Pasqualino, il pizzaiolo in camicia, ex informatico, che ha aperto durante la pandemia: “Così ho trasformato la passione in mestiere, nonostante il covid”

A 30 anni ha accettato di sfidare una crisi economica senza precedenti pur avendo un posto sicuro da tecnico informatico. A luglio 2020 ha aperto la sua attività, il 'Pizzaiolo in camicia', in corso Matteotti. Specialità: pizza in teglia alla romana.
Ci vuole un pizzico di sana follia per tentare di risalire la corrente mentre gli altri ne vengono travolti. Ma a Pasqualino Milone, 30 anni, il coraggio non manca. “Ho aperto in piena pandemia, anche se un po’ smorzata. Sono uno che si butta e mi sono buttato anche in questo caso. Se non provi a fare una cosa, non saprai mai come finirà, se andrà bene o male”, dice dietro il bancone del ‘Pizzaiolo in camicia’, il suo locale di corso Matteotti.
Pasqualino ha accettato di sfidare una crisi economica senza precedenti pur avendo un posto sicuro da tecnico informatico. “Ero assunto in un negozio: contratto a tempo indeterminato, stipendio fisso, a casa il sabato e la domenica. Il lavoro mi piaceva, ma avevo una passione”. Quella delle pizze. “Ho provato a farle qualche anno fa a casa, prima con un fornellino, poi con un altro semi professionale. I miei familiari ne andavano pazzi, i miei amici pure”. Uno di loro ha un bar e gli ha proposto di affiancarlo allestendo la cucina sul retro, ma non se n’è fatto niente. “Un altro mi ha informato che si era liberato un posto che prima ospitava una pizzeria storica, alla quale ne era subentrata un’altra che però, dopo pochi mesi, aveva alzato bandiera bianca per il lockdown. E così sono arrivato io. Se mi avesse preceduto qualcun altro, poi mi sarei mangiato le mani”. All’inizio si sdoppiava. “Ho continuato a lavorare part time nel negozio di informatica e alle 12.30, appena finito di là, mi precipitavo qui. Tenevo il piede in due scarpe perché, se fosse andata male con le pizze, avrei continuato con i computer e il resto. Ma ho capito subito che era una corsa impossibile da sostenere e sin dal primo giorno ho consigliato il mio titolare di cercare un sostituto. E così ho fatto il salto mortale”. La sua specialità è la pizza in teglia alla romana, “croccante sotto, morbida sopra, molto digeribile, con un impasto leggero, non si passa poi la notte ad aprire il frigorifero e a bere. Avevo pensato anche alla pizza napoletana, ma sarebbe stato necessario un investimento maggiore”. Il nome del suo locale è lo stesso della sua pagina Facebook ed è scaturito dal mini-sondaggio tra un gruppo di amici: “E’ stato il più votato. Le altre opzioni erano Piazzaiolo imbottito, Pizzaman, Pizzaboy, Pizza per tutti pizza per uno”.
Il 5 luglio 2020, una domenica, il debutto. “Non ero sicuro di farcela, dovevano arrivare varie attrezzature. Per via delle limitazioni Covid, non è stata una vera e propria inaugurazione”. Una settimana di stop, seguita dall’apertura a tutti gli effetti. “E subito c’è stato il boom, meglio di quanto mi sarei mai aspettato”. Per coronare il suo sogno il giovane pizzaiolo è ricorso ai suoi risparmi e all’aiuto dei genitori. “Mio padre era d’accordo, come pure gli amici, erano loro a spingermi di più; invece mia mamma era contraria, ma adesso è orgogliosa di me”. Probabilmente alla base delle resistenze materne c’era, oltre alla prudenza economica, un’altra ragione. “Fa l’ausiliaria in ospedale, ha visto i malati Covid, le persone intubate. Quando la sera rincasava diceva: devo farmi subito la doccia. Era molto provata psicologicamente, forse non voleva avere un pensiero in più per la mia attività”. Pasqualino torna al luglio scorso. “Non avevo paura perché l’asporto, il mio settore, è stato toccato solo sino a un certo punto dai Dpcm che si sono susseguiti e non ho mai chiuso, come invece ha dovuto fare gran parte della ristorazione”. Ma anche lui ha tremato. “Durante i lockodwn i miei clienti che abitano fuori Cremona non potevano spostarsi. Lo stesso vale per una parte di quelli che abitano in città. Mi telefonavano: possiamo venire da lei? Io suggerivo di chiedere ai vigili”.
Il momento peggiore è stato in autunno, con il nuovo confinamento. “Non avevo idea che ci sarebbe stata una seconda ondata di coronavirus. Da un giorno all’altro il fatturato è calato del 30 per cento. Se fossi partito in sordina, sarebbe stato ancora tutto più difficile. Ma ero ugualmente preoccupato. Mi domandavo: perché le cose stanno andando peggio? Mi riprenderò? La gente si dimenticherà o si ricorderà di me?”. La risposta è scolpita nel suo sorriso. “La situazione si è stabilizzata. Sono soddisfatto, stra-contento. Sono fiero di me stesso, di provare il bello di essere un artigiano, di aver trasformato la mia passione nel mestiere che faccio. Anche se a volte non riesco ancora a crederci: ho davvero un’attività tutta mia? Mi aiuta una dipendente, Federica, e sto pensando a un’altra assunzione. Il locale è piccolo, mi piacerebbe spostarmi in uno più grande, ma non voglio esagerare. Questo sì che, al momento, sarebbe un rischio”.
Anche grazie alla sua competenza informatica, Pasqualino è molto attivo sui social. “Bisogna esserlo se ci si vuole far conoscere, pubblicizzare se stessi. Anche se poi ciò che conta davvero è la bontà, la qualità del prodotto offerto”. Ha un’altra passione: la magia, i giochi di prestigio con le carte. La sera, d’estate, poteva capitare di trovarlo aggirarsi tra i tavolini dei bar del centro a proporre ai giovani i suoi numeri. “Non è una cosa facile, ho studiato molto. Adesso non ho più tempo per coltivare e mettere in pratica questo hobby. Domani chissà… Inizialmente molti erano scettici davanti alle mie esibizioni, ma alla fine rimanevano stupiti. Quello stesso stupore che, riempiendomi di gioia, leggo sul volto dei miei clienti: “Pasqui, squisita questa romana!””.
Pasqualino Milone
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