I fratelli Ruggeri dal palco galleggiante di Sanremo: ritorno con i complementi di Fiorello e tanti progetti

In occasione del Festival hanno lavorato con la band di Stefano Signoroni per il programma radiofonico, in onda la sera su Radio 2, 'Tre per 2', condotto dai Gemelli di Guidonia.
Si erano già esibiti su una nave, ma stavolta è stata un’emozione speciale. Grazie ai fratelli Giacomo e Tommaso Ruggeri (chitarra e batteria), due musicisti cremonesi giovani ma già conosciuti, c’era un altro pezzo della nostra città al Festival di Sanremo. “Abbiamo suonato sul palco galleggiante della Costa Toscana”, da cui ogni sera Orietta Berti e Fabio Ravazzi si collegavano in diretta con Amadeus al Teatro Ariston.
“E’ cominciato tutto per caso”, racconta Giacomo, 31 anni. “Collaboriamo da tempo con la band milanese di Stefano Signoroni, siamo sempre in giro con loro. Una settimana prima del Festival, all’ultimo momento, ci è stato proposto di andare a Sanremo”. Si trattava di lavorare per il programma radiofonico, in onda la sera su Radio 2, ‘Tre per 2’, condotto dai Gemelli di Guidonia. “Cantano molto bene, sono anche degli imitatori. Noi abbiamo partecipato come gruppo e accompagnandoli”.

Tutto questo dalla Costa Toscana, ormeggiata davanti Sanremo “E’ stata un’avventura particolare, anche se un po’ di gavetta sulle navi da crociera ce l’eravamo fatta con tanti show nel periodo pre Covid. Non rimanevamo a bordo per tutto il viaggio, ma scendevamo in questo o quel porto per poi salire su un aereo. In questo modo siamo stati, tra l’altro, all’Isola di Pasqua”. A Sanremo, invece, sono rimasti fermi in rada. “La Costa Toscana può trasportare circa 6.000 passeggeri, più oltre mille membri d’equipaggio. Stavolta c’erano al massimo 200 persone, la nave era vuota. Una cosa surreale”. Una cornice fuori dal comune che ha comunque permesso ai due fratelli di “vivere un’esperienza molto bella, diversa dal solito. In particolare, ci è piaciuto il rapporto con i Gemelli di Guidonia. Credo che gli ascoltatori lo abbiano percepito e apprezzato”. E’ stato anche un momento “veramente stimolante. Tutti i giorni dovevamo eseguire brani nuovi e c’era poco tempo per provarli. La diretta richiede grande attenzione. Sono arrivati tanti complimenti, compresi quelli di Fiorello”.In questo contesto i contatti con i ‘padroni di casa’, Berti e Ravazzi, non potevano che essere limitati. “Sembrava ci fosse la possibilità di suonare una canzone con Orietta, ma alla fine lei non ce l’ha fatta”. Durante quella settimana di lavoro Giacomo, appassionato di musica moderna, e Tommaso, più orientato verso la classica e gli archi, “non hanno potuto seguire per filo per segno il Festival. Le prove iniziavano alle 14.30 e la trasmissione radiofonica durava dalle 18.30 alle 21. Poi si andava a cena. Comunque, sono molto contento per i risultati e la vittoria di Mahmood & Blanco, anche se la loro canzone non è il mio genere. Come sono felice per Michele Zocca (co-autore e produttore di ‘Brividi’, ndr), se l’è meritato. Un giudizio sul Festival? Si vedeva che l’impronta era un po’ più internazionale, da Eurovision. Il format svecchiato si è rivelato una carta vincente, come dimostrano gli ascolti”.

Prima di Sanremo c’è stato, nel 2013, San Vittore, il carcere milanese. “Non era la prima volta che suonavamo in un penitenziario. Abbiamo tenuto una specie di laboratorio con Niccolò Agliardi. Abbiamo avuto la fortuna di vivere un’esperienza che lascia qualcosa di significativo anche al di là della musica. Me lo ricordo, quel giorno a San Vittore, anche perché io e Tommaso andammo a pranzo a casa di Agliardi che ci chiese di guardare il trailer di una nuova serie spagnola. Si raccontava una storia di amicizia tra ragazzini ammalati che si svolgeva in un ospedale. Niccolò ci disse di provare a scrivere una canzone per quella storia. Nel giro di un’ora componemmo, quasi per intero, all’80 per cento, ‘Io non ho finito’, che poi sarebbe diventata la sigla di ‘Braccialetti rossi’, la fiction trasmessa da Rai1”.

L’anno scorso, un altro tassello: le musiche di ‘D’istanti, la città dentro’, il docufilm sul Covid. “E’ nato tutto da un’intuizione di Mattia Cabrini. Gli vogliamo un sacco di bene perché ha tante cose da esprimere e le realizza in modo gratuito per gli altri. L’ambiente cinematografico, la composizione di una colonna sonora sono fatti stimolanti dal punto di vista della creatività”.

Reduci dalla settimana sanremese e da quella precedente a Montecarlo, in questi giorni i fratelli Ruggeri sono in città. “Progetti? Siamo attivi sia sul fronte live che in studio. Scusate, ma per ora non possiamo dire di più”.

I Ruggeri con la formazione di Signoroni per la trasmissione dei Gemelli di Guidonia (Radio2 per Sanremo)
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