Nel 2020 omaggiati 16 ultracentenari e 15 centenari, la storia di Alma (107 anni) e Piera (102)

Il Comune si ricorda di loro con un gesto piccolo ma carico di significato: un biglietto e un omaggio da parte del sindaco Gianluca Galimberti.

Le colonne della nostra comunità che hanno attraversato epidemie e guerre. Nel 2020 sono 16 gli ultracentenari e 15 i centenari cremonesi. Il Comune si ricorda di loro con un gesto piccolo ma carico di significato: un biglietto e un bouquet di fiori da parte del sindaco Gianluca Galimberti per le donne che tagliano il traguardo dei 100 anni, un biglietto e una rosa bianca per chi si spinge oltre; una lettera di auguri e un regalo che varia di volta in volta per gli uomini, la minoranza di questa doppia speciale categoria. “Verifichiamo prima, mettendoci in contatto con i parenti, che la signora o il signore in questione siano in casa, poi, il giorno del compleanno, provvediamo alla consegna dell’omaggio. All’insaputa del destinatario in modo che sia una sorpresa e, se possibile, durante la festa con i familiari”, dicono dalla segreteria del sindaco.
Tra le ultime ad aver ricevuto il dono Alma Molinari, che, con le 107 candeline spente lo scorso 21 settembre, è al primo posto nella classifica della longevità in città e al 223° in Italia. “Mia nonna è autosufficiente, ha appetito e, compatibilmente con la sua età, sta bene, a parte problemi con l’udito”, racconta il nipote, Giovanni (per gli amici Vanni) Raffi, 59 anni, operaio. Alma vive con la figlia, Vilma, che di anni ne ha 85. Giovanni si prende cura con amore dell’una e dell’altra (“Per me sono due mamme”), spesso si reca a casa loro, a volte si ferma a dormire. “Mia nonna si sveglia verso le 9.30, fa la sua bella colazione a base di caffellatte, biscotti e cioccolata (va pazza per quella fondente oltre che per il limone) e, se il tempo lo consente, si mette sul terrazzo a leggere La Provincia e divorare le riviste femminili. Il pomeriggio, dopo il pranzo con i classici piatti cremonesi e un bicchiere di vino allungato con l’acqua, il sonnellino e la sera la tv”. Da giovane Alma era una sarta. “Ha avuto la fortuna di fare della sua passione il suo lavoro. Ha iniziato da piccola ricamando vestitini per le bambole o le altre bambine del suo palazzo e ha continuato sino a poco tempo fa cucendo le fodere dei cuscini”. E’ rimasta vedova presto, a 46 anni. “Da quel momento ha vissuto con me, mia mamma e mio papà, che ora non c’è più. Come capitava a quei tempi, si è sposata per procura. Il marito è partito per la guerra d’Africa che lei era incinta e, quand’è tornato a casa, voleva abbracciare sua figlia, mia madre, che allora aveva un anno e mezzo ma lei è scappata perché quell’uomo era uno sconosciuto”.
Giovanni descrive così la nonna: “Una persona riservata ma, se la si coinvolge, interviene nella conversazione. Non le va molto di parlare della sua età. Ci tiene ad essere sempre in ordine, attenta all’abbigliamento. Si vanta di essere stata un bella ragazza, elegante. Le piaceva anche ballare, andava in vacanza al mare in Liguria o a Boario per le cure termali. Mi accompagnava a scuola e, la domenica, mi faceva fare il giro del cimitero ricompensandomi poi con tè e biscotti”. E’ sopravvissuta alla terribile influenza spagnola del 1918 e all’asiatica della fine anni ’50. “Non si rammenta della prima perché era troppo piccola, invece della seconda sì”. Ha ricordi vividi anche dell’ultimo conflitto mondiale. “Mi racconta che durante i bombardamenti prendeva mia madre e fuggivano nei campi”. E’ stata più forte anche del Covid. “La nonna non è stata contagiata. Durante il lockdown, visto che sono a contatto con molte persone pur lavorando in uno stabilimento che ha adottato le misure di sicurezza previste, ho preferito restare a casa mia portando loro la spesa. Comunque, le tenevo controllate, lei e mia mamma, attraverso una telecamerina”. Il 21 settembre, un lunedì, l’autista del Comune, Gigi Tagliati, ha suonato alla porta della decana delle ultracentenarie. “Ha consegnato una rosa bianca e un biglietto da parte del sindaco. Mia nonna ha sorriso emozionata. L’anno scorso Galimberti è venuto di persona, l’ha abbracciata e baciata. Lei era felicissima. E guai a toccarle i suoi doni”.

Un’altra “supernonna’, come la chiama il nipote Paolo, che, il 2 ottobre, di anni ne ha compiuti 102, è Piera Masseroni, l’ospite di Cremona solidale (nota ai lettori di questa rubrica) che, invece, il coronavirus l’ha contratto, combattuto e sconfitto. Una roccia, anche lei, che si è sempre rimboccata le maniche. Da giovane ha fatto la mondina e poi ha lavorato come collaboratrice domestica, continuando anche dopo la pensione. Nel 1969 ha perso il marito, Dante, falegname. Qualche tempo fa è stata ricoverata all’ospedale e da lì all’ex Soldi, dov’è stata contagiata. Non può camminare ed è costretta sulla sedia a rotelle, ma la sua mente è lucida. Anche Piera, come Alma, ci tiene ad essere in ordine. Pure per lei, nel giorno del compleanno, la rosa bianca e gli auguri. “Sta bene, anche se ci sente poco – dice la figlia, Maria Luisa, 73 anni -. E’ tranquilla perché è rimasta in camera con Maria, la sua amica. Non si aspettava quei fiori. Sono stato io a dirle: te li manda il sindaco. Era contentissima”.

Piera e Alma
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