Il barbiere col baffo al posto di Dario in via Mantova: “Coronavirus o no, bisogna osare. I clienti torneranno…”

L'Intruso Gilberto Bazoli è tornato in via Mantova e ha intervistato Marco Sgagliardich, 45 anni, che, in piena crisi Covid è subentrato nell'attività dello storico barbiere Dario Lucini.

Amore per il suo lavoro, determinazione e coraggio. Molto coraggio. E’ questa combinazione che ha spinto Marco Sgagliardich, 45 anni, ad andare controcorrente e, in piena crisi Covid, aprire un’attività. Quella, antica e sempre più rara, di barbiere. “E’ la sicurezza in te stesso che ti porta a non avere paura”.
Marco, nato a Cremona e residente a Sospiro, ha rilevato il negozio storico di via Mantova 37, che l’ex titolare, Dario Lucini, aveva chiuso il 31 dicembre 2020 dopo aver impugnato pettine e forbici per 64 anni (leggi qui).

Il suo successore lo ha inaugurato da pochi giorni. Dietro le vetrine l’arredamento è mutato radicalmente. Ora spiccano un murales (su carta da parati) raffigurante un paesaggio metropolitano, poltrone e banco di lavoro nuovi, placchette di metallo sulla parete del grande specchio e, in un angolo, un vecchio telefono nero ancora funzionante. L’impressione generale che se ne ricava è quella di un locale ‘caldo’, accogliente. “Una miscela di gusto retrò e passione per la modernità che possa essere gradita dagli anziani ma anche dai ragazzi: è questo il mio stile”. Dietro la mascherina, barba e baffi a manubrio spiegano la scritta bianca all’ingresso: ‘Barberia dal baffo’.

Come lascia indovinare il cognome, il giovane coiffeur discende da una famiglia di istriani. “Mio papà, Edmondo, è un profugo arrivato in città all’età di 9 anni e che poi ha trovato un impiego alle poste”. Il figlio non ha seguito le orme paterne. “Sin da bambino mi piaceva tantissimo andare dal barbiere”. In seguito non ha cambiato idea. “Ho frequentato l’Accademia nazionale acconciature miste, Anam, che aveva la sede in via Fornaciari ma che ora, come tante altre cose a Cremona, non c’è più”. Lì ha conosciuto la moglie, Cinzia, parrucchiera anche lei. “Ho cominciato questa professione quando avevo 14 anni”, ricorda il marito. All’inizio come apprendista. “A Piacenza, poi a Brescia. A 26 anni ho inaugurato la mia prima bottega, in via Ghisleri, e in seguito mi sono trasferito a Sospiro. Ma sono un tipo molto creativo e, sinceramente, in paese mi stufavo. Mi piace lavorare anche con i giovani, a 360 gradi, dal taglio dei capelli, la base senza la quale al primo soffio di vento la casa crolla, a tutto il resto, informarmi sulle nuove tendenze, seguire corsi di aggiornamento per stare al passo con le mode”. Si chiamino creste, come in passato, o colpi di sole. Risultato: “Mi sono preso un periodo di pausa e per due anni e mezzo ho fatto nuovamente il dipendente, in un centro commerciale. Ma volevo tornare ad essere il titolare di me stesso, è questa la mia strada”. E così il suo sogno lo ha portato qui. “Dario, che conoscevo, mi ha parlato della possibilità di raccogliere il testimone e ho colto l’occasione al volo”. Investire soldi e ricominciare è sempre una scommessa, mai però rischiosa come in questi tempi. “Ci ho pensato su un attimo, ma non c’è niente da fare: quando ti senti imprenditore, morirai imprenditore. Mi sono detto: coronavirus o no, bisogna dare una svolta, osare. Se non ti butti, non potrai mai sapere come finirà. Allo stesso tempo, però, non è stato un azzardo, ma una decisione ponderata”. La moglie, forse perché del settore, aveva più dubbi di lui. “Ma solo all’inizio, poi le ho detto: sono convinto che ci riuscirò. Lei mi ha visto così determinato che mi ha sostenuto e ha risposto: è giusto che tu lo faccia”.
I primi momenti sono andati bene. “Sono venuti, sempre su appuntamento e nel rispetto delle norme di sicurezza, sia i miei clienti che quelli del mio predecessore. Gli uni come gli altri hanno apprezzato la rivoluzione dell’arredamento”. Poco dopo, però, è scattata la zona rossa e con essa è stata servita la beffa: diversamente dal passato (a parte il primo lockdown), la chiusura anche per i barbieri. “Tutto questo, francamente, mi ha un po’ abbattuto, anche perché non capisco lo stop alla nostra categoria visto che vengono rispettate tutte le procedure previste, ma non certo sino al punto di pentirmi della decisione di aprire un’attività. Anche se l’imprevisto bisogna sempre metterlo in conto, è un alt un po’ ingiusto, potevano lasciarci andare avanti. Ma sono una persona positiva e, pur in questo momento critico, sono contento perché faccio ciò che ho sempre desiderato fare: un mestiere molto bello, anche se richiede tanti sacrifici, e che dà spazio alla libertà di espressione. Sì, perché ogni testa dev’essere scolpita per quella persona, ogni taglio non è mai uguale all’altro”.
Il futuro non lo spaventa. “I clienti torneranno, com’è successo un anno fa, perché si aspettano di essere ‘coccolati’ – magari con un panno caldo prima di fare la barba come si usava una volta, o con qualche consiglio, una ‘consulenza’ sul tipo di acconciatura, come piace fare a me – e non di venire trattati alla stregua di semplice merce. Torneranno perché qui sanno di trovare un’offerta all’altezza di una spa e un lavoro di qualità, una cosa che pagherà sempre nella vita. Sono anche convinto che questa situazione passerà e che ne usciremo più forti di prima. Anch’io sarò più forte di quello che ero il 26 febbraio”. Il giorno dello sbarco in via Mantova del ‘baffo’.

Marco Sgagliardich
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