Maradona, il grande calciatore che fuori dal campo non è stato certo esempio da seguire

Il giornalista Giorgio Barbieri racconta Diego Armando Maradona, recentemente scomparso: il personaggio controverso, il grande calciatore che alla Cremonese ha segnato tre volte.

La scorsa settimana se n’è andato un grande campione di calcio, forse il più grande di tutti i tempi. Difficile infatti fare un paragone fra Maradona e Pelè, i due hanno giocato in epoche diverse e in un calcio che negli anni era cambiato molto. I due in comune hanno una infanzia tribolata, entrambi sono nati in quartieri poveri dove vivere voleva dire sopravvivere. L’argentino e il brasiliano hanno patito la fame, sono cresciuti per strada, non hanno provato il valore degli affetti. Però adoravano dare calci ad un pallone, spesso fatto di stracci, in mezzo alle pozzanghere e ai rifiuti. Grazie alle loro qualità tecniche hanno trovato la strada giusta per scappare da baraccopoli e favelas, sono diventati famosi. Hanno assaggiato il sapore della celebrità,  hanno conosciuto il valore del ‘dio denaro’, sono diventati gli idoli del mondo del pallone. In campo sono stati i migliori per milioni di persone, nella vita hanno scelto strade diverse.

Maradona, che è morto a 60 anni, è stato un personaggio controverso. Non ha saputo gestirsi e probabilmente nessuno lo ha aiutato a farlo. Perché l’immagine che noi abbiamo di Diego è quella di un uomo sovrappeso, quasi sempre sotto l’effetto di droghe, violento e sempre polemico. Chi lo ha conosciuto davvero invece, accanto a questi lati negativi, mette in risalto il bene che ha fatto per la povera gente. Proprio ieri il magistrato Francesco Nuzzo mi raccontava della storia che ha conosciuto da un sacerdote del napoletano. Ogni settimana Maradona si recava a visitare i bambini dell’orfanotrofio e portava loro di tutto (cibo, giocattoli e denaro), non ha mai voluto che uscisse la notizia. “La beneficenza – diceva – si fa nell’anonimato più completo. Ho sofferto nel silenzio, adesso voglio aiutare nel silenzio”.

Diego Armando Maradona ha incrociato la Cremonese nella sua gloriosa carriera quattro volte, sempre in serie A, e per tre volte ha segnato ai grigiorossi. Il primo confronto risale al campionato 1984-85: 1-0 per i partenopei al San Paolo il 25 novembre 1984 e 1-1 il 14 aprile allo Zini, con rete grigiorossa di Bonomi. Le altre due partite si riferiscono invece al campionato 1989-90, l’anno del secondo scudetto del Napoli. Maradona giocò e segnò il pareggio (1-1) sul campo neutro di Monza il 24 settembre 1989 dopo il vantaggio di Dezotti e poi fece una doppietta nella gara di ritorno al San Paolo vinta 3-0 dai padroni di casa.

Il mio contatto con questo campione è stato da giornalista, come per molti altri, di pochi minuti durante le interviste al termine delle partite. Ricordo l’abbraccio con il connazionale Dezotti e la scena quando indossò la maglia grigiorossa dicendosi orgoglioso dei nostri colori davanti al presidente Domenico Luzzara. Ricordo quando si recò all’ospedale per trovare il tifoso grigiorosso Fornaroli ferito gravemente alla stazione ferroviaria di Pontevico dopo un derby Brescia-Cremonese. Ho sentito in questi giorni tanti giocatori ex grigiorossi che hanno incrociato Diego come avversario. Tutti mi hanno parlato di un giocatore correttissimo in campo. Aveva una parola per chi sbagliava un calcio di rigore, dava la pacca sulle spalle al portiere appena battuto, non si lamentava per i falli subiti. Rampulla ricorda il gol di testa (una vera rarità) subito a Monza in campo neutro. Garzilli, Piccioni, Bonomi, Ferraroni, Montorfano lo descrivono come un avversario leale. Rizzardi, che ha giocato con lui nel Napoli 1990-91, racconta di una persona umile e generosa, sempre pronta a mettersi al servizio dei compagni.

Fuori dal campo Diego non è stato certo un esempio da seguire. Il male più grande lo ha fatto a sé stesso, al suo fisico, alla sua immagine. Scelte che fanno parte del personaggio ma che non riusciranno mai a cancellare quello che è stato il giocatore di calcio Diego Armando Maradona.

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