deciso la chiusura al pubblico. Probabilmente però fra i ricoverati qualcuno aveva già il virus in corpo e mia mamma ha cominciato ad accusare qualche linea di febbre e problemi respiratori. Dopo un periodo di controllo e relative cure l’azienda ha provveduto all’effettuazione del primo tampone, risultato positivo al coronavirus. Immediato il trasferimento in isolamento in un reparto dedicato. Le prime cure sono state a base di idrossiclorochina e levofloxacina. Ancora positivo il tampone dell’8 aprile e negativo quello del giorno dopo. Allungamento del periodo di degenza. Il 20 e il 21 aprile altri due tamponi con risultati di positività debole, ripetuti il 29 e 30 aprile con esito finalmente negativo. Alla fine Bruna ha vinto la sua battaglia contro il coronavirus. Ed è tornata a casa.

“Sono stata curata benissimo – racconta – anche se nelle prime settimane in cui il virus mi ha attaccato non riuscivo nemmeno a capire dove ero. Devo ringraziare i medici e il personale infermieristico di Cremona Solidale che mi hanno fatto sentire come a casa. Sono stata una brava paziente, lo dimostra l’affetto che mi hanno riservato il giorno delle dimissioni. Mi hanno accompagnato sin sulla porta del centro dove c’era mio figlio Giorgio ad aspettarmi. E io avevo ancora in mano un biglietto sul quale mi aveva scritto ‘Mamma, mola mia’. Mi è servito a passare due mesi e mezzo senza mai poter parlare con lui da vicino. Io sono sorda e al telefono ci capivamo poco. Il personale mi ha dato la possibilità di parlare con lui attraverso un sistema di videochiamata al telefono”.
E adesso? “Sono stata davvero fortunata, quasi miracolata. Adesso ho voluto tornare a casa mia, dove vivo da sola da anni dopo la morte di mio marito. Quello è il mio ambiente, lì so come muovermi e cosa fare. Verrà una donna per un certo periodo a darmi una mano. Voglio ringraziare i medici: le dottoresse Sarduy, Giovannini, Perelli e il dottor Capelletti, oltre alla logopedista Dini e a tutto il personale infermieristico per il trattamento ricevuto”.

Qualcuno ha messo un po’ strumentalmente Cremona Solidale nel mirino della critica, ma io posso confermare che l’azienda si è mossa velocemente e secondo le linee dei protocolli stabiliti per quanto riguarda le cure (sette tamponi), la tutela dei degenti (spostamento in camera dedicata) e l’attenzione con la quale i medici mi hanno tenuto informato quasi ogni giorno. Il fatto
di avere chiuso il reparto al pubblico appena iniziata l’emergenza ha certamente evitato il propagarsi del virus. Non ho potuto vedere mia mamma per due mesi e mezzo, però grazie ai medici e agli infermieri del reparto Cure Intermedie di Cremona Solidale ho potuto riportarla a casa. Sulle sue gambe… Questo rimarrà per sempre il gol più bello segnato nel 2020.

Bruna con il personale di Cremona Solidale.
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