Il giardino di via dei Tigli rinato grazie a Nino: “Facile stare alla finestra e criticare, è più giusto dare una mano”

Si chiama Antonino Scalia, ha 57 anni e fa l'infermiere. Residente del quartiere 9 Giordano-Cadore, da qualche anno tiene pulita e abbellisce l'area verde tra via degli Aceri e via dei Tigli. In sinergia con il comitato di quartiere, il Comune avvierà un 'patto di collaborazione' con consulenza dell'agronomo e assicurazione al volontario.

Vasi di fiori intorno, sculture e casette per gli uccelli sugli alberi, prato seminato. Da piccolo parco abbandonato a oasi verde curata e protetta. Il giardino pubblico tra via degli Aceri e via dei Tigli è rinato grazie alla dedizione e all’impegno di Antonino Scalia (Nino per gli amici), 57 anni, infermiere. Non chiede niente in cambio. “Perché lo faccio? Amo il quartiere, la città in cui vivo e vorrei che fosse così per tutti”.
Incastonato tra le case e ombreggiato, il parchetto è adesso un angolo incantevole, anche se ancora poco conosciuto. Nino abita in uno dei condomini accanto. “Era un posto bello, ma andava alla deriva. Ho cominciato qualche anno fa tenendo pulita l’area e raccogliendo con la ramazza le foglie secche e i rifiuti, di ogni tipo”. Una vera e propria bonifica. “Ho poi continuato creando decorazioni di rame e mettendole tra i rami. Sono a forma di animale: aquila, cervo, scoiattolo, farfalle, rane”. I bambini vanno pazzi per quelle sculture nascoste dalle fronde. Con il passare del tempo la passione è cresciuta e l’infermiere indossa i panni e impugna gli arnesi del giardiniere, in media, con il caldo e il freddo, ogni due giorni. Tutt’intorno ha deposto, a spese sue, vasi di fiori coloratissimi (gerani, primule, rose, margherite), che cambia quando appassiscono. “Dopo ancora ho sistemato casette e ciotole con l’acqua per gli uccelli. Mi piace il loro cinguettio, il loro canto: ora vengono merli, gazze ladre, tortore”. A Nino la creatività non manca. “I miei pazienti hanno costruito con gli stuzzicadenti una piccola nave. Io l’ho dipinta e trasformata in un altro vaso di fiori”.
Il parco ha cambiato volto e gli abitanti della zona vi si sono affezionati. Anche difendendolo. “Un pomeriggo è arrivato in bicicletta un tizio e ha iniziato a caricare sulla cassetta i vasi. Ma un vicino, il signor Mario, si è affacciato alla finestra e lo ha fermato”. Un altro giorno ha regalato all’infermiere una delle soddisfazioni più grandi. “Un’anziana che da mesi non usciva di casa si è fatta accompagnare dalla badante per vedere i fiori: per lei è stato come scalare l’Himalaya. Ringrazio tutti coloro che, portando una rosa o dando un consiglio, mi spingono ad andare avanti”. Tra loro c’è Maria Cristina Arata, storica presidente del Comitato del quartiere 9 (Giordano-Cadore): “Dopo aver scoperto quest’angolo tornato a splendere, ho chiesto alla gente del posto di chi fosse il merito. Si tratta di una persona, come altre ce ne sono qui, speciale, che si dà da fare. Un esempio positivo per tutti”. Anche l’amministrazione municipale si sta interessando. Un primo sopralluogo dell’assessore Luca Zanacchi con la presidente del Comitato di quartiere è stato seguito, la settimana scorsa, da un altro di Donatella Boccali, responsabile del Centro quartieri-beni comuni, e del giovane agronomo dell’ente, Alberto Ferrante. “Abbiamo concordato con il signor Nino di condividere un ‘patto di collaborazione’ mettendogli a disposizione una piccola consulenza, soprattutto nei cambi di stagione, per quanto riguarda piante e fiori. E, cosa che ci interessa molto, verrà sottoscritta un’assicurazione”.
Intanto, Nino ha delimitato con le corde l’area dove ha seminato l’erba. Quando crescerà, le corde verranno tolte. Questi e altri interventi vanno di pari passo con la costante manutenzione del giardino. “Lo so, non è un impegno da poco, ma ci metto il cuore. Aspettiamo sempre che siano gli altri a fare qualcosa, ma è giusto che siamo noi a dare una mano. E’ facile stare alla finestra o, peggio, criticare. Sono contento soprattutto per le persone del quartiere perché vedono un luogo valorizzato e lo sentono come proprio”.
Oltre che giardiniere, l’instancabile infermiere si è inventato anche artista. Come la moglie, Maria Vita, infermiera pure lei, è originario di Piana degli Albanesi (Palermo), patria di una comunità che affonda le radici nei secoli ma che – o, forse, proprio per questo – ha sempre guardato con coraggio e apertura al futuro. I suoi componenti, compresi i coniugi Scalia, parlano con orgoglio l’albanese antico misto al greco. E l’amore, non da turista ma sconfinato e viscerale, per la Grecia ha spinto Nino a dipingere con la vernice, sulla parete prima grigia dei garage del suo palazzo, un murales ispirato a quel Paese: le case bianche, il contadino a cavallo, il pope. “Non sono certo un pittore, mi sono messo alla prova. Ho chiesto consigli sulla prospettiva, ci ho messo tre mesi per completare il lavoro”. Ma si prepara già a un’altra sfida: “Vorrei affrescare un muro qui intorno con un quadro grazie alla partecipazione dei bambini lasciati liberi di disegnare ciò che desiderano”. Il suo entusiasmo e la sua generosità fanno pensare che presto un altro pezzo di quartiere rinascerà.

Il giardino di cui si prende cura Nino
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