Produce salva-orecchie con la stampante 3d e li distribuisce a chi ha bisogno: “Nel nostro piccolo utili a Cremona”

Si chiama Stefano Miglioli, è titolare del Softworld ASUS point. Ha iniziato per un bisogno personale, poi ha coinvolto alcuni infermieri e da lì non ha più smesso.

“Mi lamento per il fastidio causato dagli elastici io che le mascherine le porto 4 ore al giorno, figurarsi il personale sanitario costretto a indossarle per 12 ore consecutive”, si è detto Stefano Miglioli, 46 anni, sistemista informatico. E’ così che è nata ed è stata realizzata l’idea, semplice ma efficace, del salva-orecchie: “Un piccolo supporto di plastica morbida che consente di fissare i laccetti delle mascherine anti coronavirus non più, appunto, alle orecchie ma dietro la nuca”. Il sollievo è garantito.

Miglioli, titolare del Softworld ASUS point di corso XX Settembre (“E’ dal 1997 che sono lì, il prossimo 2 maggio festeggeremo il 23° anniversario del negozio”) distribuisce gratuitamente il dispositivo. “Alla base c’è un’esigenza personale: le mascherine allacciate alle orecchie mi facevamo male. Ho cercato su Internet sperando di trovare qualche rimedio. Ma non c’era nulla di particolare, a parte due sistemi un po’ arcaici che ho personalizzato”. A quel punto è entrato in gioco un altro protagonista fondamentale di questa piccola, grande sfida. “La mia stampante 3D. La tengo a casa, l’ho comprata tempo fa come hobby, è praticamente un giocattolo”, continua l’esperto di computer. Da qualche giorno la stampante è in azione 24 ore su 24 per sfornare i salva-orecchie. “Per produrne dieci servono 2 ore e 15 minuti o due ore e 32 minuti a seconda dei modelli. Mi sveglio di notte per accendere la stampante, faccio i turni con mia moglie, Maria”.

Una dei primissimi clienti a offrirsi volentieri come ‘cavia’ è stata un’infermiera della terapia intensiva dell’ospedale di Cremona. “Mi ha mandato le fotografie delle sue colleghe con il volto segnato dai laccetti delle mascherine. Ha provato il mio dispositivo, è stata contentissima. Il giorno stesso ne ho fatto avere alcuni pezzi nel suo reparto”. Ottenuto il via libera da chi è stato ed è in prima linea nella lotta al virus, Miglioli ha compiuto il passo successivo pubblicando l’avviso sulla sua pagina Facebook, subito sommersa da commenti entusiastici (“Io adesso sto usando le graffette, sicuramente il vostro sistema è più comodo. In effetti gli elastici ti rompono le orecchie”) e ordinazioni. Da singoli e famiglie, privati ma anche enti pubblici, come l’ospedale di Codogno, dove l’epidemia è scoppiata, o l’Associazione benefattori cremaschi. “E anche la Casa di cura delle Ancelle della carità”. I fisioterapisti della clinica hanno ringraziato. “Si può venire anche in negozio, che in questo periodo è aperto solo il mattino, dalle 9.30 alle 12.30. Sto cercando di dare la priorità a medici e infermieri, senza però trascurare le altre persone. Al momento ho prodotto 450 pezzi circa, ma a breve supererò di sicuro quota 500. Poche ore fa si è presentata una signora che me ne ha chiesto uno anche per la figlia. Tutti vogliono pagare, ma mi rifiuto. Un semplice ‘grazie’ è la ricompensa più grande che posso avere. Le uniche spese sono quelle di spedizione”. Una nota negativa: “Purtroppo, sul mercato on line ho già visto proteggi-orecchie a prezzi assurdi, in giro ci sono degli sciacalli”.

L’esperto informatico non si aspettava il successo della sua invenzione. “La mia stampante fa quello che può, è difficile esaudire tutte le richieste. Per questo sto cercando altre persone che possano collaborare per stampare i salva-orecchie. Sinora mi ha risposto un carissimo amico che non sentivo da anni: ha promesso che mi darà una mano. Spero se ne aggiungano altri”. Nell’attesa Miglioli e la sua stampante non si fermano un attimo. “Sono orgoglioso di essere cremonese e, con la vicinanza di mia moglie e dei miei collaboratori, di essere utile, nel mio piccolo, a Cremona. Vorrei che passasse questo messaggio: tutti possono fare qualcosa, aiutiamoci per aiutare. Parlando con la gente, vedo che c’è rassegnazione. Invece dobbiamo imparare ad essere positivi”.

Il gruppo di Softworld ASUS point. Da sinistra verso destra, Marco Savi, Pasqualino Milone, Stefano Miglioli e Federica Gualtieri.
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