Gaia continua a credere nonostante tutto: “Stanca di fare la casalinga, sono un’imprenditrice”

L'Intruso Gilberto Bazoli è andato a trovare Gaia Fortunati, 49 anni, titolare de 'La taglia gaia', in corso Vacchelli: “Sino a quando resisterò? Non voglio pensarci. Alla fine della prima chiusura non riuscivo a servire le clienti tanto lunga era la coda. Spero che torni quel giorno".

Da quando è scattata la zona rossa il suo negozio di abbigliamento femminile è chiuso, ma lei lo apre una volta alla settimana. “Vengo per rinnovare le vetrine, non voglio che la gente pensi che l’emporio sia congelato. Qui c’è tutta la mia vita”. Prima di mettersi in proprio, Gaia Fortunati, 49 anni, titolare de ‘La taglia gaia’, in corso Vacchelli. ha lavorato in importanti aziende ricoprendo ruoli di responsabilità. “Sono una commerciante pura, ho la vendita nel sangue. A un certo punto ho deciso di fare il grande salto proponendo vestiti per taglie ‘burrose’, che andassero bene anche per me, dalla 46 in su. ‘E perché non dalla 46 in giù?’, mi hanno chiesto una volta. ‘Cosa faccio, mi taglio una gamba?’, ho risposto”.

Gaia, un vulcano, ha gusto, l’ambiente che ha creato è accogliente, caldo. Uno spazio ampio, sedie e poltroncine come in una casa. “Non ho figli, il mio figlio è questo luogo, l’ho partorito, se così si può dire, io, con l’aiuto della mia famiglia. All’inizio gli altri mi davano della kamikaze, allora avevo 40 anni e mi sono detta: adesso o mai più. Non ho ingranato subito, Cremona, si sa, è una piazza difficile, ma poi, piano piano, ce l’ho fatta”. Guardandosi intorno si capisce il perché della sua scelta controcorrente: per tentare di salvarsi dalla crisi del Covid tutti o quasi i suoi colleghi si sono lanciati nella vendita on line, lei no. “Io non sono tutti. Ho sempre avuto il seme della follia, della ribellione, non sono una che scende a compromessi: ho voluto aprire non un negozio, ma un salotto. Il contatto diretto, per me, è fondamentale. Ci sono tante donne che vengono qui per chiacchierare, parlare di musica o di libri, rilassarsi. E devono uscire con un sorriso. Sarà perché sono ancora una delle poche romantiche rimaste, ma no, l’on line non fa per me”.

Le donne che si servono da lei, la maggior parte tra i 40 e i 60 anni ma con punte in basso e in alto, hanno capito le ragioni della sua decisione non indolore. Una le ha mandato questo messaggio: “Fare acquisti da te di persona non è solo comperare. Da te, per quanto mi riguarda, trovo un’amica che, soprattutto nei momenti difficili, illumina il cuore. Tu sei così, energia pura”. A ogni Natale Gaia prepara per le sue clienti affezionate un regalo, non un oggetto qualsiasi, anonimo, ma intelligente, piccolo eppure carico di significato. Stavolta i doni nel grande cesto saranno 250, accompagnati da altrettante lettere, una diversa dall’altra, scritte a mano e ripiegate con cura nelle buste dalla loro venditrice di fiducia.

Un altro segno del suo stile personale è la lavagna, ben visibile dal marciapiede, che ogni settimana riporta una nuova citazione. Come quella di Aristotele: ‘Sii padrone della tua volontà e schiavo della tua coscienza’. L’ultima frase, invece, è autobiografica: ‘A chi continua a credere, nonostante tutto… Io!!!’. Ma da qualche tempo c’è qualcos’altro che attira l’attenzione dei passanti. “Avrei capito fermare tutto ma che senso ha farlo in questo modo, un’attività sì e un’altra no? Il problema non sono i commercianti ma chi va in giro senza mascherina. Tra l’altro, a primavera siamo stati proprio noi commercianti i primi ad auto-chiuderci”. E così ha cominciato a inscenare la sua protesta silenziosa contro quello che ritiene uno stop ingiusto perché irrazionale ricoprendo le vetrine con i biglietti sui costi sostenuti nel mese di novembre. Voce per voce: gas, luce, telefono, parcheggio, fornitori, affitto, borsine, contabilità. Totale: euro 7.626,12. “Mi si è accesa la lampadina e ho affisso quei cartoncini. Altri si sarebbero vergognati, io no. Non voglio fare polemiche rumorose ma lasciar parlare i fatti. La spesa che incide di più è quella dei fornitori, la somma finale delle uscite è precisa al centesimo. Anzi, mancano altri 2.000 euro tra Inps e tasse. Nella prima metà del 2020 il mio fatturato è calato del 55 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019”. Lunedì scorso Gaia ha tolto la vecchia scritta sulla vetrina e ne ha composto un’altra, in stampatello, formata da 6 fogli azzurri e uno, l’ultimo, arancione: ‘Sono stanca di fare la casalinga. Io sono un’imprenditrice’. Spiega: “Quelle parole stanno a significare che voglio lavorare, non voglio restare a casa a fare l’arrosto, piatto che, tra l’altro, non sono nemmeno capace di cucinare. So bene cos’è il Covid perché l’ho avuto anch’io e che la salute viene prima di ogni altra cosa, ma forse per uscire da questa situazione sarebbe stato meglio bloccare tutto per 15 giorni. Il risultato è che non ci risolleveremo mai completamente da questa batosta”.

Gaia ama il suo negozio e ama anche la parte di Cremona in cui si trova. “Io e i miei colleghi di corso Vacchelli andiamo d’accordo, abbiamo già acceso per conto nostro le luminarie. Da quanto tempo sono qui? Il prossimo febbraio sarebbero 9 anni”. “Saranno”, la correggo per rincuorarla. Lei si commuove ma, scusandosi, dopo un attimo ricaccia indietro le lacrime e guarda avanti: “Sino a quando resisterò? Non voglio pensarci. Alla fine della prima chiusura non riuscivo a servire le clienti tanto lunga era la coda. Spero che torni quel giorno”.

Gaia Fortunati nel suo negozio
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