Michele del Monteverdi, primo a ‘Lombardia è musica’: “Nella chitarra le corde che fanno vibrare l’anima”

21 anni, nato a Cremona ed abitante a Vescovato, studente del Conservatorio Claudio Monteverdi, ha incantato la giuria di esperti del Pirellone e vinto 'Lombardia è musica', il prestigioso concorso istituito dalla Regione e giunto alla seconda edizione.
Arriva portando in spalla la custodia blu metallizzato dentro cui c’è Celeste. “Il nome dato alla mia chitarra dal giovane liutaio che l’ha costruita”. E’ con la sua inseparabile ‘amica’ che Michele Galbiati, 21 anni, nato a Cremona ed abitante a Vescovato, studente del Conservatorio Claudio Monteverdi, ha incantato la giuria di esperti del Pirellone e vinto ‘Lombardia è musica’, il prestigioso concorso istituito dalla Regione e giunto alla seconda edizione.
Non è la prima volta che l’istituto di via Realdo Colombo sale sul gradino più alto. L’anno scorso con la violinista Sofia Malvati, nella sezione archi, e ora con Michele, per la categoria strumenti a pizzico. Il papà, Fernando, chitarrista classico pure lui, si è diplomato al Conservatorio Verdi di Milano; la mamma, Paola, ha studiato per 8 anni pianoforte. I 6 figli (Samuele, Tommaso, Sebastiano, Maria Pilar, Marta e Michele, l’ultimo) hanno quasi tutti ereditato, poco o tanto, in un modo o nell’altro, la passione per la musica. “Ho cominciato a suonare a 6 anni quando mio padre mi ha messo in mano la prima chitarra”. Nel 2006 si è trasferito con la famiglia a Cernusco sul Naviglio e per due anni ha frequentato il Verdi con il maestro Paolo Cherici. Nel 2018 è tornato a Vescovato e si è iscritto al Monteverdi, presso cui ha già completato il triennio e sta seguendo il primo anno del biennio successivo. “Poi penso che continuerò con un corso di perfezionamento”.
Il ventunenne talentuoso è innamorato della musica. “Ho scoperto nella chitarra le corde che fanno vibrare l’anima, è per questo motivo che l’ho scelta”. Dopo essere stato selezionato tra i concorrenti candidati dai Conservatori lombardi, il 17 novembre si è presentato davanti agli otto giurati. “Ero emozionato perché entravo per la prima volta in un grattacielo. Ma no, non ero nervoso né avevo paura. Le mie mani si sono fuse con la chitarra, come se fosse diventata un loro prolungamento”. Si è seduto e per 40 minuti, senza pause, ha eseguito brani di Fernando Sor (fine Ottocento), Moreno Torroba (inizi Novecento) e Alberto Ginastera, un compositore moderno. “E’ con quest’ultimo che è arrivato il culmine tecnico”. Dopo l’audizione, lo studente del Monteverdi ha salutato e se n’è andato. Come lui, gli altri finalisti, tre chitarristi e tre arpiste. “Mi sono recato al Verdi a salutare il mio vecchio insegnante. Non pensavo che il risultato della gara sarebbe stato comunicato quel giorno stesso”. Invece, poco dopo, sul cellulare è comparso un messaggio: ‘Complimenti, sei il primo’. “Ho letto e riletto quelle parole, non volevo crederci, immaginavo fosse una burla. Confesso che mi sono messo a piangere. Sono tornato dal mio professore e gliel’ho detto per condividere con lui la mia gioia. Sarà difficile dimenticare quei momenti. Questo riconoscimento è una grande spinta ad andare avanti”.
Michele ha un’altra passione, non meno travolgente: l’opera lirica. “Me ne sono innamorato all’età di 13 anni quando ho sentito il ‘Barbiere di Siviglia’. E’ stato un colpo di fulmine”. Ha cominciato a studiare come autodidatta, poi si è iscritto, sempre al Monteverdi, ai corsi propedeutici di canto con l’insegnante Maria Billeri. “In media, provo con la chitarra ogni giorno per 3-4 ore, seguite da un’ora di canto. Non oltre perché il fisico non ce la fa più”. Tra una passeggiata a piedi o in bicicletta e un libro o l’altro, i suoi hobby, ascolta ogni genere di musica, non solo la classica. “Charles Aznavour, Edith Piaf, Fabrizio De André e gli altri cantautori, in testa Lucio Dalla. Il canto mi aiuta a suonare meglio la chitarra perché trasporto la sua liricità sullo strumento cercando la massima espressività dei colori e dei timbri. E’ questo connubio, penso, che mi ha permesso di vincere il concorso”. Ha un sogno: “Coltivare le mie due passioni nella speranza di debuttare come cantante accompagnato dalla chitarra invece, ad esempio, che dal pianoforte. E’ raro, ma possibile”.
Quest’estate ha commosso con la sua bravura un’altra commissione, quella degli esami di maturità dell’Einaudi, interpretando ‘Cucurrucucù Paloma’, nella versione originale spagnola di Tomas Mendez. “Un brano strappalacrime, citato da Franco Battiato in una sua celebre canzone. Parla di un uomo che muore di inedia e tristezza per essere stato abbandonato dall’amata e sulla cui tomba si posa, ogni mattino, una colomba bianca. Appunto, una paloma”. Ma adesso è il momento dei ringraziamenti: “Al mio insegnante di chitarra, Francesco Molmenti, che mi ha accompagnato non solo dal punto di vista didattico ma anche umano, e a tutto l’istituto Monterverdi, in particolare la direttrice Anne Colette, per la spinta a partecipare alla selezione regionale”.
Poi Michele si rimette in spalla Celeste, uscita dalla bottega di Fabio Schmidt (“Vibra bene e ha un canto pulito, celeste è anche il mio colore preferito”). Il pullman che lo riporterà a casa è tra due ore, ma rifiuta il passaggio. “Torno in Conservatorio, cercherò un’aula vuota e studierò”. Con le corde o la voce.
Michele Galbiati
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