Ponchielli, prima dei nomi conta il progetto di rilancio sul teatro. Per la prima volta raccolta di curriculum per il Sovrintendente

Pubblichiamo la risposta integrale del Sindaco di Cremona Gianluca Galimberti in Consiglio comunale sul tema del teatro Ponchielli. Il progetto, i bilanci, la ricerca del Sovrintendente attraverso gli head hunter.

Ringrazio molto i consiglieri di minoranza per questa interrogazione che dà l’opportunità di parlare di una bene così prezioso e strategico per la città.

Negli anni 2014-2019, come Amministrazione abbiamo sostenuto con forza la vita del Teatro nei seguenti modi:

1. Innanzitutto abbiamo contribuito alla costruzione di un progetto culturale alto, progetto di rilancio del Teatro all’interno del cammino che la città ha intrapreso.

Con tre idee portanti:

  • l’interazione tra istituzioni culturali, innanzitutto tra le due Fondazioni (Museo del Violino e Teatro Ponchielli), all’interno della progettualità del Distretto della liuteria, come recepito anche nelle linee programmatiche del DUP approvato da questo Consiglio Comunale;
  • un’attività di promozione internazionale anche nei circuiti del turismo;
  • un’attenzione a proposte aperte alla città, a giovani e a giovani artisti in particolare.

Alla luce di questo progetto, che si è andato consolidando negli anni, abbiamo cercato finanziamenti ottenendone di significativi. In particolare sottolineo nel 2017 le Celebrazioni Monteverdiane, con i 500 mila euro ottenuti, e l’ultimo progetto extra bando di Fondazione Cariplo, denominato ‘Cremona Barocca’, i cui effetti positivi sono stati sul 2019 e saranno sul 2021, per un finanziamento complessivo di ben 400 mila euro di cui 270 mila destinati proprio al Teatro. Ma sono solo due dei progetti messi in campo.

2. Sempre in virtù del progetto sul Teatro, abbiamo continuato a dare un contributo di soldi pubblici in parte corrente e originato da risorse proprie dal bilancio del Comune, mediamente 947 mila euro l’anno dal 2015 al 2019 (rispetto alla media di 780 mila dal 2010 al 2014). Questo aiuto fortissimo e costante al Teatro è giustificato proprio dai progetti realizzati e dal considerare il Teatro stesso un asset strategico per lo sviluppo della città.

3. Abbiamo anche lavorato con costanza per aprire altre possibilità di finanziamenti. Nel 2014 ottenemmo, noi come capofila, l’estensione dell’Art bonus anche alle attività dei Teatri di tradizione, opportunità a dire il vero poi non utilizzata come avremmo forse potuto. Nel 2018 abbiamo realizzato un cambiamento del regolamento in modo da aumentare i soci che potessero dare un contributo (diversificando le tipologie di soci in modo da facilitare l’adesione anche da parte di soggetti disposti a versare somme inferiori a quelle precedentemente stabilite, ma comunque importantissime).

4. Abbiamo sempre richiamato ad una gestione la più attenta possibile. Su questo punto poi tornerò.

Tutto questo impegno, in sinergia con la Sovrintendente e con lo staff del teatro, era volto anche e in particolare ad affrontare le evidenti difficoltà di bilancio con l’idea che solo un rilancio rappresentasse e rappresenti l’unica arma possibile per uscire dalle fatiche economiche. D’altra parte le difficoltà di bilancio del teatro hanno storia antica, come sappiamo e come certo sapete anche voi perché riguarda anche gli anni della gestione amministrativa di centrodestra in Comune.

Ecco quindi i risultati di bilancio degli ultimi 10 anni: dal 2010 ad oggi il bilancio è stato in positivo nel 2010, nel 2015 e nel 2019. Si tratta di dati sicuramente indicativi e interessanti. Se poi consideriamo che nel 2017 gli investimenti significativi per le Celebrazioni Monteverdiane potevano giustificare anche un bilancio con un segno meno, direi che complessivamente i 5 anni precedenti hanno evidenziato risultati accettabili.

Però non basta. Occorre analizzare meglio la situazione. Non furono sufficienti il bilancio positivo del 2015 e anche il profondo impegno prima descritto e neppure la bontà degli incassi, che comunque il teatro otteneva, per risolvere la questione di fondo: un bilancio con problemi strutturali, che determinavano e determinano un’ormai antica e problematica necessità di ‘erodere’ il patrimonio del teatro stesso, come sempre messo in evidenza nelle relazioni associate ai bilanci in tutti i Cda e le assemblee. Se guardiamo alla storia della riduzione del patrimonio negli ultimi anni si evince che gli anni più difficili furono innanzitutto il 2013 con una diminuzione del patrimonio pari a 271 mila in un solo anno e il 2017 con una diminuzione pari a 128 mila euro. I richiami continui ad una gestione attenta hanno trovato risposta nel lavoro di lunga esperienza della Sovrintendente e dello staff, ma tale risposta, così come il reperimento di contributi straordinari e il mantenimento degli ingenti contributi annuali da parte del Comune nella misura che vi ho inizialmente descritto, non è stata evidentemente sufficiente.

E stando sempre nel merito delle cose arriviamo a oggi. Dopo le elezioni del 2019, ovvero ormai a metà anno, abbiamo ripreso in mano la situazione e il bilancio a finire del 2019 appariva con un possibile deficit troppo alto (circa 250 mila euro), tanto da obbligare ad un intervento ancora più forte di quanto non fosse stato fino ad allora, anche sulla gestione. Nel settembre 2019 abbiamo fatto scelte importanti (ad esempio individuando un aiuto per la ricerca di fondi ulteriori), ma non si sono rivelate sufficienti. Inoltre, la prospettiva possibile di entrate in crescita derivanti dai biglietti, non ben prospettata nel momento delle varie analisi del bilancio, non era neppure questa sufficiente a risolvere la situazione.
Non potevamo permetterci di arrivare ad erodere ulteriormente e magari in modo definitivo il fondo di dotazione, pena scelte durissime e drastiche anche rispetto agli impegni possibili del Comune nel sostegno al Teatro stesso. Quindi, anche forti di tutto il lavoro fatto negli anni precedenti, lavoro così intenso in virtù del quale abbiamo sempre approvato i bilanci costruiti, abbiamo lavorato ancora per risolvere le questioni del bilancio 2019. Con il Cda, con la Sovrintendente e lo staff l’impegno è stato massimo su questa partita in particolare.

Se mi chiedete se questo tratto di strada è stato semplice, soprattutto da ottobre in poi, la riposta è decisamente no. Ci sono state anche forti tensioni, è vero, perché quando occorre affrontare una situazione complessa come quella descritta ci possono essere anche scontri. Come in ogni Cda che si rispetti e che lavori davvero concretamente, si può e si deve discutere e a volte anche duramente, con posizioni che sono state anche non convergenti. Ma se un Cda funziona davvero non teme confronti anche schietti e forti, purché finalizzati ad ottenere risultati. In ogni caso, lo so, le posizioni erano e sono frutto, da parte di tutti, di una passione gratuita e volta al bene del Teatro. E questo va riconosciuto ad ogni membro del Cda, anche nelle differenti posizioni. Io per mio conto ho sempre vigilato affinché queste dinamiche, legittime e volte a risolvere una situazione complessa, rimanessero all’interno, perché non divenissero polemica sterile. Dentro a questo contesto, il lavoro sul bilancio è stato fruttuoso e ha portato a nuovi risparmi significativi derivanti da una puntuale analisi sulla gestione, che ci auguriamo restino come una buona prassi anche per il futuro. Ed anche grazie a questi risultati, il bilancio 2019 è sostanzialmente in pari con un segno positivo di 3mila euro e il patrimonio non è toccato. Io ringrazio ancora tutti quelli che si sono impegnati per questo, la Sovrintendente, lo staff, il Cda tutto, perché so della fatica di tutti loro.

La preoccupazione enorme nel 2019 non era solo per la chiusura del bilancio 2019, ma anche per il bilancio 2020. Ora però la costruzione di questo budget cade in un periodo eccezionale e contiamo sul fatto che, proprio in questa situazione, sia possibile comunque chiudere il bilancio preventivo in modo adeguato, dentro un anno che potrei definire sabbatico. Proprio martedì scorso il Cda ha licenziato un bilancio preventivo che sarà portato in assemblea a breve.

Riassumo quindi la situazione: dal 2015 al 2019, 2 bilanci su 5 anni di gestione nostra sono risultati positivi, con difficoltà, fatiche e anche scontri. Ma il tema del bilancio del Teatro e della sua sostenibilità resta comunque. E resta quindi fortissima la sfida del progetto di teatro, perché solo con un suo rilancio questo tema potrà essere ulteriormente affrontato in modo da renderlo più strutturalmente stabile.

Fino ad ora ho parlato di progetti e di bilanci, perché questo è stato l’oggetto principe fino a dicembre dello scorso anno. Ma già in quel periodo nei dialoghi con i soci emergeva anche un altro tema, quello della scadenza al 31 dicembre 2020 del contratto dell’attuale Sovrintendente, da circa 35 anni alla guida del Teatro e già in regime di pensione.

Lasciatemi dire subito una cosa. Il grazie alla Sovrintendente Angela Cauzzi è grande, sentito e condiviso da moltissimi. Per tutto quello che ha fatto in città, nella storia della cultura cittadina, territoriale e in tutto il panorama nazionale. Io certamente la ringrazio moltissimo. Questo non impedisce a me come Sindaco e Presidente e ai soci di pensare anche che sia corretto immaginare un eventuale cambiamento, che pensarlo sia cosa legittima e altresì auspicare che possa avvenire senza traumi, per cogliere ciò che di buono c’è stato e guardare al futuro con nuovo slancio. Questo non impedisce a me e a tutti i soci anche di pensare a persone di valore come possibili sostituti, come ad esempio Andrea Cigni che avete citato nell’interrogazione, professionista di grandi capacità e di indiscussa fama nazionale e internazionale.

La questione però, vedete, per me e per noi non è quella del nome e mi dispiace che, soprattutto sui giornali, il dibattito si sia ridotto spesso a questo. La questione per me e per noi resta sempre quella del progetto di teatro e della necessità urgente di energia per affrontare sfide nuove, soprattutto ora; per integrare percorsi in città, perché la nostra città è davvero unica al mondo se sa fare squadra anche tra le istituzioni culturali; per tessere relazioni internazionali forti, che sappiano attrarre fondi e anche intercettare insieme prospettive turistiche.

E che non sia questione innanzitutto di un nome, ma di progetto e quindi di persone che lo sanno portare avanti, è dimostrato anche dal fatto che, per la prima volta in città, in questo ambito, ho condiviso con la Giunta, il Cda e i soci dell’Assemblea la volontà di aprire una raccolta di curriculum. Cosa sempre possibile, anche nel passato, e pure auspicabile. Ma mai realizzata. Ora per me e fin da subito punto imprescindibile del percorso: una raccolta pubblica di curriculum! Anche in questo caso è stato un lungo cammino, fatto da tantissimi incontri e fatto anche di molto ascolto.

Un ascolto che ha portato alla definizione delle modalità, anche queste inedite per Cremona. Su proposta in particolare dei soci privati, che ringrazio perché è stata loro l’idea, il Cda ha deciso di rivolgersi ad un head hunter, un cacciatore di teste.

Per far cogliere la portata della decisione, in Italia dei 26 teatri di tradizione solo 2 hanno usato un bando per la scelta. Noi abbiamo fatto molto di più. Abbiamo fatto come la Scala di Milano. Solo la Scala infatti, che come noto non è teatro di tradizione, ma una fondazione lirico sinfonica, ha adottato il metodo dell’affidarsi ad un cacciatore di teste. Anzi noi abbiamo scelto proprio la società scelta dalla Scala. Abbiamo deciso di affidarci ad un soggetto terzo che produrrà una lista breve di profili e all’interno di quella il Cda sceglierà. Perché chiunque sarà in quella lista vorrà dire che è all’altezza dell’incarico qui a Cremona, nel nostro bellissimo Teatro. Vado fiero di questa scelta che colloca il nostro teatro all’avanguardia dei teatri di tradizione in Italia e ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato a farla.

Riguardo alle lettere di cui mi domandate, so e sapete che sono state diverse le missive, una dei consiglieri Rurale e Pagani, una della consigliera Lazzarini, una dei soci privati e una ancora della Sovrintendente. Alcune a me annunciate, altre no. E di segno non univoco. Non so se l’intenzione fosse o meno quella di renderle pubbliche, ma alla fine lo sono diventate. Forse è anche meglio così, perché anche in questo caso è emerso il difficile percorso, difficile certo, ma aperto e anche il travaglio appassionato di una scelta. E ancora una volta è emerso anche il fatto che molte energie si sono dedicate con intelligenza e passione alla soluzione di questa vicenda. Aggiungo che, come spero sia riconosciuto, ho profondo rispetto nei confronti dell’autonomia dei consiglieri di un consiglio di amministrazione e anche degli altri ruoli ad esso collegati e, pur all’interno di un corretto confronto, mai ho imposto nulla o provato ad imporre nulla rispetto alle legittime decisioni assunte. A parte il fatto che sarebbe stato impossibile farlo, perché si tratta di persone di grande valore che hanno testa autonoma e assai preparata. Ma in ogni caso non l’avrei mai fatto perché non è il mio stile.

Qualcuno della minoranza ha detto che ‘non si discute di poltrone, ma del futuro del teatro’. Mi sembra bellissima questa espressione ed è quella che ci ha guidato. Non i nomi. Servono quelli giusti certamente, ma non innanzitutto i nomi (neppure il mio o il vostro o quello di una Sovrintendente o di un altro). I nomi poi passano, dopo molti anni o dopo pochi, ma il nome del teatro e della cultura restano. Il progetto è ciò che conta innanzitutto e che guida anche l’individuazione delle persone. E dire questo non significa negare il passato, anche quello grande e importante, costruito da persone che al teatro hanno dedicato la vita come la nostra Sovrintendente. Vuol dire pensare, con responsabilità, al presente e al futuro, che richiederà energia e novità di approccio. Un futuro è fatto di grazie sinceri e profondi per ciò che è stato seminato e per chi l’ha seminato, è fatto anche di cambiamenti, è fatto anche di assunzione di responsabilità per ciò che poteva essere fatto meglio o prima o in modo diverso, ma soprattutto è fatto di desiderio di bene e di sviluppo per il Teatro e per la nostra città.

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