La ciclista Patrizia che “tira” gli atleti non vedenti al traguardo…alla libertà

Due ori alle Olimpiadi di Atlanta del 1996 con Caludio Costa. Patrizia Spadaccini non ha mai smesso di pedalare e continua a dedicarsi al ciclismo paralimpico.

Un vero campione è anche quello che fa vincere un compagno di squadra, soprattutto se questo è portatore di handicap. Patrizia Spadaccini, cremasca, classe 1960, per vent’anni è stata la migliore ciclista del nostro territorio. In azzurro nel 1978 nell’inseguimento su pista, campionessa italiana su strada nel 1984, oro nella ‘4 passi Dolomitici, in gara nel 1985 al mondiale su strada (ventesimo posto), bronzo nel 1986 ai campionati italiani nell’inseguimento individuale e partecipazione ad un Tour de France, argento nel 1987 negli italiani su pista. E, soprattutto, record nazionale sull’ora al Vigorelli di Milano (41,554 km) e sui 100 chilometri (29’42″54). Poi tanto agonismo fra gli amatori sino a che un giorno l’ex campione Sergio Bianchetto le propose di guidare un tandem in coppia con un non vedente.
“Conobbi Claudio Costa – racconta Patrizia Spadaccini – a Vercelli. Lui era un ragazzo cieco dall’età di 19 anni, amava la bicicletta. L’ho portato in pista al nostro velodromo e insieme abbiamo cominciato a macinare chilometri su chilometri. Due allenamenti al giorno, ma quel che contava era il feeeling che si stava creando fra noi due. Io ero il pilota e dovevo entrare in sintonia con lui, capire quando era il momento di spingere e quello per rifiatare. Io avevo il compito di tirare, lui quello di prendere il mio ritmo. L’atleta ipovedente deve avere massima fiducia in chi lo guida, deve saper leggere anche nella sua testa. Lui si accorge se non sei tranquilla ed hai dei problemi, capisce ogni tuo stato d’animo. Io e Costa siamo andati alle Paralimpiadi di Atlanta nel 1996 ed abbiamo portato a casa due medaglie d’oro. Primi nel chilometro e primi nella 3 chilometri con partenza da fermo. Essere su quel palco e sentire suonare l’Inno d’Italia è una emozione che non si può descrivere, se ci penso mi viene ancora oggi la pelle d’oca. Perchè all’Olimpiade rappresenti il tuo Paese e se vinci il senso di appartenenza diventa dieci volte più forte. Eppure non eravamo partiti bene, si era verificato un problema tecnico e siamo arrivati alla gara quasi per fortuna. Perchè l’organizzazione aveva anticipato di un’ora (senza avvisarci) l’orario della partenza della nostra gara ed io avevo insistito per andare al velodromo un po’ prima, per cominciare a vivere il clima agonistico e per assistere alla gara degli altri. Meno male, altrimenti saremmo stati eliminati per non esserci presentati al via”.
Patrizia Spadaccini non ha mai smesso di pedalare. Adesso il suo lavoro è quello di mental coach dello sport, ma ha continuato a dedicarsi al ciclismo paralimpico. Ha vinto ancora tanti titoli italiani nel suo ruolo di guida di ipovedenti, l’ultimo dei quali l’anno scorso a Bassano del Grappa in sella con la sarda Ilaria Meloni. “Lo sport per i non vedenti – dice Patrizia – li aiuta anche nella vita di tutti i giorni. Sbucciarsi le ginocchia ogni tanto per fare sport non fa altro che bene. E ogni volta che salgono in sella vivono emozioni diverse. Ilaria Meloni quando siamo insieme in bici mi dice sempre: sento l’aria sulla faccia, sono libera, leggera. E spettinata…”.

Patrizia Spadaccini con Ilaria Meloni
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