Ivana, moglie del libraio-gentiluomo Ettore Spotti: “Ho deciso di tenere aperto per lui”

L'Intruso Gilberto Bazoli è tornato alla libreria Spotti. Ha parlato con Ivana Spotti, 71 anni, moglie di Ettore Spotti,73, lo storico libraio di Cremona portato via dal coronavirus.

Due studentesse entrano trafelate mostrando il cellulare: “Signora, ce l’ha questo dizionario?”. Squilla il telefono: “E’ arrivato il romanzo che ho prenotato?”. Un anziano si aggira tra gli scaffali: “Sto cercando qualcosa sugli stili degli arredi nei secoli”. La vita, dietro le vetrine in corso Matteotti, è ripresa. Non era per niente scontato. “Ho deciso di continuare per lui”, annuncia, oltre la lastra di plexigrass, Ivana Spotti, 71 anni, moglie di Ettore Spotti,73, lo storico libraio di Cremona portato via dal coronavirus.
La coppia, molto conosciuta in città, ha inaugurato la sua prima libreria nel 1986, in corso Vacchelli. Poi, nel 2000, lo spostamento nell’attuale sede, dove c’era un colorificio. Ma Ettore, diploma di geometra, aveva cominciato ben prima come agente della Rizzoli suonando i campanelli, con un gruppo di collaboratori, a proporre le enciclopedie che si acquistavano a rate. Gli uffici erano in piazza Vida. Mezzo secolo passato insieme, lei e lui, tra le pagine e a dare buoni consigli. Poi tutto sembrava essersi fermato.

“Il 9 marzo è uscito di casa con le sue gambe ed è stato ricoverato all’ospedale Maggiore, da quel momento non l’ho più visto né sentito. Pochi giorni dopo, il 21 marzo, se n’è andato per sempre. Il 7 settembre avremmo celebrato i 51 anni di matrimonio, per i 50 abbiamo fatto una grande festa”, dice Ivana. Un dolore immenso, una perdita incolmabile. Anche per il futuro del negozio “Inizialmente volevo cederlo, non vedevo alternative. Non riuscivo a immaginare me e la libreria senza di lui”. Ma il coraggio non manca a questa donna che, come il marito, ha sempre una parola gentile per tutti. “Ho pensato: se me ne sto a casa a non fare niente è peggio”. E così, il 18 maggio, il giorno della ripartenza, era lì, al suo posto. “Certo, niente è più come prima”. Anche per quanto riguarda il lavoro. “Era mio marito che si occupava della contabilità. E’ dura, ma, almeno per ora, sto riuscendo a tenere aperto, anche se da sola, grazie alla mia esperienza e al fatto che so dove mettere le mani. Sì, la voglia di andare avanti c’è. La ripresa? Non mi lamento, diciamo così. In particolare, sono molte le richieste delle biblioteche che possono usufruire del sostanzioso bonus libri messo a disposizione dalla legge Franceschini. Ma sono tornati anche i clienti di prima”. All’inizio un po’ meno, probabilmente per la difficoltà, l’imbarazzo di ritrovarsi davanti a quel vuoto tra i libri d’arte o, sul retro, in mezzo ai classici. “In tanti mi hanno fatto sentire la loro vicinanza, ma a colpirmi di più sono stati i giovani dimostrandomi l’affetto che avevano per Ettore. Molti mi hanno offerto la loro disponibilità a venire qui a dare un mano. Tra loro un amico che mi ha detto: mio figlio ha finito le superiori, te lo mando. Ma ho dovuto rispondere di no, non posso assumere”. E’ stata costretta a declinare anche l’invito del Comune di organizzare la Fiera del libro, che dal 1986 al 2019 ininterrottamente ha messo in piedi con il marito. “Scusate, ma in questa situazione proprio non ce la faccio”.

Ogni giorno, alle 8.30, Ivana, che nel frattempo si è trasferita da fuori città a Cremona, tra la campagna e il centro, si reca, prima di alzare puntuale alle 9 le saracinesche, al cimitero. “Parlo tanto con mio marito, penso che mi ascolti. Credo sia lui a darmi la forza di resistere, mi ha fatto capire di essermi vicino. Era molto attaccato a questo luogo, e io voglio continuare in suo ricordo. Lo faccio per lui”. Gli deve un tributo anche Cremona. “Non abbiamo ancora deciso perché sono presa da tutti questi cambiamenti, ma con Claudio Ardigò, in caro amico che insieme con Ettore organizzava gli incontri con gli scrittori, stiamo pensando a un’iniziativa, un momento particolare”. Il libraio-gentiluomo lo merita perché come ha detto Andrea Vitali, uno degli autori di casa in corso Matteotti.,“dava l’idea di essere un’istituzione che si spendeva in modo completamente gratuito per il bene della città, della cultura, della letteratura. Di una persona così non si può perdere la memoria”.

Ettore e Ivana Spotti
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