E la catechesi si sposta in Duomo “all’ombra del Campi”

L'Intruso si è unito al gruppo che fa catechesi per adulti in Duomo. Tra fedeli e appassionati d'arte. Alla scoperta dei nostri tesori e di quell'arte "che era la Bibbia dei poveri".

I posti nei banchi non bastano, bisogna aggiungere le sedie dalla navata centrale. C’è chi deve accontentarsi di restare in piedi. In tutto una sessantina di persone, più delle altre volte, qualcuna con penna e taccuino. Tra loro il medico in pensione, l’ex infermiera, la grafica. Solo un paio di giovani, ma non deve stupire vista l’ora pomeridiana. Dalla sagrestia arriva don Alberto Franzini, parroco del Duomo di Cremona.
Perché non fare, come il solito, la catechesi per adulti sui testi religiosi ma spostarne una puntata all’ombra dei Campi? “La catechesi è una riflessione sulla fede che si esprime anche attraverso l’arte. Si può fare catechesi direttamente dalla Bibbia o dall’arte sacra, con le immagini. Due strade, due strumenti diversi per lo stesso fine. Quando la gente non sapeva né leggere né scrivere, l’arte era la Bibbia dei poveri”.

Mi sono unito al gruppo, composto da fedeli ma anche da semplici appassionati d’arte richiamati dal passaparola, per osservare da vicino piccole, normali realtà quotidiane come questa di cui una comunità è fatta. Il viaggio intorno alla cappella della Madonna del popolo, scrigno dorato del Duomo alla sinistra dell’altare maggiore, può cominciare. La relatrice, Marica Gardani, insegnante di lettere, parla a braccio; il pubblico è attentissimo. “Questo angolo è interessante perché racchiude una stratificazione degli interventi realizzati nel corso dei secoli. Sino al 1500 la cappella era completamente affrescata”. Nel 1600 si procede alla sua risistemazione, risalgono a quel periodo le decorazioni in stucco che vediamo oggi “e che le danno un aspetto luminoso, scenografico”. Precedentemente dedicata a San Giovanni Battista e destinata alla custodia delle reliquie, venne poi chiamata cappella della Madonna del popolo perché ospitò l’omonima statua lignea trecentesca “oggetto di grande devozione da parte dei cremonesi”. La collocazione iniziale dell’effige mariana con la caratteristica lunga coda era prevista nell’abside, in fondo al coro, ma avrebbe oscurato la grande pala dell’Assunta del Gatti, la titolare della chiesa. Per questa ragione il progetto “non incontrò l’approvazione dei fedeli” e venne abbandonato: la statua giunse così, nel 1757, nella cappella che da allora le è intitolata. In seguito fu spostata a Palazzo vescovile, dove tuttora si trova, “e sarà uno dei pezzi più interessanti del Museo diocesano”.

La professoressa Gardani passa poi al “bellissimo altare, con il suo colore arancione, a forma di coppa, vaso” e al gruppo scultoreo (che ha preso il posto della Madonna del popolo e che si ammira oggi) dell’Assunta, attorniata da una cornice di angeli. “La Vergine è una figura elegante, caratterizzata da un ritmo ascensionale”. Ai lati dell’altare le splendide statue settecentesche (opera di Antonio Calegari) di Ester e Giuditta con la testa di Oloferne. A questo punto tutti in piedi e con gli occhi in alto per contemplare i dipinti di Giulio Campi e di Bernardino Campi, compresa (a sinistra dell’altare) la sua ‘Decollazione del Battista’. “E’ il momento in cui il boia sta per sferrare il colpo. L’orrore accanto all’eleganza di Salomè, in primo piano, e anche di Erodiade”. Tra tante gemme artistiche, una curiosità storica: il busto all’ingresso della cappella che raffigura Antonio Novasconi, vescovo di Cremona a metà 1800, il secolo delle guerre di Indipendenza. “Lo si può definire un patriota, con una visione equilibrata dei rapporti tra Stato e Chiesa, libera da pregiudizi. Attuò una profonda opera di apostolato sociale verso la classe operaia e i giovani in difficoltà. Fu capace di vedere il Risorgimento non come un fenomeno ostile, ma con cui fare i conti. Un atteggiamento che gli costò qualche ramanzina da parte di Pio IX”.

L’ora, chiusa da un applauso alla brillante relatrice, è volata. “L’idea di fare in Cattedrale una parte della catechesi – dice don Alberto – mi è venuta l’anno scorso. Un’idea spontanea: perché non sfruttare le ricchezze che abbiamo? L’ho fatto anche quando ero parroco a Casalmaggiore, ma lì di arte ce n’è meno”.

Cremona dovrebbe riscoprire il Duomo, il suo baricentro? “Forse che i romani conoscono Roma o i milanesi Milano? Il limite degli ‘indigeni’, degli abitanti di una città è sapere poco o non abbastanza dei propri tesori”. Catechismo o no, c’è sempre tempo per fare meglio di romani e milanesi.

Un momento della catechesi in Duomo
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