Michela di ‘The Music Angels’ (Premio bontà): “Il ballo tira fuori ciò che si ha dentro e aiuta a crescere”

“Non me l'aspettavo. Quando me l'hanno detto, me lo sono fatto ripetere due volte e confesso di essere scoppiata in lacrime”. Michela Aurora Petracco, 50 anni, operatrice sanitaria alla Fondazione Sospiro, fondatrice e presidente dell'associazione culturale e sociale 'The Music Angels', è la vincitrice del Premio di bontà intitolato a Lidia Bittanti, la benefattrice cremonese mancata nel 1966.
Ha ricevuto la notizia mentre era per strada. “Non me l’aspettavo. Quando me l’hanno detto, me lo sono fatto ripetere due volte e confesso di essere scoppiata in lacrime”. Michela Aurora Petracco, 50 anni, operatrice sanitaria alla Fondazione Sospiro, fondatrice e presidente dell’associazione culturale e sociale ‘The Music Angels’, è la vincitrice del Premio di bontà intitolato a Lidia Bittanti, la benefattrice cremonese mancata nel 1966. Motivazione; “Aver saputo offrire ai suoi giovani studenti, attraverso l’arte del ballo e della musica, occasioni importanti di crescita e coesione sociale”.
La onlus senza scopi di lucro porta il nome del padre di Michela Aurora. “Si chiamava Michele Angelo ed era infermiere. Ha sempre fatto tanto volontariato e ha proseguito anche dopo essere andato in pensione aprendo, con altri, un ambulatorio nei locali dell’oratorio di sant’Agata, dove abito. Sono una fedelissima di corso Garibaldi. Avrei voluto proseguire lungo la strada di mio papà occupandomi dell’ambulatorio, ma non è stato possibile. E così l’ho fatto con la danza, la mia passione”. La generosità è un marchio di famiglia: la madre, Marelvia, distribuisce abiti ai bisognosi in un altro oratorio, quello dei Vescovato. Quella denominazione, ‘The Musc Angels’, ha un’altra origine. “Sono molto cristiana e credo che esistano sulla terra angeli in carne e ossa: sono quelle persone che vivono in serenità perché fanno del bene al prossimo”.
Michela Aurora ha cominciato a ballare a 16 anni. “Era tardi, lo so”. Fatto sta che da allora non ha mai smesso e a un certo punto ha pensato di trasmettere le sue conoscenze e la sua sensibilità agli altri. Da lei si imparano danza moderna, contemporanea e hip hop. Con una precisazione: “La mia non è una scuola di ballo classica con relativo diploma ma un corpo di ballo libero, un insieme di persone che si esprimono in questo modo e che qui ricevono un livello di istruzione sufficiente per salire sul palco”. Tra i suoi allievi ci sono, oltre a bambini, ragazzi e ragazze fragili, che si trovano in situazioni difficili, di disagio sociale. “Come figli di divorziati o vittime di bullismo”. Il ballo come cura. Ognuno ha il suo compito: chi ricama, chi si occupa delle scenografie, chi ricopre piccoli ruoli amministrativi. “E’ venuto ai miei corsi un adolescente che era stato adottato e che aveva iniziato a drogarsi. Me lo aveva affidato la mamma. Era bravissimo nella danza di strada. Poi è stato accolto in una comunità di recupero. Alla fine ce l’ha fatta a rimettersi in piedi, ha capito che grazie alla danza c’era per lui un’altra possibilità”.
La fondatrice è affiancata dalle due figlie: Sofia, 25 anni, vicepresidente, e Marika, 21, segretaria. Condividono con la mamma la particolarità e le finalità dell’associazione. “Non mi interessa tanto formare ballerini quanto aiutare i giovani ad abbracciare i giusti valori per stare insieme e nella società accettando le differenze degli altri – dice la madre -. Il ballo è un modo per parlare, sfogarsi, tirare fuori ciò che si sente dentro, rabbia, tristezza o felicità. Ma è anche una disciplina, con regole che i ragazzi devono imparare a seguire”. L’associazione è legata, “come una catena”, ad altre associazioni, a partire da Medea e dall’Avis, ed è sostenuta da molti volontari. Tra loro il fotoreporter Francesco Sessa. “Il Covid ha limitato anche la nostra attività. Attualmente gli allievi, tra bambini e adolescenti, sono 13 e siamo ospitati dall’oratorio di san Michele, dove teniamo 4-5 ore settimanali di lezione. Ma siamo in attesa di trovare una nostra sede, con l’aiuto del Comune e dell’Aler”. Poi Michela Aurora torna alla premiazione. “Il giorno in cui ho ricevuto in municipio il riconoscimento ero emozionata, emozionatissima. Il premio ancora più bello è stato sapere di essere stata segnalata dalla madre di un mio allievo”. Simone, figlio di Annalisa Baronio. “La stima degli altri è uno stimolo ad andare avanti. Spero che mio papà Michele Angelo sia contento di ciò che sto facendo”.
Post scriptum: l’altro vincitore del Premio Lidia Bittanti è Giulio Ferrari, 21 anni, l’ambientalista che ha ripulito il Parco Asia, allo Zaist. Ce ne eravamo occupati nella rubrica dello scorso 14 ottobre (leggi). L’Intruso è felice, nel suo piccolo, di avergli portato fortuna!
‘The Music Angels’ con Michela Petracco in basso
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