“Quando sono rimasto sul blocco nella gara nei 100 metri rana a Milano”

Giorgio Barbieri questa volta racconta non una vittoria, ma una comica disavventura. La sua. Da giovane, nella squadra di nuoto della Bissolati. Signori, anche questo è sport!

Non sempre lo sport racconta di vittorie, prestazioni esaltanti, record e pagine gloriose. Qualche volta, e questo è il caso (il mio caso), si devono fare i conti con situazioni imbarazzanti e comiche disavventure. Crudeli quando succedono, ridicole quando le rivisiti a distanza di anni. Da giovane, una vita fa, ero un atleta di nuoto della Canottieri Bissolati, arrivato alle gare partendo come molti altri dai corsi per imparare a stare a galla. Grazie agli allenamenti ero diventato un ranista ed entrato nella squadra di nuoto della Canottieri. Ogni domenica mattina in pullmino ci si recava alla piscina Bonacossa, via Mecenate, a Milano, a gareggiare per la conquista di punti validi a livello regionale. L’allenatore passava dai giudici di gara e si faceva consegnare la distinta delle varie batterie con i nomi degli atleti. Io quel giorno (venivano considerati i tempi precedenti) ero stato messo nei 100 metri rana in una batteria tutto sommato facile, nella corsia centrale, quella destinata ai migliori.

Quando lo speaker chiama i nomi dei partecipanti mi avvio al blocco di partenza. Quello è sempre un momento particolare, avresti voglia di guardare gli avversari che ti stanno di fianco ma non devi perdere la concentrazione. Il giudice alza la pistola per segnalare il via (allora non c’era nulla di elettronico, i tempi venivano presi a mano dai cronometristi a bordo vasca) e io guardo alla mia sinistra l’atleta che sta già per scattare verso l’acqua. Partono tutti, io rimango sul blocco ad attendere il secondo sparo, quello della partenza anticipata. Ma non succede, vedo gli altri che nuotano e io sono lì impietrito. Potrei tuffarmi, fare la gara ugualmente. Ma tutti sono già avanti di una decina di metri, non riuscirei mai a recuperare.

Vedo la gente sulla tribunetta ridere, vedo il mio allenatore Felice Vella imprecare a braccia alzate. In quel momento vorresti sparire di colpo. Eppure ero sicuro che quello alla mia destra era già scattato prima dello sparo. Cerco di spiegarlo all’allenatore, cerco di farlo capire allo starter.

Felice Vella va al tavolo dei giudici di gara ma loro sicuramente gli dicono ‘Guarda che gli altri sono partiti, l’unico che è rimasto sul blocco è Giorgio Barbieri. Prenditela con lui, non ci sono state irregolarità’. Poi, forse per un moto di compassione, decidono di farmi partecipare alla batteria successiva. C’è un buco vuoto, mi mettono in prima corsia, quella vicina al bordo. Quella in cui nessuno vuole correre perchè l’acqua rimbalza contro il bordo della piscina e ti ostacola ogni bracciata. Arrivo ultimo o penultimo, con un tempo lontano dai miei.

Il ritorno a casa in pullmino è di quelli tristi e silenziosi. I compagni di squadra non sanno se ridere o consolarti, l’allenatore cerca di essere gentile ma quei punti persi pesano sulla classifica regionale. Signori, anche questo è sport.

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