Gandolfi, cremonese da Codogno: “Decisioni giuste, ma è difficile vivere nella zona rossa”

Giovanni Gandolfi, cremonese, allenatore di calcio, abita a Codogno nella zona rossa. Racconta a Giorgio Barbieri come sta vivendo questo momento.

Codogno, ‘zona rossa’, uno dei paesi che sono praticamente blindati per l’epidemia del corona virus. Qui ci abita Giovanni Gandolfi, cremonese, classe 1956, allenatore di calcio con una lunga carriera alle spalle sulle panchine di molte squadre Dilettanti. E’ stato anche il vice allenatore di Roberto Venturato ai tempi del Pizzighettone ‘miracolo’. Adesso è chiuso in casa, mastica rabbia e si annoia. Lo abbiamo sentito. Ovviamente la prima domanda è sulla sua salute.

“Sto bene, non accuso alcun sintomo. Ma sono blindato, non ci sono le sbarre ma mi sento come un carcerato. Certo, posso anche andare a fare due passi per il centro di Codogno per prendere una boccata d’aria. Ma in giro non c’è quasi nessuno. I bar e i negozi sono tutti chiusi, le attività sono tutte sospese. Ieri hanno aperto un supermercato per poche ore, con ingresso concesso a 40 persone per volta munite di mascherina sul volto. Non ci sono problemi di approvvigionamento, su questo non possiamo lamentarci. Ma se arrivi alle porte del paese ti trovi le forze dell’ordine che ti impongono di tornare indietro, non si passa. Allora resto in casa, guardo la televisione, faccio qualche pisolino in più. Ma è una situazione terribile che spero finisca il più presto possibile. Adesso hanno sospeso anche tutto lo sport e mi hanno tolto quello che mi piaceva vedere di più in televisione. Ovviamente mi manca il contatto con il campo, le partitelle che ogni fine settimana andavo a vedere da qualche parte in provincia e gli allenatori con cui parlavo. Mi manca il non poter venire a Cremona, la città in cui passavo buona parte delle mie giornate, anche perchè faccio parte dell’Associazione Allenatori”.

Voi a Codogno come vi spiegate il fatto che il contagio possa essere partito da lì?
“Sinceramente non si capisce nulla, anche perché il manager con cui il trentottenne di Codogno aveva avuto contatti pare non abbia mai contratto il virus. Il nostro concittadino, originario di Castiglione, in queste settimane è andato un po’ ovunque. Ha partecipato ad un paio di maratone, ha giocato a calcetto con una squadra di amatori, ha partecipato ad una iniziativa pubblica. So che la ditta per la quale lavorava ha chiuso e tutti i dipendenti sono stati sottoposti al test con il tampone. Una bella botta anche a livello economico per una azienda che ha oltre 120 dipendenti e un notevole indotto”.

E adesso cosa succede?
“Siamo in balia degli eventi. Ci hanno detto che la situazione potrebbe risolversi in pochi giorni ma qualcuno ha anche avanzato l’ipotesi della blindatura del paese per due settimane. Sono convinto che chi ha preso queste decisioni stia facendo la cosa giusta per la salute di tutti, non solo per quella dei dieci paesi coinvolti. Ma non è facile vivere una situazione così, da prigioniero in casa tua”.

Nella foto Giovanni Gandolfi e Giorgio Barbieri durante la registrazione di ‘Bar Sport’ su Crhome tv

 

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