Quando di auto e moto non si butta via niente…Alla Visa Car si fa anche economia circolare

L'Intruso Gilberto Bazoli è entrato alla Visa Car di Franco Visioli, storica azienda che su 40mila metri quadri di e con 55 addetti, vende veicoli e ricambi usati, fa soccorso stradale e demolizioni. Con un occhio all'ambiente.

È cominciato tutto tanto tempo fa in una carrozzeria e officina di Casalmaggiore. “Ero un ragazzino e sistemavo le macchine con mio padre. Lavoravamo anche per la Ferrari, io e mio fratello Fulvio eravamo come figli per l’ingegner Enzo, quando aveva qualche problema chiamava noi”. Da allora Franco Visioli, 79 anni, imprenditore molto conosciuto in città, uno della vecchia scuola, uno di quelli si sono fatti da soli, ne ha percorsa di strada. La sua azienda, la Visa Car, si estende su 40 mila metri quadri, dà lavoro a 55 addetti e offre una vasta gamma di servizi: dalla vendita delle auto usate al soccorso stradale, dal trasporto conto terzi all’autodemolizione, dalla cessione dei ricambi alle riparazioni.

Dietro le vetrine degli uffici di via delle Vigne si nasconde un mondo brulicante inimmaginabile dall’esterno. Per scoprirlo Visioli invita a salire sulla sua vettura: “Poche immagini contano più di mille parole”. Un po’ ovunque sono parcheggiati veicoli usciti dal sequestro e dal fermo amministrativo e ritirati dalla Visa Car. “Grazie agli appalti vinti del Ministero svolgiamo questa attività dal 2009 per la provincia di Cremona, dal 2010 per quelle dei Brescia e Bergamo, dal 2012 per quella di Pavia”. I mezzi, se sono in buone condizioni, vengono venduti, in blocco o, dopo essere stati smontati su 5 postazioni ad hoc, per pezzi di ricambio. In caso contrario, polverizzati. Letteralmente. Ci pensa il ‘ragno’ a farlo, un’enorme gru con un lungo braccio, sollevando e infilando il veicolo dentro una pressa da cui, in pochi secondi, esce un cubo di ferro, che viene poi accatastato con gli altri in un angolo. Merce, quella montagna metallica, per le fonderie. “Si va dalle 35 alle 40 demolizioni al giorno”. Intorno, un dedalo di magazzini dov’è ordinatamente stoccato il materiale proveniente dai veicoli smantellati: pneumatici, cambi, frizioni, filtri, portiere, pistoni, dischi in lega e cosi via. Tutti i componenti dei diversi marchi sono catalogati – una carta d’identità con l’anno di costruzione e la tipologia, se sono di una Fiat o di una Jaguar – e pronti per il mercato, in ogni angolo d’Italia o all’estero, dove giungono a destinazione in 24 ore. “Da 5 anni abbiamo anche la vendita on line, un’opportunità che ci sta dando grande soddisfazione”. Ci sono pure un’officina all’avanguardia, la carrozzeria, l’elettrauto e il gommista.

Dall’altra parte della Paullese abita la madre del meccanico diventato imprenditore, Palmira Poltronieri, 100 anni compiuti di recente. “Sino a poco tempo fa rispondeva ancora al telefono. All’inizio facevo soccorso stradale, poi ho acquistato i terreni e ci siamo ampliati. Allora c’eravamo solo noi. Quante notti trascorse fuori. Conosco carabinieri e poliziotti, spesso arrivavo prima di loro sui luoghi degli incidenti. Un episodio che non potrò mai dimenticare? Un bambino che non ce l’ha fatta, è stato straziante. Nella mia vita ho visto tanti morti e tanti feriti, è per questo che non ho mai toccato una moto e le macchine per me le voglio grosse”.

Visioli preferisce parlare più della sua creatura che di se stesso. È chi gli sta intorno a rivelare che è il primo a presentarsi al lavoro e l’ultimo ad andarsene. Conosce tutto, ogni meandro, ogni centimetro quadro, della sua ditta.
Anche lui ha dovuto fare i conti con il coronavirus. “Siamo stati fermi per tre settimane, poi abbiamo ripreso, poco alla volta. Una decina di operai prima, quindi tutti gli altri. Non ho mai pensato nemmeno per un istante di chiudere per sempre. I soldi per la cassa integrazione li ho anticipati di tasca mia, sono in attesa dei rimborsi dallo Stato. Un po’ tutti stanno facendo fatica e la facciamo anche noi. Un esempio: il mercato del ferro è calato”.

Con l’appoggio della moglie Caterina Marazzi, amministratore delegato della società, del nipote, l’ingegner Alessandro Galvani, dello staff direttivo e dei dipendenti, Visioli è ripartito. Non piangendosi addosso ma, com’è sua abitudine, guardando al futuro, che significa anche attenzione all’ambiente. “Abbiamo costruito un impianto sotterraneo di vasche che depura l’acqua e la separa dagli oli. Siamo stati tra i primi ad adeguarci, abbiamo investito molto”. Se per economia circolare si intende il recupero di tutti i materiali, qui si cerca di metterla in pratica riciclando circa il 90 per cento del veicolo. Vendendo i prodotti ferrosi, si dà loro una nuova vita. Non è un caso se in via delle Vigne vengono imprenditori da Cina, Giappone, India e Stati Uniti.

La visita è finita. Resta solo il tempo per un’ultima sorpresa: 30 veicoli d’epoca, tra i quali spiccano una Terrot, una moto francese di 90 anni, e una fiammante Lancia Flaminia, esposta in vetrina e protetta dal cartello ‘Non toccare’. “Apparteneva all’ingegner Umberto Piacenza, l’ho rimessa a nuovo io. Ho ricevuto offerte allettanti di acquisto. Ma ho sempre risposto di no. E sa perché? Perché c’è la targa Cremona”.

Franco Visioli con il nipote Alessandro Galvani

 

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