“Gentile sindaco, in vecchie scatole ho trovato queste foto…”: la Cremona di un tempo arrivata dalla Svizzera

Le ha spedite da Canobbio Claudio Giannelli, famoso antiquario, il più importante collezionista di morsi, imboccature equini. Ci ha parlato l'Intruso Gilberto Bazoli.

ll plico ha viaggiato insolitamente veloce: partito il 25 maggio da Canobbio, paesino immerso nel verde vicino a Lugano, è arrivato in Comune due giorni dopo. Destinatario il sindaco Gianluca Galimberti. Quando in municipio hanno aperto la busta devono essere rimasti di sasso: all’interno 21 immagini della Cremona di un tempo. Una più incantevole dell’altra. Le accompagnava un foglio con stampati uno stemma e il biglietto da visita: ‘Gentile sindaco, in vecchie scatole ho trovato queste foto che spero possano interessarle. Cordialmente, Claudio Giannelli”.

Le cartoline, in bianco e nero, ritraggono da diverse prospettive il Duomo, il Battistero, Palazzo comunale e la piazza; il panorama della città da una finestra del Torrazzo; l’allora piazza Cavour con alcuni tendoni; le chiese di san Luca e di sant’Agata. E pure il ponte sul Po attraversato da calessi trainati da cavalli. Ma chi c’è dietro questo inatteso regalo? Un nome che non ha bisogno di presentazioni per gli addetti ai lavori: Claudio Giannelli, infatti, è un famoso antiquario, il più importante collezionista di morsi, imboccature equini. Una raccolta, la sua, che racconta la storia del cavallo – che è un po’ anche quella dell’uomo – ed è composta da pezzi rarissimi e unici di epoca mesopotamica, greca, romana, medievale, rinascimentale. Una cavalcata, è il caso di dire, attraverso i secoli che va dal 2000 avanti Cristo al 1700.

Nato a Roma nel 1946 ma residente in Svizzera dal ’64, Giannelli è un uomo colto, raffinato, ironico. E gentile. “In questi mesi sono stato anch’io bloccato dal coronavirus, agli arresti domiciliari senza reato – dice dalla sua casa oltre confine -. Come tanti, ne ho approfittato per mettere ordine, fare ciò che si rimanda sempre. Avevo un gran pasticcio. Da una vecchia scatola, insieme con lettere di D’Annunzio e quelle di mio nonno mandate dal fronte della Prima guerra mondiale, sono saltate fuori centinaia di foto risalenti agli anni Venti, al periodo tra i due conflitti se non addirittura a quello precedente la Grande Guerra. In mezzo alle cartoline un gruppo dedicato a Cremona, forse il ricordo di un viaggio o chissà che altro. Ho buttato la logora bustina che le custodiva e le ho tenute”. Oltre che del contenitore, l’appassionato di cose antiche avrebbe potuto sbarazzarsi anche del contenuto. Invece, pur non essendo mai stato nella nostra città (“Un po’ me ne vergogno”, sorride), l’ha ordinato e chiuso in una busta. Poi si è recato all’ufficio postale e l’ha spedito. “Le fotografie hanno più che altro un valore documentaristico, storico, ritraggono luoghi che magari da allora sono cambiati. Ho pensato facesse piacere al Comune riceverle, si potrebbero ingrandire e allegarle all’archivio dell’ente. O utilizzarle in altro modo”.

Finisce qui la storia delle antiche immagini e comincia quella, affascinante, del loro ‘salvatore’, che è anche cavaliere di salto, dressage e completo. “Si può dire che sia nato a cavallo. Mio padre era ufficiale del Savoia Cavalleria, mi ha messo a 4 anni in groppa e da allora non sono più sceso. Ho cominciato la mia collezione da giovane, per caso, al mercatino romano di Porta Portese, dove un tempo si potevano trovare oggetti bellissimi mentre ora è solo un posto per turisti. Ho comprato per pochi soldi un meraviglioso morso rinascimentale, e da lì è scattata la scintilla. Sono riuscito, tra lacrime e sangue, a mettere insieme la mia raccolta incappando spesso in esemplari che non potevo fare a meno di acquistare”. I cimeli di Giannelli, che è anche fondatore del Musée du Cheval a La Sarraz (Svizzera), sono stati esposti al pubblico in varie occasioni ma solo alcune parti specifiche della collezione. “Quella completa avrebbe dovuta essere ospitata al Museo archeologico di Napoli, sarebbe stata la prima volta, ma quel che è successo ha fatto saltare tutto. Il materiale è assemblato in 52 scatole sistemate in garage. Ci sono, tra l’altro, 70 rarissimi campanelli mesopotamici che venivano messi sulla fronte del cavallo contro il malocchio e anche per farsi sentire, centinaia di ornamenti di vari periodi storici per abbellire il cavallo, staffe, speroni greci e romani. In tutto, un migliaio di pezzi”. Non poteva mancare un cavallo a dondolo settecentesco appartenente al rampollo di una famiglia nobile. Un vero e proprio tesoro arricchito da dipinti, incisioni e libri antichi. “Il cavallo è come una droga per me. Il giorno in cui dovrò smettere di cavalcare andrò in tilt, in crisi depressiva”. Ora che il mondo è ripartito, l’antiquario è tornato a pensare alla grande rassegna fermata dal Covid. “Ho sempre messo a disposizione gratuitamente la mia collezione, sono in attesa di vedere quali città si offriranno. Si è già fatta avanti Basilea. Magari, però, la mostra la facciamo a Cremona…”.

Una delle foto spedite al sindaco: il ponte di Po attraversato dai cavalli
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