La maestra Elena volontaria al Cremunich: “Finalmente il sapore della normalità”

Elena Crotti, 29 anni, insegnante in una scuola per l'infanzia, fa parte dell'esercito di più di cento volontari che ha contribuito al successo, lo scorso fine settimana, di Cremunich, l'Oktoberfest cremonese.

Si è fatta fare la treccia e ha indossato, sopra il camice bianco, il vestito nero con il tipico grembiule rosso. Tutto in perfetto stile bavarese. “Ognuna di noi si è ingegnata per trovare l’abbigliamento, io l’ho acquistato su Amazon. Gli zoccoli di legno? No, quelli non li ho messi perché c’era da camminare: solo domenica sera ho percorso otto chilometri”. Elena Crotti, 29 anni, insegnante in una scuola per l’infanzia, fa parte dell’esercito di più di cento volontari che ha contribuito al successo, lo scorso fine settimana, di Cremunich, l’Oktoberfest cremonese, la kermesse organizzata da Tanta Robba Events e dall’associazione Gli amici di Robi.

Nel 2020 la manifestazione era stata fermata dal Covid ed è tornata quest’anno a proporre boccali di birra, stinchi di maiale o canederli, musica all’insegna della socialità in un luogo speciale e ‘glorioso’ come l’hub vaccinale, oggi chiuso, della Fiera. “Ogni tanto ci pensavo: caspita, qui sono venuta a vaccinarmi e qui ho accompagnato mia nonna a farlo. Guarda un po’ dove mi ritrovo”, continua Elena. La festa è andata in scena all’interno e all’esterno dei padiglioni di Cà de’ Somenzi per tre giorni attirando circa 1.400 visitatori al giorno, con i posti esauriti quasi subito. “Tanti, tantissimi i ragazzi, ma c’erano anche molte famiglie. Si respirava un bel clima, con la voglia di fare qualcosa che avesse finalmente il sapore della normalità. Le mascherine nascondevano il sorriso delle persone ma il sorriso era scolpito nei loro occhi. E’ stata la ripartenza autunnale”.

Si è svolto tutto nel rispetto delle norme di sicurezza anti coronavirus, dagli ingressi contingentati all’obbligo del green pass. “Le cose sono andate bene, in tranquillità e serenità. La birra? Quella, ovviamente, non mancava anche se devo dire la verità: non sono una sua grande amante. Una sera ci ha fatto visita il sindaco Galimberti, abbiamo scattato una fotografia insieme. Sono venuti anche i rappresentanti della Vanoli. Ho offerto il mio piccolo contributo di volontaria anche durante le precedenti edizioni, siamo sempre gli stessi e le stesse, come in una grande famiglia. Spesso si aggiungono volti nuovi. Si vive spalla a spalla. Ognuno ha la sua mansione, stavolta mi sono occupata della ristorazione: accompagnavo le persone ai tavoli, che poi pulivo e igienizzavo, come ho fatto anche con i vassoi. Io e gli altri del mio turno arrivavamo alle 17 e si continuava sino alle 3 di notte ma prima delle 4 non ero mai a casa. E’ stato molto impegnativo, però ne è valsa davvero la pena perché è sempre gratificante aiutare, mettersi a disposizione, fare qualcosa per qualcun altro secondo le proprie capacità. Ci sentiamo di dare affetto”.

Il festival è stato, forse più che in passato vista la delicatezza del momento, un’occasione di incontri, vecchi e nuovi. La giovane maestra ne ricorda tanti, uno più degli altri: quello con i ragazzi del baskin, lo sport inclusivo di squadra giocato da disabili e normodotati insieme. “Sono venuti in Fiera e finalmente ho potuto rivederli. Si tratta di persone con molte fragilità e, con il Covid, non era il caso di metterli a rischio. Faccio parte della squadra di baskin ma anch’io ho preferito in questo periodo non essere quasi mai in contatto con loro perché con il mio lavoro sono in mezzo a tanta gente. Ho toccato nuovamente con mano la loro felicità. Il baskin è l’unico sport che prevede l’obbligo di almeno una donna. Ho partecipato alle trasferte della squadra, come quella in Lussemburgo, e ho fatto l’ufficiale di campo ai campionati europei di Bassano. Dopo quasi due anni di stop, il giovedì della settimana scorsa sono finalmente ripresi gli allenamenti”.

Elena è tornata tra i bambini della sua scuola. “Un lavoro, quello di maestra, che volevo fare sin da piccola, non mi vedo in un altro posto se non lì”. L’appuntamento è per il Cremunich 2022, rigorosamente con treccia, camice bianco, vestito nero e grembiule rosso. “Anche se, con la mia carnagione e i miei occhi scuri, ho poco della tirolese – sorride – e più della siciliana”.

A sinistra Elena Crotti
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