I pazienti la chiamano Santa Giuliana e lei: “sono nata volontaria nella testa”

L'Intruso Gilberto Bazoli incontra Giuliana Chiti, 82 anni il prossimo 6 dicembre, che nel 1986 ha fondato l'ambulatorio infermieristico della Caritas.
“Santa Giuliana”, la chiama il suo paziente, uno dei più assidui, che l’ha già beatificata. “Ehi, non è ancora orario di visite”, lo rimbrotta lei con quel piglio ma anche quel sorriso con cui affronta tutto ciò che fa. A lungo responsabile di segreteria e colonna della Scuola diocesana di musica sacra, corista con la qualità da solista, ex responsabile dei servizi Asl e direttrice della Scuola per assistenti sanitarie, appassionata d’arte, viaggiatrice instancabile, divoratrice di libri, cuoca con la passione per i risotti, tifosa di calcio, ciclismo e pallavolo: Giuliana Chiti, 82 anni il 6 dicembre, è un vulcano dalle molte vite. Una di queste l’ha condotta alla Casa dell’accoglienza dove, in una piccola stanza lungo un corridoio invasa da farmaci di ogni tipo, è ospitato l’ambulatorio Caritas per immigrati ma non solo fondato da lei, con don Giosuè Regonesi, nel 1986.
“Lavoro da sempre nel mondo della sanità. Quando ero in viale Trento e Trieste organizzavo l’attività di 50 medici e 35 infermiere. Con suor Maria De Giuli avevo aperto un centro di ascolto per i bisognosi, allora soprattutto cremonesi in cerca di un impiego o di un’abitazione o che non avevano i soldi per pagare le bollette. Molti, tra loro, gli anziani. In quel momento si era liberato, sempre alla Casa dell’accoglienza, un grande locale. ‘Perché non mettiamo in piedi un ambulatorio infermieristico?’, proposi a don Giosuè. ‘Il posto c’è, faccia lei’, rispose”. Vi si curavano i poveri, si facevano medicazioni di tutti i tipi. “Ci andavo ogni mattina, con me c’erano due colleghe che nel frattempo hanno smesso”. L’ambulatorio si è trasferito, parecchio tempo fa, di pochi metri, dall’ingresso in viale Trento e Trieste a quello attuale di via sant’Antonio del fuoco. “Da alcuni anni collaborano, per fortuna, tre medici che si alternano – il primo è stato Giovanni Scheda, seguito da Tiziana Coppetti e Franco Fornaciari – e un’assistente sanitaria, Piera Callegari. Ora faccio un turno alla settimana, sono di supporto e sostituisco, quando c’è bisogno, i dottori. Lo dico con orgoglio: in 33 anni non ho mai commesso errori irrimediabili, grazie a Dio e al fatto che l’anatomia ce l’ho in mano”.
Il centro riceve il lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 9.30 alle 11. L’affluenza è alta. “Dalle 15 alle 20 persone ogni volta. Il pubblico è cambiato rispetto al passato ed è composto in netta prevalenza da stranieri che fanno riferimento alla Caritas. molti i bambini, anche mamme con 3 o 4 figli. Si presta assistenza di base come misurare la pressione, fare iniezioni o la prova della glicemia. Sono tanti, poi, quelli che hanno la ricetta ma non possono permettersi i medicinali. Allora li diamo noi, dalla scorta frutto della bontà di chi ce li porta, o indirizziamo, con un apposito modulo, gli utenti alle farmacie collegate. Chi ha problemi viene visitato dal medico, che stabilisce la terapia. In caso di disturbi articolari, mal di schiena o altro, avendo la specializzazione in fisioterapia, lo faccio anch’io. Inoltre, seguiamo qualche ragazzo psicologicamente fragile e pochi tossicodipendenti, tutti italiani”.
Ha il cuore grande, Giuliana, ma è tutto meno che un’ingenua. “Tra la gente che viene qui c’è chi si è integrato e chi, pur vivendo da anni nel nostro Paese, non ha ancora imparato l’italiano. Non manca, purtroppo, qualcuno che se ne approfitta chiedendo le medicine all’ambulatorio e in altri centri. a scapito di chi ne ha veramente bisogno. Per poter avere la situazione sotto controllo, ci vorrebbe un maggior coordinamento con altre realtà, come il Comune e gli assistenti sociali. Il mio desiderio è che l’ambulatorio sia maggiormente aiutato e considerato dalla città”.
Dopo 33 anni, è ancora tempo di progetti. “Forse arriverà un quarto medico, che vorrebbe dire un giorno in più di apertura”. E, probabilmente, un maggior impegno per la fondatrice. “Perché lo faccio? Quando mi alzo il mattino e ho qualche compitino da svolgere, sono la donna più felice al mondo”. Ma non è solo per questo. “Sono nata volontaria nella testa, mi interesso di tutto, a volte anche di ciò di cui non dovrei. Ma non ho mai trovato nessuno che mi abbia detto di no. La voglia di continuare, di non tirarmi indietro c’è, proporzionata alla salute. Questo non significa che non sia cosciente dei miei limiti, so quando è il momento di voltare pagina”. Dal corridoio giunge il vociare dei pazienti in coda. La fisioterapista con la musica nel sangue spalanca la porta: “Qui si lavora, state buoni”. E tutti ubbidiscono a ‘santa Giuliana’.
Giuliana Chiti nell’ambulatorio Caritas
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