Le sardine a Cremona: chi sono, come sono nate e cosa pensano

L'Intruso Gilberto Bazoli intervista Alessandro, Stefano ed Elena, un insegnante e due studenti universitari, portavoci delle sardine di Cremona.

L’invasione spontanea senza bandiere, generali e nemmeno capitani, fatta non di post ma di volti e nomi, arriva a Cremona. L’appuntamento con le Sardine è venerdì 20 dicembre, alle 18.30, in piazza della Pace. Chi sono queste persone che sembrano venute dal nulla e che in un lampo si sono conquistate il centro della scena? Ecco Alessandro, Stefano ed Elena, un insegnante e due studenti universitari, che hanno parlato anche a nome dell’altra dozzina di organizzatori del flash mob.

Come vi siete avvicinati al movimento?

“Abbiamo visto Mattia Santori (l’ideatore delle Sardine) in tv e letto le sue parole sui social contro l’odio e il sovranismo. Ci siamo detti: sono le stesse cose che pensavamo noi, ma quasi di nascosto per l’impressione che gli altri usassero un’altra lingua”.

Quando avete deciso di uscire allo scoperto in città?

“All’inizio c’era entusiasmo ma anche prudenza. Poi la carissima collega di uno di noi e la sua ex maestra hanno dato il loro sostegno, la loro benedizione all’iniziativa. E i dubbi si sono dissipati. In V elementare, 20 anni fa, quell’insegnante aveva fatto scrivere agli alunni: ‘Popoli diversi per una sola pace'”.

Siete assediati…

“Le Sardine diventeranno un partito? Chi c’è dietro? Mattia è un esaltato? Domande che ci scivolano addosso. Se le Sardine diventeranno un partito, saremo i primi a dire: ciao”.

E corteggiati…

“Dà grande carica l’appoggio del mondo della cultura: gente come Renzo Piano, Nicola Piovani, Alessandro Gassmann, Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose”.

Corteggiati dalle forze politiche…

“A livello di partito non ci sentiamo rappresentati da nessuno”.

Prima d’ora avete militato in qualche formazione?

“Uno di noi si è candidato, tempo fa, in una lista civica del suo paese. Per il resto, no. Non inseguiamo gli spot, ma siamo interessati alla vera politica”.

Quale sarebbe?

“Quella che Paolo VI definiva ‘la forma più alta della carità’. Lo stesso principio a cui si ispira il sindaco Gianluca Galimberti. Pensiamo che, negli ultimi due anni, sia stata sdoganata, anche da personaggi politici, una violenza verbale, sui social e nelle parole pronunciate. Una violenza che non è molto diversa da quella fisica. L’asticella dell’odio si è alzata, lo si vede anche a scuola, tra i ragazzi che stanno emulando i comportamenti degli adulti. Sono state legittimate anche forme neofasciste e di chiusura nei confronti del diverso”.

Cos’altro respingete della politica attuale?

“Il voler semplificare, la pretesa di risolvere in dieci minuti problemi mastodontici e radicati nel tempo. Siamo invece per una politica che, oltre ad affrontare questioni urgenti, sappia progettare a lungo termine con azioni i cui risultati si possono vedere tra trent’anni”.

Siete contro Salvini?

“Non siamo contro di lui ma il suo stile, la politica della generalizzazione. ‘Tutti gli immigrati sono delinquenti’ equivale a ‘Tutti gli italiani sono mafiosi’. Semplificare e banalizzare. Alessandro ha lavorato nel campo profughi di Ventimiglia: ci sono cristiani, ortodossi, musulmani, ebrei. Gli immigrati non sono una massa informe”.

E contro Giorgia Meloni?

“Il suo ‘sono donna, madre, cristiana’ si può anche dire. Non va, però, più bene quando significa ‘io sono il bene e tutto il resto è male'”.

Siete di sinistra?

“Siamo cittadini, né di sinistra, né di centro. O meglio, possiamo simpatizzare per il centrosinistra, ma non ci riconosciamo pienamente in questo schieramento. Qualche giorno fa un ragazzo ci ha detto: sono un liberale di destra e vi appoggio”.

I riflettori sempre accesi: non sta succedendo tutto troppo in fretta?

“Per evitare di prendere strade sbagliate siamo sempre in strettissimo contatto con Mattia”.

Non temete di avere vita breve come i Girotondi?

“Crediamo che i Girotondi siano nati in un momento in cui i tempi non erano ancora maturi. Oggi si è arrivati a una spirale di odio e paura mai raggiunta in passato. Non sappiamo quale sarà il futuro delle Sardine, prima o poi ci si dovrà dare delle regole. In ogni caso, se dovessero finire, avrebbero fatto capire alle persone con le loro stesse idee che non sono più sole”.

Il vostro programma in 6 punti non rischia di essere generico?

“Non si può pretendere da un piccolo gruppo, che avrebbe dovuto nascere e morire a Bologna e invece ha avuto una risonanza mondiale, di elaborare un ampio programma dettagliato. Quelli sono i punti irrinunciabili del movimento, non ci siamo stupiti che siano pochi e semplici”.

Chiedete l’abrogazione del decreto sicurezza di Salvini…

“Niente di strano visto che sin dall’inizio le Sardine si sono dichiarate antirazziste e antifasciste”.

Tanti stanno cercando di mettere il cappello, il marchio su di voi…

“Se dovesse accadere che qualcuno rivendichi la proprietà politica delle Sardine, lasceremo. Lo si è proclamato sin da subito: le Sardine non hanno appartenenza politica”.

E tanti altri vi attaccano…

“A qualsiasi tipo di attacco dobbiamo sempre rispondere senza violenza. Un piccolo esempio. Una signora ha scritto sul profilo Facebook di uno di noi tre: ‘Ma andate a fare la pulizia dei fossi che imparate qualcosa di utile’. Risposta: ‘Grazie di cuore del consiglio, ci penserò. E’ sempre bello imparare cose nuove’. Attenzione, però: non violenti ma non remissivi’.

Avete invitato ad andare in piazza della pace con un libro o una poesia. Perché?

“La cultura è l’unica arma che abbiamo contro l’ignoranza, la superficialità e la banalizzazione. La cultura vince sempre”.

O con uno strumento musicale…

“Ci piaceva connotare l’esperienza della Sardine cremonesi con l’identità della città”.

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