Ricambi alle ambulanze, ai mezzi delle forze dell’ordine e di Aem. Al negozio Cesena: “Sempre aperti per essere utili alla città”

L'Intruso Gilberto Bazoli è andato a trovare Giuseppe, Elena e Valentina Gilli, titolari dell'Autoricambi Cesena, punto storico in piazza Libertà.

Le ambulanze che fanno la spola macinando più chilometri del solito e ancora più in fretta per trasportare i pazienti contagiati, i filtri che si intasano, le marmitte che si bucano, le cinghie di trasmissione che si rompono, i motori che si inceppano. C’è poco tempo per trovare e sostituire i pezzi da cambiare. Dove andare? A chi chiedere? All’Autoricambi Cesena, punto storico in piazza Libertà. “È anche per dare una mano e fare la nostra parte che durante l’emergenza Covid abbiamo tenuto quasi sempre aperto”.
Il negozio è stato fondato nel 1956 da Ezio Casadei, anche lui portato via, ultranovantenne, dal coronavirus. Gli è subentrato, nel 1996, Giuseppe Gilli, 72 anni. Rappresentante di ricambi e batterie, era nel settore, poi però, stanco di girare per l’Italia, ha deciso di fermarsi dietro il bancone, oltre il quale si estende un magazzino di 700 metri quadri suddiviso in corridoi e grandi stanze, un regno affascinante anche per i non addetti ai lavori che nasconde tutto l’occorrente per tutto quanto si muove su strada. Trattori compresi. Con il titolare Giuseppe, la moglie, Elena, 69 anni, e la figlia, Valentina, 43, studi alla facoltà di Giurisprudenza, affiancate dai due commessi, Fabio e Alberto.
“Il signor Casadei, soprannominato ‘Cesena’, e conosciuto da tutti in questo modo, perché arrivava da quelle zone, era uno di famiglia, ha continuato a venire qui anche dopo aver passato il testimone”, dice Valentina, mentre intorno i genitori e i dipendenti accolgono i clienti. Proseguendo: “Nei mesi del lockdown ci siamo alternati noi più giovani restando chiusi, da un martedì a un venerdì di metà marzo, per quattro giorni perché avevamo bisogno di staccare un po’ e ricaricarci. La piazza era deserta, mai vista così, peggio che a Ferragosto, c’eravamo solo noi. I pomeriggi non si decidevano a trascorrere, inframmezzati unicamente dal suono delle sirene delle ambulanze. Prestavamo molta attenzione all’igiene, ma la sera tornavamo nelle nostre abitazioni domandandoci se per la sicurezza nostra e del pubblico avevamo fatto le cose per bene”. Mentre in quel periodo il resto dell’attività normale del negozio si andava azzerando, aumentava invece quella a servizio dei mezzi di soccorso. “Le autolettighe non sono mai state sollecitate come allora e avevano continuamente bisogno di manutenzione. I conducenti si rivolgevano ai meccanici, i pochi rimasti aperti per scelta personale, che poi venivano da noi. Diciamo che c’è stata una crescita di questo genere di richieste intorno al 25-30 per cento. Cercavamo di fare di tutto per soddisfarle il prima possibile e dare così  il nostro piccolo contributo. Eravamo lì per quello. Trattandosi, per fortuna, di Fiat Ducato e Renault Master, i ricambi non sono difficili da recuperare e quasi sempre li abbiamo in casa. In caso contrario, parlando in generale, sono disponibili nell’arco di 24, anche 12 ore. Una volta sono andata io a Brescia a prendere la parte del motore da cambiare di un’ambulanza”. C’è un altro motivo di orgoglio. “Abbiamo dato dei pezzi per montare l’ospedale da campo dei Samaritan’s Purse”.

Non solo. “Abbiamo collaborato con l’Hospice del Maggiore rifornendo con più di mille kit, recuperati presso una ditta di Mantova, i volontari della cooperativa che prestano assistenza domiciliare a quei malati: si trattava di coperture usa e getta del volante e dei sedili delle auto. I farmacisti, inoltre, venivano direttamente da noi o mandavano le singole persone perché vendevamo – ai prezzi di sempre – gli igienizzanti per le mani e i guanti in lattice usati dai meccanici e di cui avevamo fatto in precedenza una buona scorta”. Senza dimenticare il servizio assicurato, anche in quelle settimane particolari quando tutto era diventato più complicato, ai clienti storici, come i vigili del fuoco, la polizia locale e l’Aem. “Hanno le loro officine interne: vengono, ordinano questo o quel pezzo e poi ci pensano direttamente loro. L’Aem, di cui siamo i principali fornitori, non ha mai cessato attività come la raccolta rifiuti e la manutenzione delle strade”. Con la ripartenza, il peggio sembra alle spalle. “Il lavoro anche per noi è ripreso, non da subito, ma è ripreso. Speriamo di andare avanti così”. Valentina guarda a quei mesi bui. “Sono stati momenti difficili, anche per la tensione che si respirava”. Ma, nel silenzio della piazza vuota, le luci accese e l’impegno oltre le vetrine dell’Autoricambi Cesena. “Sì, mi sento di dirlo: abbiamo dato qualcosa di più per la città, ci siamo sentiti utili”.

Giuseppe, Elena e Valentina Gilli, i gestori dell’Autoricambi Cesena
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