Miglioli, ex attaccante e titolare del bar ‘Il Cantuccio’: “Rispetto delle regole senza mettere in ginocchio alcune categorie”

Giorgio Barbieri, per la sua rubrica Fuorigioco, ha intervistato Federico Miglioli: "Penso che questa chiusura non sia proporzionata agli sforzi (e alle spese) fatti da tutti per rispettare i protocolli precedenti".

Federico Miglioli, 40 anni, è stato un discreto attaccante del calcio Dilettanti. Lunga la sua carriera, partita dal Pergocrema e passata per la Primavera del Piacenza, del Fiorenzuola, del Pizzighettone, della Casalese, del Rodengo Saiano, del Bedizzole, della Sirmionese, del Rezzato (dove è stato capocannoniere stagionale), del Castiglione e del Rivergaro. Una volta appese le scarpe al chiodo ha aperto un bar sotto i portici di via Mincio, ‘Il Cantuccio’, proprio davanti alla chiesa di Cristo Re. Un imprenditore insieme ai fratelli: il marchio ‘L’Apetito’ di via Lombardini, sale giochi, discoteche e altre
attività. Come tutti gli esercenti di locali pubblici non condivide la decisione del governo dell’obbligo della chiusura alle 18.
“Io non soffro come alcuni altri miei colleghi perché sono proprietario dei muri e quindi non devo spendere soldi per l’affitto. E poi di sera il bar è chiuso. Ma conosco amici che hanno bar in affitto in pieno centro che rischiano di chiudere la saracinesca per sempre. Purtroppo c’è una certa discriminazione anche nelle stesse categorie. Penso dunque che questa chiusura non sia proporzionata agli sforzi (e alle spese) fatti da tutti per rispettare i protocolli precedenti. Al mio bar ci sono tavoli distanziati, sanificazione dei locali, controllo della temperatura. E a chi entra con la mascherina abbassata lo facciamo notare subito. A cosa serve il coprifuoco dalle 18 alle 5 di mattina se tutte le regole vengono rispettate? Se vedi i mezzi pubblici strapieni ti rendi conto con quante incongruenze dobbiamo confrontarci. Lo stesso discorso vale per il calcio dei ragazzini. Le società hanno speso molto e usato tutti i controlli necessari. Ci rimettono solo i bambini. Intanto il calcio professionistico non si ferma”.
Miglioli e la sua famiglia hanno provato il virus sulla loro pelle. “So cosa vuole dire e credo che sia importante il rispetto delle regole. Senza però che certe categorie vengano messe in ginocchio”.

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