“Non è il momento del panico, servono buon senso e conoscenze scientifiche”

Andrea Segalini, 34 anni, cremonese, dall'aprile 2019 in forza all'ospedale di Codogno, medico della Medicina interna, il reparto del primo contagiato dal coronavirus.

Martedì 25 febbraio, metà pomeriggio: “Mi scusi ma proprio adesso sto superando i controlli per uscire dalla zona rossa e tornare a casa. Appena arrivato, richiamo io”. Una trentina di minuti dopo: “Eccomi”. 34 anni, cremonese, diploma al liceo scientifico Aselli e laurea nel 2011 all’Università Vita-Salute del San Raffaele, già varie esperienze professionali alle spalle, Andrea Segalini è dall’aprile 2019 in forza all’ospedale di Codogno, medico della Medicina interna, il reparto del primo contagiato dal coronavirus. Non è mai entrato in contatto diretto con quel paziente, ma ha lavorato fianco a fianco con alcuni colleghi e visitato persone risultate positive al test. Il campione eseguito su di lui, invece, ha dato fortunatamente esito negativo.

Dottor Segalini, prima parlava dalla sua auto: significa che non è più blindato in casa come lo era nei giorni scorsi?

“Essendo tampone negativo, sono rientrato in servizio e da ieri alle 11 ero di nuovo a Codogno”.

Si era messo in quarantena volontaria nella sua abitazione?

“Il sospetto c’era, io e tanti miei colleghi ci siamo messi in quarantena senza sapere la diagnosi. La quarantena, comunque, continua. Casa, auto, lavoro; lavoro, auto, casa: la mia vita, in questo momento, è questa. Credo siano due atti di responsabilità: in ospedale, nei contatti con le persone sono completamente bardato, non tocco niente senza indossare mascherina, guanti, copricapo, calzari e tutto il resto: poi, l’isolamento a casa”.

Perché è tornato in servizio?

“Se no i malati chi li cura? Quelli con il coronavirus e quelli senza”.

E’ intervenuto sulla pagina web del gruppo ‘Non sei cremonese se…’ dando una serie di consigli pratici e lanciando un appello contro l’allarmismo: ‘Non è il momento del panico, nel panico si commettono errori. Ma neanche sottovalutiamo la situazione’. Parole chiuse con un ‘in bocca al lupo a tutti’..

“In quei giorni ero barricato in casa a non fare niente e così, anche se non sono certo un utente abituale di Facebook, ho pensato di scrivere quel messaggio per tranquillizzare le persone che entrano nel panico. In questa fase, invece, sono necessarie due cose: il buon senso accompagnato dalle conoscenze scientifiche”.

Ha anche ringraziato ironicamente il premier Conte: ‘Darci la colpa era proprio quello che serviva’..

“Per trovare un mio post prima di quello bisogna tornare molto indietro nel tempo. Ma, quel giorno, mi ero appeno tolto la tuta e stavo andando in bagno quando ho letto su Repubblica.it le parole del presidente del Consiglio secondo il quale il contagio sarebbe uscito per un errore dal nostro ospedale. Mi è venuto un nervoso… Posso capire la critica, ma devo essere sincero: si fa fatica in questo momento di emergenza a tollerare che si cerchi il colpevole quando bisogna unicamente fare le cose che vanno fatte. E’ inutile puntare il dito quando non è chiaro il quadro. Non sto dicendo che non ci siano stati sbagli, questo lo stabiliranno le verifiche. Il mio è stato solo un sfogo”.

Dettato da quali sentimenti?

“Non mi interessano i giochi di potere, il governo, la Regione e il resto ma, questo sì, mi sento di difendere i miei colleghi che non stanno bene e quanti – medici, infermieri e tutto il personale – lavorano e si impegnano dando il massimo da alcuni giorni. Il mio compito è vedere cosa c’è di buono e andare avanti tutti insieme”.

Ha la sensazione che nella nostra città stia tornando una certa voglia di normalità?

“Lascio l’ospedale e arrivo direttamente a casa da via Milano: mi spiace, ma non posso accorgermi di che aria tira”.

Cosa ci aspetta?

“Ci tengo a dire che, se si lavora bene, tutti i problemi verranno risolti. Come ho già scritto, una Cremona compatta supererà anche questa situazione, non servono polemiche, serve rispetto delle regole. E poi si tornerà alla vita di sempre”.

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