Mondoni e il grande basket nato all’oratorio di Cristo Re

"Che squadra de strasoon!", commentai. E don Scaglioni mi disse: "Visto che critichi perché non alleni tu i ragazzi dell'oratorio?". E vincemmo arrivammo in serie C...

“Era una domenica mattina del 1968, da un po’ di tempo non andavo all’oratorio di Cristo Re. In quel periodo frequentavo l’Isef a Milano e giocavo a basket nella squadra Pia Marta di Brescia, a casa a Cremona venivo poco. Ma quella mattina decisi di fare un giretto all’oratorio dove ero cresciuto per assistere alla partita della squadra del mio quartiere. Allora si giocava sul campetto all’aperto appena giù dalla discesa. Mi ritrovai al fianco di Claudio Dugaria, uno che giocava benissimo al calcio, e insieme ogni tanto commentavamo i vari momenti della partita. Alla fine dissi a Dugaria: “Mamma mia, che squadra de strasoon!”, contrariato per la qualità del gioco. Poi mi incamminai verso casa ma, appena giunto sotto i portici davanti alla chiesa, sentii una mano battermi sulla spalla. Mi girai di colpo e mi trovai di fronte don Angelo Scaglioni, il prete di Cristo Re. Il quale, in tono abbastanza acceso mi disse: “Visto che critichi tanto questa squadra perchè non vieni ad allenare tu i ragazzi dell’oratorio?” Presi in parola il prete e, pur giocando sempre a Brescia, accettai di allenare questi ragazzi”.
Così ricorda la nascita del basket al quartiere Po il professor Maurizio Mondoni, classe 1946, insegnante di educazione fisica, educatore di minibasket per la Federazione Pallacanestro, presidente della Associazione Azzurri d’Italia, autore di numerosi libri sullo sport cremonese. L’ultimo dei quali ‘Cremona in azzurro 2.0’ è stato presentato in Comune proprio in questi giorni.
“Quello fu l’inizio – ricorda Mondoni – della lunga storia del basket nato in un oratorio. In quegli anni vincemmo un titolo italiano Juniores del Csi e arrivammo in serie C con il nome ‘Corona’ sulle maglie. Erano gli anni delle incandescenti sfide tra noi, la Juvi e la Sas Pellico dell’amico Grandini. Allora si giocava all’aperto e d’inverno i campi erano spesso ghiacciati. I giocatori prima dell’incontro dovevano spalare la neve e pulire il campo. Una volta divenne quasi impossibile liberare dal ghiaccio il ‘Maracanà’ (noi lo chiamavamo così) e allora cospargemmo il terreno di gioco con moltissimi litri di benzina e poi accendemmo il fuoco. Non ci aspettavamo fiamme tanto alte, il parroco don Rinaldo Boni fu costretto a chiamare il Vigili del Fuoco. Alla fine però si giocò e vincemmo noi”.
“Furono anche gli anni in cui Cristo Re ebbe il centro di minibasket più grande della Lombardia. Furono gli anni della nascita di una Polisportiva. Con Cio Italia si creò una squadra di atletica, con Corti una di scherma, con Bedani una di sci. E poi anche ginnastica artistica e, naturalmente, calcio. A un certo punto il peso della gestione ecnomica divenne troppo alto e il parroco vendette i diritti sportivi ai fratelli Reggiani, che portarono il Corona prima e la Spondi Latte poi ad altissimi livelli”.
Mondoni ricorda anche le sfide al calor bianco fra le squadre delle varie scuole cremonesi alla Spettacolo, lui prima giocatore e poi allenatore. “Nel 1967-68 c’erano oltre mille persone in palestra, non ci stava più uno spillo. Di fronte la squadre del Liceo Classico Manin e dell’Itis. Il clima era tesissimo sugli spalti, le due tifoserie si lanciavano cori e insulti. Era da poco passato il minuto 19 del primo tempo con l’Itis in vantaggio di 4 punti quando l’arbitro Gaia ricevette una tremenda bandierata in testa. Si girò, afferrò per il collo il responsabile e dichiarò la partita sospesa. Non venne più recuperata”.

L’assessore allo Sport Zanacchi, Benedini, Raineri, Mondoni e Beltrami durante la presentazione dell’ultimo libro di Mondoni intitolato “Cremona in azzurro 2.0”.

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