Quando mio papà mi portava alle partite, prima della “malattia dei calciatori”

Il figlio Nicola ricorda con Giorgio Barbieri il padre Attilio Tassi, attaccante, in grigiorosso dal 1960 al 1970, scomparso nel 2002 per la Sla.

Sclerosi laterale amiotrofica, malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che trasmettono i comandi per il movimento del cervello alla muscolatura scheletrica. Qualcuno lo definisce il morbo di Gehrig, dal nome del famoso giocatore di baseball americano morto a pochi giorni dal suo trentottesimo compleanno. Noi tutti la conosciamo con il termine comune Sla, o meglio la malattia che colpisce i calciatori. In questi anni sono tantissimi quelli che hanno perso la vita per colpa di questo terribile male. E fra questi c’è un grande giocatore della Cremonese, in grigiorosso per dieci stagioni dal 1960 al 1970. Attilio Tassi, attaccante, se n’è andato il 13 ottobre 2002 poco dopo avere compiuto 61 anni. Era nato a Pieve San Giacomo il 7 ottobre 1941 e sin da piccolo aveva cominciato a giocare a calcio nel Torre. Il figlio Nicola ricorda l’amore che ‘Tiglio’ aveva per la sua campagna, anche quando abitava già in città. “Ricordo ancora i numerosi weekend trascorsi in campagna dai nonni quando ero piccolo. Papà andava a pescare nei fossi con gli amici e poi ci si trovava al bar ‘Da Cico’ a Pozzo Baronzio per una partita a briscola e un bicchiere di spuma. Dell’infanzia – dice Nicola Tassi anche sul libro ‘L’ultimo gol di Tiglio’ di Angelo Galimberti e Davide Romani – ricordo che a volte papà mi portava con lui alle partite di calcio e tutti mi conoscevano come ‘il figlio di Tassi’. Ricevevo tanti complimenti e la cosa mi faceva piacere”.

“Pochi anni prima della malattia era andato in pensione dal suo lavoro di magazziniere alla Witor’s. A 57 anni aveva ancora un grande fisico e giocava senza problemi nella squadra amatori della Canottieri Bissolati. La malattia lo ha devastato proprio in quello che era stato il suo punto forte: il fisico. Prima lo ha debilitato, poi gli ha tolto la parola e infine lo ha distrutto nel morale. Non ha fatto in tempo a conoscere mia figlia Juliana. Sono sicuro che sarebbe stato un nonno fantastico”.

Attilio si accorge delle prime avvisaglie della malattia nel 2000, in quel periodo è anche un discreto giocatore di bocce. Allena i ragazzini del calcio ma si accorge che non riesce più ad urlare, la voce non esce. Al Besta di Milano la diagnosi della terribile malattia. Un calvario sino alla fine. Emiliano Mondonico, suo allievo e compagno di squadra, mi dirà dopo una delle sue frequenti visite a casa sua al Villaggio Po: “Quando lo vedo in quel letto con centinaia di tubicini attaccati al corpo mi viene da piangere. Lui certamente mi riconosce ma non riesce a farmelo capire. Ed ogni volta la situazione peggiora”.

Al momento non esiste ancora una terapia in grado di guarire la malattia, esistono farmaci in grado di ridurre i sintomi e attrezzature per aiutare chi è colpito. Gianluca Vialli e Massimo Mauro da anni hanno messo in piedi una fondazione per la ricerca sulla sla. Ma di questa malattia si continua a morire. L’ultima vittima fra i calciatori (di qualche settimana fa) è Pietro Anastasi.

Nella foto una formazione di un torneo notturo a Piadena negli anni ’70. Da sinistra Guarneri, Bernardi, Parma, Molinari, Regonelli, Lombardi; accosciati Ferranti, Antoniazzi, Nicola (il figlio di Tassi) con papà e Gagliardi. (dal libro ‘L’ultimo gol di Tiglio’)
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