Guarito dal covid dona plasma iperimmune, Giorgio Rampi: “Sensibilizzare chi non rispetta le regole”

L'Intruso Gilberto Bazoli ha incontrato Giorgio Rampi, 67 anni, capotreno in pensione, che ha fatto dell'aiuto agli altri la sua ragione di vita. Anche in questa emergenza sanitaria.
Colpito dal virus, è guarito ma qualche cicatrice è rimasta, nel corpo e nella mente. Nonostante questo, ha deciso di donare il suo plasma iperimmune con cui curare i contagiati e si è offerto come volontario per testare il vaccino anti Covid. Per lui sono gesti naturali: “Sono fatto così”. Anche chi lo conosce non si sorprende perché Giorgio Rampi, 67 anni, capotreno in pensione, ha fatto dell’aiuto agli altri la sua ragione di vita.
E’ più facile dire ciò che non è rispetto a ciò che è o è stato: ex assessore a Sospiro, attuale consigliere comunale a Malagnino (dove abita), colonna dell’Anffas Cremona, amministratore di sostegno (si occupa di 19 persone fragili o disabili), fondatore della cooperativa sociale Ventaglio blu, ex collaboratore della Provincia. E altro ancora. Una roccia, insomma, Ma il Covid non si è fermato nemmeno davanti a uno come lui. “Mia moglie, Daniela Arcari, educatrice alla Fondazione Sospiro, si è ammalata all’inizio della pandemia, il 18 febbraio, portando il virus tra le nostre mura. Poi è toccato a me: il 24 marzo, alle 5 del mattino, mi ha trovato svenuto. Sono stato assistito dal personale della Croce Verde, che non finirò mai di ringraziare. Non c’era posto in nessun pronto soccorso e così sono rimasto a casa: è stata la mia fortuna vista la situazione degli ospedali in quel periodo dell’emergenza”. La coppia ha continuato a vivere insieme: lei con l’infezione per cento giorni, lui per quasi cinquanta. “Ovviamente, per tutto quel tempo non abbiamo potuto fare i nonni. Avevo abbastanza paura per me, che comunque sono uno sportivo, ma molto di più per mia moglie: è diabetica e deve farsi 4 insuline al giorno. Temevo per il mio respiro che invece, grazie al cielo, è risalito ma, in compenso, a causa del Covid provavo un dolore fortissimo, immenso al nervo sciatico: per un mese sono stato costretto sul divano, mi muovevo e andavo in bagno con il girello”. Giorgio, e con lui Daniela, si è ristabilito ed è tornato a una vita normale, anche se qualcosa si è portato dietro. “Uno dei lasciti del Covid sono gli incubi frequenti, che in passato non avevo e che ora compaiono poco prima del momento del risveglio”. Un’altra eredità indesiderata “è una certa stanchezza che di tanto in tanto mi assale”.
Una volta ripresosi, Rampi non ha avuto esitazioni: “Il 24 maggio mi sono recato al Maggiore per fare la prima donazione di plasma iperimmune, che viene poi usato per curare i contagiati. Mi sono fatto avanti perché, dopo essermi informato, ho creduto da subito nell’idea del professor Giuseppe De Donno (direttore della Pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova e pioniere di questa terapia, ndr). Ho fatto la stessa cosa il 14 agosto e il 2 settembre: ogni volta vengono prelevati 680 grammi di plasma, come indica la ‘macchinetta’ a cui si è collegati. No, in seguito non ho avuto problemi, quel giorno devi solo bere molta acqua, che alterno con un bicchiere di buon vino, e limitare gli sforzi”. Come non bastasse, Rampi è anche socio Avis. “In tutta la mia vita sono arrivato a 134 donazioni seguendo le orme di mio padre che è diventato avisino a 18 anni e lo è stato sino a 70 e oltre”. Il figlio avrebbe desiderato portare un altro contributo alla lotta al virus: “Mi sono proposto come volontario per testare il vaccino ma i medici mi hanno spiegato che chi è stato contagiato non può farlo”.
Purtroppo, per tutti noi, queste ore sembrano gli inizi di un brutto déjà vu. “Non posso più andare a trovare mia madre, che è ricoverata all’istituto di Sospiro: ha 93 anni e ci riconosce. E così mi devo accontentare di qualche video-chiamata”. Il suo giudizio politico non è tenero: “La Regione Lombardia ha svenduto la sanità pubblica a quella privata, questo è il risultato che ci hanno lasciato il buon Fontana e il buon Gallera”. Rampi non è molto ottimista nemmeno sul futuro. “Mi spiace, ma non ho molta fiducia nei giovani. Per fortuna gli ospedali sono più preparati. Non ci vorrebbero restrizioni più drastiche ma una sensibilizzazione maggiore di coloro che non rispettano le regole di comportamento verso se stessi e gli altri”. Il volontario Anffas ha ripreso ad occuparsi con l’impegno e la generosità di prima delle persone meno fortunate. Tra le sue molteplicità attività, ce n’è una che potrebbe sembrare secondaria, ma solo all’apparenza. “Dal 2006 il gruppo anonimi volontari di Sospiro raccoglie tappi particolari poi acquistati da un’azienda, che li macina e ricicla per realizzare con quel granulare plastico tavoli da giardino, sedie e altro. Nel corso di questi anni sono stati conferiti e smistati ben 38.215 chili di tappi. Con il ricavato abbiamo messo a disposizione 37 carrozzine e qualche deambulatore per chi non può camminare”. Rampi vuole andare avanti anche in questo. Qualcosa ci dice che ce la farà.
Giorgio Rampi
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