Giorno della Memoria, al cimitero ebraico di Ostiano con ‘il buon samaritano’ tra lavori e memoria

Nel Giorno della Memoria, il ritorno dell'Intruso Gilberto Bazoli al cimitero ebraico di Ostiano, l'unico della provincia di Cremona dove sono in corso i lavori per il restauro e la messa in sicurezza delle mura.
C’è un luogo in cui il Giorno della memoria per commemorare le vittime dell’Olocausto ha una connotazione particolare, un valore ancora più speciale. E’ il cimitero ebraico di Ostiano, l’unico nella provincia di Cremona. “Per l’occasione sarà aperto alle visite domenica prossima, 30 gennaio, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17 circa. Sarò presente anch’io”, dice Giuseppe Minera, falegname in pensione, l’appassionato custode del camposanto. Se non fosse per lui, questo angolo immerso nel silenzio, piccolo ma ricco di storia, sarebbe abbandonato a se stesso, sconosciuto.
Le pietre tombali sono 41. La più antica, che ricorda Israele Finzi, negoziante, risale al 1812 mentre la più recente, in memoria di Emilia Treves, possidente e impiegata dallo zio notaio, è del 1943. E proprio Emilia Treves è una delle due persone sepolte che furono vittime delle leggi razziali fasciste promulgate nel 1938. “Morì di morte naturale, ma quelle leggi la privarono dei diritti civili e le tolsero la dignità”, racconta Minera, che di questi defunti ha ricostruito con pazienza la vita. “La stessa sorte capitata a Giuseppina Poggibonzi, proprietaria di case e terreni, figlia di un cambiavalute, deceduta nel 1939”. Più sfortunato fu un altro ebreo, Marcello Finzi, nato ad Ostiano il 9 febbraio 1883, marito di Teresa Selavo. “Faceva il sarto. Non stava tanto bene e, dopo essere tornato da Milano a Ostiano, si trasferì a Mantova, in una casa di riposo”. Arrestato il primo dicembre 1943, il 5 aprile 1944 fu costretto a salire su un treno, il convoglio numero 09, in partenza per Auschwitz, dove arrivò il 10 aprile. “Marcello Finzi non era abile al lavoro e venne ucciso subito”. Una targa lo ricorda nell’androne del cinquecentesco Castello Gonzaga, nel centro del paese, dove fu ricavato il gretto. Un anno dopo la sua deportazione, la locale comunità ebraica, che in passato era stata una realtà radicata e vivace (come testimonia la presenza della sinagoga e di vari palazzi), si estinse. La vittima della Shoah ha in Israele una pronipote che lo scorso dicembre sperava di venire in Italia per conoscere da vicino i luoghi frequentati dallo zio e anche il cimitero ebraico, ma il Covid ha fatto saltare il viaggio rimandandolo ai prossimi mesi. Minera, ribattezzato ‘il buon samaritano’ dal ‘Times of Israel’, si presta con piacere come guida per quanti arrivano in questo fazzoletto di terra non lontano dall’Oglio. “Lo faccio di tanto in tanto e specialmente nel Giorno della memoria, una data in ricordo delle persecuzioni e dell’intolleranza”.
Ora i visitatori trovano un luogo pulito, in ordine, dove ogni cosa è al suo posto. ma prima non era così. E’ il suo guardiano, poco amante dei riflettori, che lo ha salvato. “Quando sono venuto qui, nel 1987, c’era una giungla: tombe invase dalle erbacce, rovi ovunque, scritte funebri illeggibili, tappeti di bottiglie e vetri”. Il recupero è stato quasi del tutto completato, compreso il restauro e la messa in sicurezza del muro di cinta. Un intervento sino a qualche mese fa in forse ma reso possibile grazie all’apporto delle istituzioni, il contributo di privati e, soprattutto, la generosità di una mecenate americana, i cui antenati sono ebrei di origine lituana, che ha messo a disposizione la maggior parte della somma necessaria per realizzare l’opera. Mancano solo gli ultimi dettagli per chiudere il cerchio. “A febbraio-marzo riprenderanno i lavori per fare l’intonaco e pulire le lapidi”. Sulle quali sono incisi epitaffi commoventi come quello in onore di Allegra Poggibonzi, “modesta e umile”. O per descrivere Sarabella Foa Finzi, “donna di senno sincera, retta, pia”. O, ancora, per riconoscere a Lazzaro Coen Frizzi di essere stato “leale nei traffici”. E tutti gli altri che il loro custode ha tratto dall’oblio e restituito alla memoria.
© Cremona Si Può! | LAB 2022, All rights reserved