L’ex attaccante grigiorosso Nicoletti dopo 42 giorni (forse) può tornare a casa

Ricoverato sotto ossigeno ha perso in dieci giorni entrambi genitori. A Giorgio Barbieri dice: "Questo incubo lascerà per sempre dentro di me una profonda ferita".

“Tampone negativo. In questi giorni dovrei fare il secondo e se va bene torno a casa dopo 42 giorni”. Così Marco Nicoletti, classe 1959, uno dei più importanti ex attaccanti della Cremonese, in grigiorosso dal 1983 al 1988, da anni allenatore di squadre Dilettanti della provincia di Cremona. Adesso è ancora a Vicenza, a casa dei genitori. Ma se tutto va bene in questi giorni tornerà a casa per riabbracciare la compagna e il figlio Leo, che porta il nome della gelateria che ha aperto a San Nicolò in provincia di Piacenza. Per Marco Nicoletti sono stati quarantadue giorni di sofferenze e paure. “Il 9 aprile sono andato a Vicenza perchè le condizioni di mio papà Ferdinando si erano aggravate. Era ricoverato in ospedale da una ventina di giorni, colpito da diverse patologie e i medici ci hanno consigliato di portarlo a casa. Dopo qualche giorno ha cominciato ad avere febbre alta e difficoltà di respirazione. Portato in ambulanza in ospedale, dopo un paio di giorni lì ci hanno comunicato che aveva contratto il covid 19 e ci hanno immediatamente messo in quarantena. Mia sorella Michela e mio fratello Mauro a casa loro, io con mia mamma. Il giorno di Pasquetta ci hanno avvisato che il papà era morto e che non si poteva nemmeno fare il funerale perchè lo avevano già cremato. Aveva 90 anni. Nei pochi giorni in cui era rimasto a casa tutti avevamo contratto il virus e siamo stati colpiti da febbre alta. Mia mamma Luciana è morta il 23 aprile, dieci giorni dopo mio padre. Aveva 88 anni. Io ho cominciato a sentirmi male poco dopo, non stavo più in piedi, mi sembrava di respirare acqua e non aria. Mi hanno ricoverato in ospedale e per dieci giorni sono rimasto con la mascherina dell’ossigeno sempre attaccata alla bocca, 24 ore su 24. Ho rischiato di essere intubato. Nel frattempo erano stati ricoverati anche i miei fratelli. Devo dire che mi hanno curato bene, sono stati bravissimi nell’evitare il passaggio alla ventilazione assistita. Non posso dire di avere visto la morte in faccia ma ho avuto tanta paura. Oggi sto bene, mi sento in salute. Aspetto solo con ansia l’esito del secondo tampone. Mia sorella è nelle mie stesse condizioni, mio fratello invece non ha ancora superato i problemi polmonari. Una intera famiglia travolta dallo tsunami del covid 19, i nostri genitori sono stati portati via dal virus nel giro di pochi giorni. Provate a immaginare cosa ho provato e cosa sto ancora provando”.
Marco ha parole di elogio per i medici e il personale infermieristico dell’ospedale di Vicenza. “Si sono trovati di fronte ad una situazione di emergenza, come è avvenuto a Cremona e, nonostante i reparti pieni e i continui ricoveri, hanno saputo reagire ed hanno raddoppiato le forze per salvare il maggior numero di vite. Nei giorni in cui sono stato a letto sotto ossigeno ha visto la disperazione negli occhi di chi è stato mio compagno di camera. E lui probabilmente avrà visto la stessa disperazione nei miei occhi. Adesso che tutto è passato voglio solo tornare a casa, abbracciare la mia compagna e mio figlio, riprendere la vita normale. Per il calcio forse ci sarà ancora tempo più avanti. Ma questo incubo lascerà per sempre dentro di me una profonda ferita”.

Marco Nicoletti
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