Il regalo in musica di Beatrice alla nostra città colpita e ripartita

L'Intruso Gilberto Bazoli ha intervistato Beatrice Magnani, 31 anni, pianista cremonese trasferita in Versilia, che ha dedicato a Cremona la "sua" Chaconne di Bach.

“Un’idea nata spontaneamente, è il mio modo di rendere omaggio a tutte le persone coinvolte in questa tragedia”. Per Beatrice Magnani, giovane pianista cremonese, il “modo” di ricordare la sua città colpita dal coronavirus e ora ripartita non poteva che essere la musica. Ha eseguito la Chaconne, uno dei brani più conosciuti di Bach, interpretandola magistralmente e con grande partecipazione emotiva, e l’ha messa in rete. Il regalo di un’artista.

31 anni, nata e vissuta sotto il Torrazzo, Beatrice Magnani ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di 6 anni con la pianista russa Ludmilla Krylova, madre del violinista Sergej Krylov. Ha vinto numerosi premi in concorsi nazionali ed internazionali ed è già salita sul palco di alcuni dei più importanti teatri. Da un paio d’anni si è trasferita a Camaiore, in Versilia. “In questi mesi in cui eravamo tutti costretti a rimanere chiusi con i nostri pensieri, mi sono sentita in dovere di mettermi al pianoforte e continuare a studiare per mantenere la forma psico-fisica. Un lavoro quotidiano che ognuno di noi fa sempre, come il centometrista che non può mai smettere di allenarsi. Ho reagito all’isolamento accostandomi a nuovi pezzi da aggiungere al mio repertorio e che rispecchiavano la particolarità di quel periodo vissuto da tutti noi”. Ha cominciato con Rachmaninov. “Ma erano brani molto tribolati e tormentati. E così, dopo qualche tempo, ho sentito la necessità di ripulirmi dal dramma e tornare alle origini, al classicismo, al barocco. A Bach, che prediligo da sempre. Mi è venuto in mente che della sua Chaconne, una composizione per violino (il simbolo della nostra città), c’era una trascrizione famosissima di Busoni per pianoforte. L’aura di queste note, il loro senso di profondità, l’austerità e la sacralità che avverto dentro questo maestoso capolavoro mi sono stati utilissimi per riflettere su quanto successo nella nostra città e nel mondo. Avevo bisogno di immergermi in questi sentimenti. Ho suonato e, diversamente da tutte le altre volte, registrato il pezzo in casa. Era una fotografia del momento: blindata nella mia abitazione, non davanti a un Fazioli ma con il mio pianoforte, oltretutto scordato perché si era rotta una corda”.

Ne sono scaturiti 15 minuti e 19 secondi intensi ed emozionanti, anche senza il pubblico. Un video “di appassionata riflessione incentrata sul nostro vissuto interiore. Una musica, quella di Bach, che è quasi la parola di Dio, qualcosa che viene dall’alto. Un brano, per così dire, in attesa. In attesa degli sviluppi di ciò che ci riguarderà nei prossimi mesi”. Poi la seconda fase, la pubblicazione sui social. “Un passaggio, se devo essere sincera, non ponderato. Non pensavo che suscitasse tutto questo interesse, mi hanno scritto dall’America, e pure dal Giappone. La musica riesce ad entrare dentro di noi e a far vibrare il nostro animo. È un’amica fedele che ci ha accompagnato in questi tempi di silenzio e di buio, che può aiutarci ad affrontare i problemi. Anche a trascenderli”.

Durante la chiusura forzata, la pianista non si è mossa dalla Toscana. E’ tornata a Cremona a giugno. “I miei familiari, per fortuna, stanno bene. Anche noi abbiamo avuto delle perdite, persone particolarmente amiche che purtroppo non hanno superato la malattia. Ho fatto un giro in centro, ho trovato una città abbastanza popolata e visto tanta voglia di ricominciare. Queste scene fanno bene al cuore. La prima metà del 2020, finita da poco, è stata terribile, speriamo sinceramente che la seconda sia l’inizio del recupero per tutti”. Anche per lei. “Al momento ho in cantiere collaborazioni con gli ex compagni dell’Accademia di Imola – dovevamo suonare per celebrare il 250° anniversario della nascita di Beethoven ma è finito tutto sotto l’uscio a causa del contagio – e con due componenti dell’Orchestra di Padova e del Veneto (OPV), insieme ai quali ho studiato al Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano. Siamo tutti in attesa di capire se sarà possibile realizzare questi progetti, diciamo che la prospettiva c’è”.

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