“Non sapevo che Cremona fosse così bella”. Così i turisti arrivano e poi tornano a Cremona

Intervista dell'Intruso a Roberta Raimondi, guida turistica storica di Cremona. “I concetti restano gli stessi, cambia l'approccio, il linguaggio. Quello che desidero non è spiegare ma regalare il piacere di vedere ciò che si vede, non distribuire notizie ma appassionare”.

Il mattino ha raccontato le meraviglie della città ai ragazzi della seconda media di una scuola bresciana, il pomeriggio le ha svelate a un gruppo di adulti giunti dall’Abruzzo. “La mia agenda è piena fino all’inizio dell’estate”. Diploma al liceo classico e studi alla facoltà di Storia dell’arte dell’Università di Firenze, una perfetta padronanza dell’inglese, Roberta Raimondi fa due conti: “E’ da almeno 34 anni che faccio questo lavoro”. Un lavoro particolare, forse non sufficientemente considerato: la guida turistica. Chi meglio di lei (e dei suoi colleghi e colleghe) può sapere se Cremona è oggi più conosciuta, visitata, apprezzata di ieri?

Ha portato in giro per la nostra città schiere di italiani e stranieri, uomini e donne comuni, come pure cantanti, politici, magistrati. E anche un grande poeta: “Mario Luzi. Lui un signore e per me un onore”. La si direbbe, tanto esteso è il suo bagaglio culturale, un’insegnante. Invece non è così. “Ho cominciato facendo attività didattica nel nostro Sistema museale. Poi sono diventata guida turistica perché mi piace molto stare in mezzo alla gente”. Dopo aver partecipato a un concorso di livello professionale, ha conseguito  l’abilitazione, rilasciata allora dalla Regione, ed è stata tra le fondatrici, di Arteturismo, l’Associazione guide turistiche di Cremona, la prima nata in città, quella storica. “Era il lontanissimo 1996. Prima, diciamo così, imperava un approccio troppo disordinato e approssimativo, c’era bisogno di un rapporto istituzionale con gli enti pubblici. Dopo si sono costituite altre associazioni”. Sono stati, quelli, gli anni delle grandi mostre. “La Via Postumia, i Breughel, la rassegna I Pittori delle realtà organizzata da Mina Gregori, il Piccio. Il turismo stava crescendo, quelli non erano visitatori coltissimi ma curiosi, questo sì; cominciava la moda dell’andar per musei e mostre. C’era anche un benessere più diffuso rispetto al passato, maggior tempo libero. Cremona non era così conosciuta se non per i violini, che allora erano a Palazzo comunale, e il Torrazzo. Stop. Quelle mostre sono state il gancio, il volano per scoprire gli altri tesori della città”. Innanzitutto, il Duomo, ma anche le tante chiese: “Come San Sigismondo, la più nota, sant’Agostino, san Girolamo, sant’Omobono, san Michele, sant’Abbondio, santa Maria Maddalena. Dimenticavo: santa Rita”. Poi, la crisi del Covid. “Un deserto dei Tartari, due anni senza lavoro, a parte qualche presentazione virtuale di piazza del Comune”. Da qualche tempo la ripresa. Anche delle crociere e del turismo fluviale. “Ogni volta dalle navi sbarcano centinaia di passeggeri, inglesi, americani, francesi, tedeschi”. Una svolta è stata il Museo del Violino “con il suo valore aggiunto: essere unico nel suo genere. Piace molto anche l’Auditorium, che cattura le persone, e stanno crescendo le diverse rassegne, come lo StradivariFestival. Senza dimenticare il Festival Monteverdi del Ponchielli, gettonato forse più all’estero che in Italia, e la visita alle botteghe liutarie”.

Una guida turistica ha a che fare con schiere di adulti, giovani e giovanissimi. Roberta riesce a catturarne l’attenzione accompagnando la sua competenza con un aneddoto qui, una battuta là, simpatica, magari in dialetto. Una guida istrionica. “I concetti restano gli stessi, cambia l’approccio, il linguaggio. Che fatica. La difficoltà è non dico entrare in amicizia, parola grossa, ma in sintonia con il turista senza snocciolare la solita storiella nuda e cruda. Fornire la chiave di lettura per capire il luogo in cui ci si trova: è questa la vera soddisfazione. Quello che desidero non è spiegare ma regalare il piacere di vedere ciò che si vede, non distribuire notizie ma appassionare”. Bisogna anche essere pronti ad adattarsi agli imprevisti, affrontare l’emergenza. “Un liutaio era assente per un impegno e ho dovuto sostituirlo. No, non ricordo di aver mai detto: mi spiace, ma questa cosa non la so. Anzi, sì, quando i ragazzi, un po’ per scherzo, fanno domande del tipo: da quanti mattoni è formato il Battistero ? La frase standard di coloro che porto in giro è: non sapevo che Cremona fosse così bella, ricca di storia e a misura d’uomo. Mi dicono: è una città pulita, tranquilla, dove si capisce che gli abitanti vivono bene. Se ne innamorano e tornano”. Dopo 34 anni, è tempo di bilanci. “Il violino, Stradivari e il Torrazzo sono ancora il marchio di fabbrica della nostra città ma credo anche che si stia superando questo luogo comune. Cremona offre molto, oggi è più conosciuta di ieri nel mondo: basta guardarsi intorno. Mi sembra che si sia fatto tanto per raggiungere questo obiettivo. La mia sensazione è che la situazione sia migliorata anche rispetto al periodo pre Covid. Certo, le grandi mostre aiuterebbero, ma servono impegni economici notevoli. Cremona capitale della cultura: questo sì che sarebbe un bel colpaccio”. Tra tante luci, un’ombra, che sembra invincibile: “Il turismo, da noi, è ancora prevalentemente quello di giornata. L’unico limite è il tempo: se un gruppo si ferma per poco, cosa posso fare di più, come avvicinarlo ad altri luoghi che non siano quelli classici?”. Quando la clessidra scorre meno veloce, lei ci prova “con le visite, ad esempio, alle facciate e ai cortili dei palazzi e quella al Ponchielli, che non finisce mai di affascinare, Cerco continuamente di aggiornarmi e aggiungere qualcosa”.

L’attende un’altra giornata alla testa di una piccola comitiva di suoi conterranei ai quali farà da guida non alla scoperta di Cremona ma fuori casa, il Museo di Santa Giulia. “Una mia prerogativa è accompagnare turisti in genere ma anche cremonesi in altre città vicine, come Milano o Parma”. Alla trasferta bresciana parteciperanno gli stessi che, dopo aver visto all’opera il suo stile a Bergamo, nelle sale dell’Accademia Carrara, vogliono nuovamente accodarsi dietro a lei.

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