Quando un gesto di fair play vale più di una medaglia

Cesare Beltrami racconta a Giorgio Barbieri quello che fece il compagno di barca Cesare Zilioli ai mondiali di canoa del 1963.

Lo sport è fatto di agonismo, di voglia di vincere, di ricerca del successo. Ma la storia ci insegna che non sono rari gli episodi di onestà e che a volte il fair play è più importante di una medaglia. Vi voglio raccontare quello che successe il 25 agosto 1963 ai campionati del mondo di canoa a Jaice nell’ex Jugoslavia. Protagonisti nella gara dei 10 mila metri i due atleti cremonesi della nazionale azzurra Cesare Zilioli e Cesare Beltrami. Molti conoscono i fatti ma a raccontare questa storia è uno dei protagonisti: Cesare Beltrami, che era in barca sul K2 insieme a Zilioli.

“Quei mondiali avrebbero dovuto svolgersi nella Ddr, a Berlino Est, ma per problemi politici furono spostati in Jugoslavia. Avevamo qualche chances di medaglia – racconta Beltrami, classe 1942 – nelle gare precedenti ci eravamo comportati bene battendo spesso i forti vogatori dei Paesi dell’Est. Partiamo forte, Zilioli aveva una straordinaria forza nelle braccia. Le nostre pagaie scivolavano sull’acqua che era un piacere. Al primo giro di boa abbiamo davanti due o tre imbarcazioni. L’angolo di virata è stretto, di fianco a noi gli ungheresi Laszlo Fabian e Istvan Timar con un pizzico di vantaggio. Lasciamo a loro la precedenza ma la loro barca finisce contro un’altra e Fabian perde la pagaia. Zilioli allora si blocca, raccoglie il remo e lo porge all’ungherese che così può ripartire. Noi restiamo indietro, anche perchè si rompe un pezzo del timone. Vediamo gli ungheresi che recuperano posizioni su posizioni sugli avversari. Noi, spinti dal tecnico cremonese Rinaldo Sacchi, che è appena scomparso, andiamo avanti e arriviamo al traguardo al settimo posto nonostante tutti i problemi. Forse senza quell’interruzione avremmo potuto arrivare nei primi cinque, magari anche meglio. Al traguardo ci rendiamo conto che gli ungheresi Fabian e Timar avevano battuto tutti ed erano diventati campioni del mondo. I giudici di gara però prima di assegnare il titolo vollero sentire tutti gli atleti coinvolti, avevano infatti il sospetto che Zilioli avesse consegnato a Fabian la sua pagaia. E questo era proibito dal regolamento. Le testimonianze e la pagaie di diverso tipo consegnarono alla storia la vittoria magiara e il nobile gesto del canoista azzurro. Al momento della premiazione successe una cosa che nessuno si aspettava: Fabian scese dal podio, corse verso la tribuna e mise al collo di Zilioli la medaglia d’oro appena conquistata”.

Zilioli molti anni dopo venne premiato per quel gesto dalla Federazione Internazionale Canoa e dal Panathlon. “Quando siamo tornati in Ungheria qualche anno fa – ricorda Beltrami – ci hanno accolto come eroi, i giovani canoisti ci hanno chiesto autografi e fatto fotografie. Un’accoglienza da pelle d’oca, in Ungheria non si sono dimenticati di quel gesto”.

Cesare Zilioli era nato a Stagno Lombardo nel 1938 ed a Cremona abitava in via del Sale. Ha gareggiato per la Bissolati, le Fiamme Gialle e la Baldesio. Nel 1962 ha cominciato a gareggiare con Cesare Beltrami, oggi past president del Panathlon Cremona, raggiungendo prestigiosi risultati. Due Olimpiadi in coppia, a Tokio nel 1964 e a Città del Messico nel 1968, tanti titoli italiani. Abitava da tempo a Sabaudia dove è morto il 28 febbraio dell’anno scorso.

Nella foto Cesare Zilioli e Cesare Beltrami sulla barca che gareggiò in quel mondiale.

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