“Se io sono nominato al Nobel, allora devono esserlo anche loro”. E Govoni candida gli operatori sanitari nel mondo

Nicolò Govoni, 27 anni, cooperante internazionale cremonese, ha ricevuto il premio Cidu per i Diritti umani dal ministero degli Esteri. Ora sta lavorando all'apertura di un' altra in Kenya.

“Sono onorato. Un tale riconoscimento dello Stato italiano mi riempie di gioia e di orgoglio. Grazie, Italia, grazie di esserci. Condivido questo gesto con la la Famiglia al completo di di Still I Rise. Dirigo la nostra organizzazione, ma non sarei nulla senza tutto il nostro fantastico staff e i nostri volontari. Questo riconoscimento è tanto mio quanto vostro”. Sono le parole con cui Nicolò Govoni, 27 anni, cooperante internazionale cremonese che ha fondato scuole per bambini profughi e che si è affermato anche come scrittore, ha commentato l’annuncio di aver ricevuto il premio Cidu per i Diritti umani dal ministero degli Esteri.
Il Cidu (Comitato interministeriale per i Diritti umani) è un organo della Farnesina composto dalle presidenti delle Commissioni Diritti umani di Camera e Senato, da personalità accademiche, istituzionali e della società civile. Si pone l’obiettivo di “premiare chi in Italia contribuisce ad accrescere la consapevolezza di tale bene comune, amplificandone il valore morale e la visibilità”. Istituita quest’anno, l’onorificenza è stata assegnata, in rappresentanza delle istituzioni, all’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori della Polizia di Stato (Oscad); tra le associazioni, a Green Gross Italia; per le persone fisiche, ad Ernesto Oliviero, presidente dell’Arsenale della pace di Torino; suor Eugenia Bonetti, fondatrice di Slaves no more (Mai più schiave); Valentina Tafuni, per il suo impegno in favore dei disabili. E a lui, Nicolò Govoni, si legge nella motivazione, ‘in considerazione delle sue notevoli attività di sensibilizzazione in tema di rifugiati e migranti provenienti da condizioni di estrema povertà’. Infine, per la libertà di stampa e informazione, la scelta è caduta su Nello Scavo. La premiazione è in programma il 10 dicembre, in coincidenza con le celebrazioni della Giornata mondiale dei diritti dell’uomo, a Roma. Tra i membri del Cidu c’è un ragazzo Jacopo Cavagna, volontario Unicef, alfiere della Repubblica. Ed è stato proprio lui a candidare Nicolò, che, sempre sul suo cliccatissimo profilo Facebook, ha aggiunto: “Mi sento così pieno di gratitudine e felicità in questo momento. Tengo a ringraziare i fautori di questa bellezza: il presidente del Cidu, Fabrizio Petri, per la toccante lettera che mi ha inviato, e la vice ministra Emanuela Claudia Del Re, per aver ideato il premio. E Jacopo, che a soli 17 anni è un esempio di eccellenza della nostra gioventù italiana. Farai grandi cose, ne sono certo”.
Come noto, il volontario cremonese è in corsa per il Nobel per la Pace 2020. Il suo nome e’ stato presentato dalla Repubblica di San Marino, per voce di Sara Conti, membro del Consiglio grande e generale. Gli altri candidano lui e lui candida gli altri: Nicolò, infatti, ha proposto per il Nobel il personale sanitario che nel mondo ha combattuto e combatte contro il coronavirus. La sua ong ha raccolto in poco tempo più di 100.000 firme per la petizione a sostegno dell’iniziativa. Le candidature si sono chiuse il 31 gennaio scorso ma Still I Rise ha chiesto, in via eccezionale, al Comitato del Nobel di riaprire la selezione. “L’idea del Nobel – ha scritto Govoni – era nata come un impulso del cuore, un moto irrefrenabile, un appello così che il mondo riconosca e la Storia ricordi per sempre il sacrificio di medici, infermieri, ricercatori, volontari, farmacisti e inservienti nella battaglia al coronavirus. Se io sono nominato al Nobel, mi sono detto, allora devono esserlo anche loro. Fin dall’inizio ero certo che il mondo avrebbe risposto”. E così è stato. “Abbiamo ricevuto migliaia e migliaia di adesioni da Italia, Regno Unito, Germania, Stati Uniti, Australia e Turchia. La gente ha parlato: quest’anno gli eroi non sono super donne o super uomini, sono persone straordinariamente ordinarie che, senza innalzare stendardi, rischiano e perdono la vita per noi. Credo meritino il Nobel per la Pace più di ogni altro”.
Il Covid non ha risparmiato la famiglia di Nicolò, i cui nonni sono stati contagiati. “E’ stato uno dei momenti più spaventosi della mia vita, ma entrambi ce l’hanno fatta”, ha annotato il nipote. Lui stesso, all’inizio di febbraio, quando l’epidemia già dilagava in Cina ma non si registravano casi in Europa, ha avuto “una bruttissima polmonite” mentre si trovava in missione in Turchia. “Mi sono sempre chiesto se non fosse proprio il Covid. Ora più di allora penso sia probabile”. Ha dovuto andare all’ospedale “tanto erano forti i sintomi. Mi hanno fatto una flebo di ricostituenti e mi hanno attaccato all’ossigeno”. Dopo aver fondato scuole per bambini profughi in Grecia, Turchia e Siria, Nicolò sta lavorando all’apertura di un’altra scuola in Kenya. Ora si trova ad Addis Abeba (Etiopia), dove è uscito da 15 giorni di quarantena forzata. Chi lo ferma più?

Nicolò durante la quarantena forzata in Etiopia
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