La traversata del Caimano dedicata alla salute del globo e a don Rini, rimandata al 2021

L'Intruso Gilberto Bazoli intervista Maurizio Cozzoli, il 'caimano del Po' che, nuotando nel Grande fiume, precedeva la barca con la statua della Vergine durante la tradizionale processione della Madonna di Brancere (quest'anno sospesa).

L’ha saputo una decina di giorni fa. “La processione della Madonna di Brancere non ci sarà a causa del Covid e del rischio assembramenti. Peccato”. Maurizio Cozzoli, 67 anni, insegnante di educazione fisica (in pensione dal prossimo primo settembre), conosciuto da tutti e da tutti chiamato il ‘caimano del Po’, che nuotando nel Grande fiume precedeva la barca con la statua della Vergine, ha accolto con filosofia (forse proprio perché la filosofia è una delle sue passioni) la decisione di annullare il tradizionale corteo del giorno di Ferragosto, festa dell’Assunta. “Bisogna rispettare le regole e io sono il primo a farlo”.

La manifestazione si ripete da più di 40 anni richiamando sempre una grande folla lungo le rive del Po e all’approdo, al lido Ariston. “Vi ho partecipato per la prima volta, su proposta di Sandro Talamazzini, nel 2000. Da allora non ho più smesso saltando, per problemi di salute, solo l’edizione 2019. Ma da allora sono rinato, rifiorito”, dice Cozzoli. Il ‘caimano’ si tuffa nelle acque del Po, lo specchio davanti alle Canottieri, e, con la forza delle sue braccia accompagna la processione fluviale sino al Sales. Un tratto di 11 chilometri. Una passeggiata per lui e i suoi polmoni infaticabili se paragonata alle altre centinaia di traversate. “La prima? Il 16 settembre 1985: Portofino-Sestri Levante. La più lunga? Quella, compiuta il il 14 febbraio 1993, nel Rio Panama in Argentina: 88 chilometri. La più affascinante? Il periplo di Manhattan. La più difficile? Lo Stretto di Gibilterra, gli ultimi 4 chilometri sono andato controcorrente: solo in pochi ce l’hanno fatta. Ricordo ancora il dolore alla spalla destra, una cosa spaventosa. Sentivo come degli spilli sul torace per l’acqua fredda dell’Atlantico”. Non si è mai ritirato per problemi fisici, ma confessa che una volta ha avuto paura. “Camerun, fiume Wouri: la tribù del posto mi aveva messo in guardia dagli ippopotami che stavano sdraiati sul fondo e potevano emergere improvvisamente. Ma è andato tutto bene”. Pure il Po ha le sue insidie. “Il punto più difficoltoso, che conosco a memoria, di quegli 11 chilometri è rappresentato dai gorghi davanti al pennello delle Colonie padane. Bisogna fare attenzione anche quando si passa sotto il ponte, tra un pilone e l’altro, dell’autostrada”. Cozzoli ha una memoria di ferro. “La mia prestazione migliore è stata nel 2004: un’ora, un minuto e 30 secondi. 70 bracciate al minuto. Il Po era più alto e questo mi facilitava”.

Prima come rappresentante dell’Italia nelle più importanti maratone internazionali, poi, dal 1984, da protagonista di traversate in solitaria, Cozzoli ha nuotato in giro per il mondo. Ogni Ferragosto, però, tornava a casa. “Sono un atleta ma un atleta devoto alla Madonna, la fede è la bussola che orienta il mio cammino spirituale e terreno tra i miei contemporanei. Mi sono affezionato alla Madonna del Brancere, uno dei momenti più emozionanti della cerimonia è quando, dopo essere andato a raffica, arrivo vicino al Sales e mi dicono di fermarmi perché dietro di me stanno sopraggiungendo le barche a remi con la statua. Poi i barcaioli la portano a spalle sul prato e io depongo un bouquet di 7 rose rosse, simbolo dei 7 doni dello Spirito Santo”.

Ma il Covid ha messo tutto in discussione. “La mia stagione è saltata, avrei dovuto nuotare lo scorso 31 maggio, per l’ottavo anno consecutivo, nel Canal Grande, poi in Grecia, all’isola di Patmos, e attraverso lo Stretto dei Dardanelli. Durante lo stop sono state chiuse le piscine e non ho potuto allenarmi. Finalmente ho ripreso a farlo alla Baldesio, non mi sembrava vero. Sarei stato nelle condizioni di essere accanto anche stavolta alla Madonnina, ma non sarà possibile. Mi spiace, ma non si può fare altrimenti”. Il ‘caimano’, che dopo la laurea in filosofia (conseguita a 62 anni con una tesi sul ‘De beata vita’ di sant’Agostino: forse l’impresa più grande) spera di fare il bis in teologia, dedica i suoi sforzi negli oceani, nei mari, nei laghi e nei fiumi a una nobile causa. Umanitaria o religiosa. “Avrei intitolato la traversata 2020 del Brancere alla salute totale del globo terrestre, minacciata dal coronavirus, con un ricordo speciale per don Vincenzo Rini, mio amico e cappellano del Po, portato via dalla pandemia. Tutto rimandato all’anno prossimo, con la stessa dedica”.

Il Caimano del Po

 

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