Il dottor Borghesi e il ritorno in corsia per l’emergenza: “Sono un cittadino che ha voglia di fare la sua parte”

L'Intruso parla con Luigi Borghesi, 70 anni ("71 ad aprile"), ex primario di Anestesia e rianimazione all'ospedale Oglio Po, uno dei medici rientrati dalla pensione per unirsi alla battaglia contro il coronavirus.

Dopo 42 anni di servizio aveva salutato colleghi, infermieri e pazienti. Ma non ha resistito al richiamo ed è tornato in reparto. Pochi giorni fa gli hanno chiesto di rimanere e lui non ha avuto esitazioni a rispondere di sì. 70 anni (“71 ad aprile”), ex primario di Anestesia e rianimazione all’ospedale Oglio Po, Luigi Borghesi è uno dei medici rientrati dalla pensione per unirsi alla battaglia contro il coronavirus.
Tutti, a Casalmaggiore e dintorni (pure oltre), lo conoscono. “Ho smesso nel giugno 2016. Nel 2019 è uscito un bando con cui si chiedeva se qualcuno di noi pensionati fosse disponibile a riprendere e ho deciso di partecipare. E così ho cominciato, anzi, ricominciato, con un contratto di tre mesi, poi rinnovato per altri tre e dopo ancora per sei”.

Dal 2016 al 2019, anche se gli hobbyes non gli mancano (“Sono un apicoltore”), è restato comunque nel mondo della sanità occupandosi, da libero professionista, di terapia del dolore e cure palliative. “In pratica, non mi sono mai riposato”. In quel periodo è stato bombardato da “tantissime richieste”, economicamente assai più allettanti, dal settore privato, “ma non mi interessavano. A me importava solo fare qualcosa per l’ospedale in cui ho trascorso una vita e che è alle prese, anch’esso, con la carenza di anestesisti. Una carenza che ha varie cause: riduzione degli specialisti, mancanza di programmazione, pensionamenti, blocco del turn over. Con il coronavirus tanti operatori, compresi gli anestesisti, si sono ammalati e il problema, già cronico, si è aggravato ancora di più”.

Prima dell’epidemia, l’ex primario si recava all’Oglio Po tre giorni la settimana, si occupava delle visite anestesiologiche pre-ricovero e solo di tanto in tanto era richiesta la sua presenza in sala operatoria. Ma il Covid-19 ha cambiato tutto. “La settimana scorsa il dottor Mario Riccio, il responsabile di anestesia che ha preso il mio posto, mi ha proposto di restare. Ho accettato subito, per una serie di motivi: perché mi rendo conto che c’è bisogno e per garantire un minimo di efficienza, soprattutto per interventi non procrastinabili, come quelli portati a termine nell’ultimo periodo, tra i quali una frattura e una lesione al tendine che andava suturato di un paziente trasferito da Cremona. Invece gli interventi programmabili, quelli sono tutti fermi”. Risultato: “Ora in sala operatoria ci sono tutti i giorni, dalle 8 alle 14. No, il lavoro non mi pesa: mi sento di farlo, altrimenti avrei lasciato perdere, e di aver mantenuto le competenze acquisite in tutti questi anni”.

Anche all’Oglio Po sono ore difficili. “Al Pronto soccorso è stato allestito, come a Cremona, un filtro per la sicurezza delle persone e aperto un reparto per i pazienti contagiati. L’allarmismo non va mai bene, ma ho la certezza che i provvedimenti messi in atto andavano presi, a livello nazionale e regionale. La cosa più difficile da gestire è l’eccessivo numero di malati. Limitare la diffusione del contagio è fondamentale, significa prendere tempo. E’ vero che poi si è creato del panico, ma siamo stati tutti spiazzati. E’ facile criticare dopo, non dobbiamo però dimenticare che siamo di fronte a una situazione dilagante e sconosciuta. Il panico, ripeto, non va bene ma penso che la gente abbia capito e, alla fine, le regole siano state rispettate”.

Il dottor Borghesi è presidente del Comitato per la difesa e il rilancio del suo ospedale. “Cremona e Casalmaggiore devono sostenersi l’un l’altro, invece si e’ continuato a spogliare presidi sanitari come il nostro, strutture al servizio del territorio e che ora sono in prima linea contro il coronavirus. Spero che l’importanza del loro apporto venga riscoperta e finalmente compresa anche dai politici, da chi ha responsabilità. Bisogna riportare la sanità pubblica all’efficienza del passato”.

Non chiedete all’appassionato di api che non ha mai smesso il camice bianco se è un eroe. “Non lo sono per nulla. Sono semplicemente un cittadino che ha voglia di fare la sua parte in questi momenti così complicati. Quando si dice che non ci sono anestesisti sento una pugnalata al cuore. E’ per questo che sono di nuovo qui, al mio posto”.

Luigi Borghesi
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