“Il teatro è il paese del vero”: tributo al Filo per l’attore cremonese Walter Benzoni

Spettatori in coda e Filo gremito, martedì, per la serata tributo a Walter Benzoni, attore e regista, il volto, la storia, l'anima stessa del teatro cremonese.
Sul palco c’erano i suoi allievi, giovani e soprattutto meno giovani, e in platea i suoi ammiratori, quelli che hanno avuto la fortuna di vederlo recitare dal vivo e quelli che si sono dovuti accontentare di sentirne parlare. Spettatori in coda e Filo gremito, martedì, per la serata tributo a Walter Benzoni, attore e regista, il volto, la storia, l’anima stessa del teatro cremonese.
Nato il 2 marzo 1929, Benzoni, come ha scritto Fabrizio Loffi, “è stato instancabile protagonista per oltre mezzo della scena teatrale. Non si era mai voluto allontanare dal quartiere di via Aselli, dove tra il Filo e il Monteverdi, per scelta etica, si è svolta la sua attività artistica, rigorosamente in forma ‘dilettantistica’, ma di una qualità superba che nulla ha mai avuto da invidiare al professionismo”. Un talento che, com’è stato sottolineato, lo ha portato a collaborare con nomi come Giorgio Strehler e Roberto Benigni.
Da alcuni attori cresciuti con Benzoni è nato il Gruppo Studio di Teatro che per quarant’anni ha segnato la vita del teatro cremonese. Lo spettacolo era in programma nel 2020, a un anno dalla morte del grande artista, scomparso nell’agosto 2019, ma ci si è messo di mezzo il Covid.
Dopo il saluto di benvenuto di Giorgio Mantovani, presidente dell’Associazione Filodrammatici, e di Ornella Righelli, compagna (nella vita e sulla scena) di Benzoni e regista della rappresentazione, il sipario si è alzato su ‘Walter e noi’, questo il titolo. Inframmezzata dalla lettura, affidata a Fabio Biselli, di alcune considerazioni (Gigi Proietti, Giorgio Strehler, Pier Paolo Pasolini) sul paradosso e il fascino del teatro, dove niente è vero e niente è falso. Come dice Victor Hugo: “Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulle guance, un sole che esce da sottoterra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco”. Poi è toccato a loro, gli eredi di Benzoni e i testimoni del suo entusiasmo contagioso. Impossibile non citarli tutti: Nicola Arrigoni, Roberta Benzoni, Fabio Biselli, Pierantonio Bonetti, Daniela Coelli, Maurizio Dall’Olio, Germano Denti, Mario Carotti, Milena Fantini, Manuela Galli, Enrico Masseroli, Agostino Melega, Antonella Poi, Luca Riboni, Tino Rossi, Antonio Setola, Enrico Tomasoni, Manuela Vairani, Adriana Ziglioli. Oltre, naturalmente, alla moglie di Benzoni. Vestiti di nero, uno dopo l’altro, chi dal palco, chi dalla platea o dalla galleria, hanno interpretato una pagina delle opere di grandi autori. Da Samuel Beckett a Raymond Queneau, da Garcia Lorca a Cesare Pavese. Il lamento biblico del profeta Isaia accanto a ‘Na telefunada’, divertente testo dialettale molto applaudito (come il ‘Congedo della Moscheta’, di Gigi Manfredini). Ornella Righelli ha proposto ‘La follia di Macbeth’, di William Shakespeare.
Uno dei momenti più commoventi è stato rivedere per qualche attimo, nel video in bianco e nero proiettato sullo schermo, lui, Benzoni, impegnato nella recita dell’‘Ultimo nastro di Krapp’ (Beckett), e risentire la sua voce. Sono anche stati ricordati i suoi compagni di viaggio, purtroppo molti, che non ci sono più.
Poi le luci si sono accese ma, stavolta, il Filo non si è svuotato subito perché bisognava lasciare il tempo ad attori e spettatori di scambiarsi le emozioni e le immagini di una serata speciale.
Benzoni in scena
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