Il dottor Borghesi tornato dalla pensione per l’emergenza, dopo 12 mesi è ancora in reparto: “C’è bisogno e non me la sento di restare fuori”

Nel giugno 2016, dopo 42 anni di servizio, il dottor Borghesi, ex primario di Anestesia e rianimazione dell'ospedale Oglio Po, era andato in pensione. “Quando si afferma che non ci sono anestesisti, avverto una pugnalata al cuore. Un problema che si trascina nel tempo e che rimane".

“Un eroe? Non lo sono per nulla. Sono semplicemente un cittadino che ha voglia di fare la sua parte in momenti così delicati”. Era il 5 marzo 2020, l’inizio di tutto. Dodici mesi dopo Luigi Borghesi, 71 anni, ex primario di Anestesia e rianimazione dell’ospedale Oglio Po, uno dei medici rientrati dalla pensione per unirsi alla lotta contro il coronavirus, è ancora al suo posto: in reparto. “Ho sempre detto di essere a disposizione e ho mantenuto questo impegno”.

Nel giugno 2016, dopo 42 anni di servizio, il dottor Borghesi, un nome da tutti conosciuto a Casalmaggiore e oltre, aveva salutato colleghi, infermieri e pazienti. Ma, nel 2019, era stato pubblicato un bando con cui si chiedeva se qualcuno dei medici che avevano svestito il camice bianco fosse disponibile a riprendere l’attività. Borghesi aveva deciso di partecipare. “E così ho cominciato, anzi, ricominciato”. In quel periodo è stato bombardato dalle offerte, decisamente più allettanti dal punto di vista economico, della sanità privata. “Ma non mi interessavano. A me importava solo fare qualcosa per l’ospedale in cui ho trascorso una vita e che è alle prese, anch’esso, con la carenza di anestesisti. Una carenza che ha varie cause: riduzione degli specialisti, mancanza di programmazione, pensionamenti, blocco del turn over”. Prima dell’epidemia, l’ex primario si recava all’Oglio Po tre giorni la settimana. Ma il Covid ha cambiato tutto. A Borghesi era stato chiesto di restare e lui non si era tirato indietro. Alcuni colleghi avevano contratto il virus ed era ancora più indispensabile rinforzare un settore chiave già in grande sofferenza.

Gli anestesisti all’Oglio Po sono cinque. “Parlando in generale, quello della loro insufficienza è un problema che si trascina nel tempo e che rimane – spiega Borghesi -. Più una struttura è decentrata, come nel caso della nostra, e più le difficoltà aumentano. Inizialmente, quando sono stato richiamato per il coronavirus, il mio impegno era tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, nell’ambulatorio di valutazione pre-anestesiologica. Poi mi è stato chiesto di andare in sala operatoria: ce ne sono quattro e io ora mi occupo di una di esse, Faccio 3 sedute la settimana”. La terapia intensiva è ancora destinata in gran parte ai malati Covid. Quindi, l’attività chirurgica non d’emergenza è sospesa e gli interventi non urgenti vengono rinviati. “Mezzo ospedale è bloccato da questa situazione”.

Anche all’Oglio Po sono stati e continuano ad essere mesi drammatici, senza precedenti. Mesi che l’ex primario ha vissuto in prima persona senza risparmiarsi, portando il suo bagaglio di esperienza, competenze, passione. “Certo, per ognuno di noi e anche per me quello alle spalle è stato un anno contrassegnato dalla preoccupazione, pesante. Ma, tutto sommato, gestibile. Quello che faccio lo faccio molto volentieri”. La fine del buio sembra ancora lontana. “Si spera di uscirne con la vaccinazione. Anch’io sono stato già vaccinato, con la doppia dose”. Da quando è tornato al suo amato lavoro, Borghesi è legato all’ospedale da un contratto della durata di 6 mesi. “L’ho rinnovato lo scorso gennaio e, quindi, la sua scadenza è a giugno”. Facile prevedere che anche in quel momento dirà di sì. “Quando si afferma che non ci sono anestesisti, avverto una pugnalata al cuore. E siccome so che c’è questo bisogno, non me la sento di restare fuori”.

Il dottor Borghesi e il ritorno in corsia per l’emergenza

Luigi Borghesi
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