“Il piano vaccinazioni? Sono ottimista. Non possiamo permetterci di sbagliare”

L'Intruso Gilberto Bazoli ha intervistato Stella Bellini, 43 anni, architetto, consigliere comunale, che si è offerta come volontaria per testare il vaccino tutto italiano GRAd-Cov2.

La profilassi di massa anti Covid in Italia scatterà agli inizi del nuovo anno con la somministrazione di una prima tranche di 10 milioni di dosi tra gennaio e marzo. Per la distribuzione verranno allestiti più di 1.500 gazebo a forma di primula, il fiore della primavera, il simbolo della rinascita. Alcuni vaccini sono già pronti. Altri, come quello tutto italiano GRAd-Cov2 (ideato, prodotto e brevettato dalla ReiThera), sono nella fase della sperimentazione. Stella Bellini, 43 anni, architetto, consigliere comunale eletta in rappresentanza di +Europa nelle liste del Pd, presidente della commissione Territorio, si è offerta come volontaria per testare il GRAd-Cov2.

Come sta andando?

“A Roma, all’ospedale Spallanzani, e Verona hanno già cominciato, a Cremona non ancora: il via era previsto per novembre ma è stato rinviato, probabilmente a gennaio”.

Nell’attesa si è sottoposta ad esami?

“Ho fatto il sierologico a settembre perché presto servizio alla Croce Rossa, ma non ho anticorpi: continuo ad essere una cavia appetibile per il vaccino”.

E’ l’unica cremonese coinvolta?

“Penso di essere stata la prima a candidarmi, ma so di altri cremonesi che si sono proposti. Alcuni mi hanno chiamato e ho detto loro di chiedere al Maggiore, come ho fatto io”.

Perché si è fatta avanti?

“E’ una cosa venuta dal cuore, molto spontanea, ho deciso subito che volevo farla. Ci ho riflettuto qualche giorno, ma ero determinata. Il vaccino è l’unica strada per uscire da questa situazione terribile. Credo nella scienza e ho pensato di dare un mano”.

C’è chi ha paura dei vaccini già autorizzati. Lei non ne ha a provarne sulla sua pelle uno ancora in fase di verifica?

“Un po’, ma non più di tanto. Invece l’altra paura, quella per i vaccini che hanno superato tutti i test, è per me incomprensibile”.

In alcuni Paesi la vaccinazione è già partita mentre in altri casi è ancora in corso la sperimentazione.

“Più vaccini ci saranno e meglio sarà perché assisteremo alla corsa ad accaparrarsene da parte degli Stati”.

C’è chi ha sollevato dubbi sui tempi rapidi delle autorizzazioni.

“Io invece mi fido perché i protocolli sono sempre quelli. Se è stato autorizzato il via libera significa che tutti i trial hanno dato il risultato atteso. I tempi sono velocissimi perché siamo ancora in pandemia. La minaccia peggiore è il Covid, non il vaccino. Vorrei capire quali sono i fantasmi agitati per parlare di una presunta pericolosità del vaccino visto che, come ogni farmaco, è sottoposto a protocolli rigidi”.

Il commissario straordinario per il coronavirus, Domenico Arcuri, assicura che gli italiani saranno vaccinati entro il settembre 2021 ma Massimo Galli, primario infettivologo del Sacco di Milano, frena. Sta con Arcuri o Galli?

“Con Galli, senza dubbio. Preferirei che avesse ragione il commissario, ma temo ce l’abbia il medico”.

Il piano vaccinazione funzionerà?

“Spero di sì, voglio essere ottimista. Saranno poi i fatti a dirci se l’ottimismo è ben riposto oppure no. Non possiamo permetterci di sbagliare. I cittadini dovranno fare la loro parte mentre chi ha delle responsabilità dovrà aiutare a capire senza sofismi ma mettendosi al servizio, spiegando le cose e non calandole dall’alto, ascoltando”.

Secondo lei, la vaccinazione dovrebbe essere obbligatoria?

“In termini scientifici ed epidemiologici, sì. Dal punto di vista politico, sociale e antropologico non sono una grande amante dei divieti”.

C’è chi non vuole saperne di vaccinarsi.

“Come ho detto, sotto l’aspetto sanitario, la vaccinazione dovrebbe essere obbligatoria, non così sotto sotto quello dei diritti civili. Ma il no dovrebbe essere supportato da argomenti razionali. Bisogna aiutare a capire che vaccinarsi non è rischioso”.

Cosa replica a chi parla di dittatura sanitaria?

“Chi parla di dittatura sanitaria si richiama, velatamente o meno, al Ventennio”.

A chi si riferisce?

“Ai negazionisti, che vengono cavalcati da Salvini e dalla Meloni. Stanno strumentalizzando l’angoscia delle persone, un’angoscia che va presa nella più alta considerazione perché è concreta. Non si può lasciare all’estrema destra la rappresentanza delle giuste esigenze della gente”.

Cosa risponde agli irriducibili del no al vaccino?

“Si spera che siano il minor numero possibile. Quando mi capita di parlare con i no vax, la mia argomentazione fondamentale è che un tempo, quando non c’erano i vaccini, la mortalità infantile raggiungeva livelli incredibili. Basta vedere i registri parrocchiali. Se poi si vuole discutere dell’opacità degli interessi sui brevetti, non mi pronuncio, ma è un altro piano”.

71 medici hanno sottoscritto una lettera in cui sottolineano “la necessità di definire strategie di lungo termine per riorganizzare” la sanità cremonese che “soffre da tempo, ben prima della pandemia, di un progressivo depotenziamento”. Cosa ne pensa?

“Come cittadina sono un po’ preoccupata per l’operatività ridotta del nostro ospedale e la chiusura di alcuni reparti. Risulta difficile accedere ai servizi per i malati no Covid. I medici hanno stilato quel documento bipartisan ma a oggi – vorrei essere smentita – non sono pervenute risposte soddisfacenti. Ci aspettiamo, come cittadini prima ancora che come amministratori, che la salute sia messa al primo posto anche per quanto riguarda le cure delle altre patologie”.

Sarà un Natale diverso. Giusto così?

“La libertà di movimento è una limitazione, è vero. Ma qual è il motivo? Evitare che le persone muoiano. Se è questo il fine, la limitazione di spostamenti è tutto meno che dittatoriale. Per quanto essa sia corretta come indicazione, è chiaro che certa comunicazione da parte del governo non aiuta i cittadini ad accettare con serenità e senso civico quelle che sono restrizioni tutto sommato comprensibili””.

Con chi trascorrerà il 25 dicembre?

“Vediamo, i miei familiari sono a Cremona. Se ce ne sarà bisogno, mi piacerebbe dare una mano alla Croce Rossa. Ho frequentato il corso e sono diventata volontario. Non vado sulle ambulanze ma faccio uno o due turni alla settimana svolgendo mansioni come la raccolta alimentari e rispondere al centralino”.

Lei è una radicale: cos’avrebbe detto Marco Pannella di tutto questo?

“Pannella era un libertario con però un profondo rispetto per le istituzioni: non avrebbe agitato l’argomento della dittatura sanitaria, ma avrebbe chiesto trasparenza”.

Stella Bellini

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