La banalità del bene: Robert, studente 17enne, il supereroe della famiglia

L'Intruso Gilberto Bazoli racconta la storia di Robert Craciun che quest'anno ha vinto, insieme a Iris Zanicotti, il Premio di bontà intitolato a Lidia Bittanti.
Da quando ha perso la madre, ha indossato i panni dell’adulto ed è diventato ancora di più il centro, la colonna della casa: segue costantemente il fratellino nello studio, sbriga le faccende domestiche e aiuta il padre, affetto da disabilità. Parafrasando il titolo del celebre libro di Hannah Arendt (‘La banalità del male’), Francesco Perinetto, l’insegnante di religione che ha segnalato il suo studente, definisce tutto questo ‘La banalità del bene’. E’ Robert Craciun il secondo supereroe senza poteri speciali ma con una grande forza di volontà. A questo ragazzo di 17 anni iscritto alla quarta dell’Istituto agrario Stanga e abitante a Casanova del Morbasco, insieme con l’altra vincitrice Iris Zanicotti, sua quasi coetanea, sono stati assegnati mille euro del Premio di bontà intitolato a Lidia Bittanti. Motivazione della commissione presieduta dall’assessore alle Politiche sociali e della fragilità Rosita Viola: ‘Per l’affetto manifestato in continui atti di responsabilità e di sacrificio nei confronti della famiglia’.
Robert è arrivato dalla Romania in Italia con i genitori nell”aprile 2006. “Avevo 3 anni.”. Una situazione, la sua, non facile. “Mia madre soffriva di ipoacusia, un disturbo all’udito, ci sentiva per metà. La stessa malattia di cui è affetto anche mio padre”. Robert parla al passato della mamma, Ada Florentina. “Se n’è andata nel 2019, il 31 agosto, portata via da un tumore che l’aveva colpita qualche anno prima”. La donna riposa in Romania, a Focsani, la città (73.000 abitanti) d’origine di Robert. Sono rimasti in tre: lui, il papà Gheorghe, che è nato nel 1974 e fa l’operaio, e Leonardo, il fratellino di 10 anni. “Mi sono preso cura della sua istruzione sin dai tempi dell’asilo insegnandogli a contare e distinguere i colori. Ricordo che quando frequentavo le elementari arrivavo a fatica alla sufficienza e volevo preparare Leonardo perché facesse bella figura. I miei erano impegnati e non avevano tempo per lui”. Il figlio maggiore continua a stare vicino al figlio minore nello studio. “Ci sto mettendo grande dedizione. E’ un modo per recuperare quello che non ho potuto fare io nel senso che alla sua età non sono riuscito a dare il massimo”. Quello di Robert è quasi un riscatto indiretto pensando all’infanzia non facile che ha avuto. “Non nascondo che quei momenti non sono stati semplici: alle elementari ero un po’ emarginato, messo in ultima posizione, parlavo poco”.
Anche il padre ha bisogno del suo sostegno. “Andavo io alle udienze di mio fratello, ci andavo con la mamma facendole da interprete. Ora l’interprete lo faccio per mio papà accompagnandolo, ad esempio, in banca o dandogli una mano in altre incombenze amministrative”. Un compito, quello di traduttore, che Robert, grazie al suo italiano ben padroneggiato, svolge con successo. “Per imparare la nuova lingua, da bambino compravo ogni settimana i fumetti di Topolino, ne ho una collezione enorme”. Ed è sempre lui, da quando la mamma non c’è più, ad occuparsi della casa. “Aiuto papà facendo e stendendo il bucato, spolverando, mettendo un po’ in ordine le stanze. E anche cucinando. Mi dedico a queste attività al termine delle lezioni on line o tra un corso e l’altro”. E stirare? “No, quello ancora no”. Il professor Perinetto traccia l’identikit dello studente dello Stanga: “E’ molto educato, a modo, timido, senza grilli per la testa, buono”. I suoi, ha scritto l’insegnante nella lettera di segnalazione al Comune di Cremona, “sono semplici tratti di un serio impegno che Robert porta avanti giorno per giorno con il sorriso sulle labbra e in maniera riservata sia con i compagni sia con i docenti e che, mi pare, certo non sfigura nel confronto con altri esempi di dedizione al prossimo”.
Questo giovane già adulto nonostante la sua età ha un interesse particolare: “Mi piace la politica, nazionale e locale. Chissà, magari, da grande, potrei tentare di imboccare questa strada. Ma prima ci sono il diploma e dopo, mi auguro, l’Università”. Nell’attesa si gode il premio che gli è stato assegnato. “Era un venerdì: il prof mi ha chiesto se poteva proporre il mio nome, gli ho risposto che partecipavo volentieri. Quando mi hanno detto che ero stato scelto, mi si è risollevato il morale perché sino a quel momento non avevo mai vinto niente. Ho ricevuto qualche complimento, anche da compagni di altri corsi che mi conoscono. Cercherò di portare questo titolo un po’ più in alto”. Aggiunge il suo insegnante: “E’ stato contento perché quel riconoscimento è un atto di attenzione che non sempre c’è nella scuola, dove spesso ci si sente un numero tra i numeri”. E le reazioni a casa? “A dir la verità, il mio fratellino sembrava più interessato ai mille euro”, sorride Robert. Per poi tornare serio: “Papà era orgoglioso di me. Credo che anche la mamma lo sarebbe stata”.
Robert Craciun
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